Donald Trump: una minaccia per il commercio italiano del ‘bello e ben fatto’ negli Usa?

A discuterne dai microfoni di America24 è Michael Froman, rappresentante Usa per il commercio durante l’amministrazione Obama. Il 44esimo presidente arriva a Milano nei panni del 'turista' per partecipare al convegno Seeds&Chips
A24

E’ un Barack Obama nei panni del ‘turista’ quello visto ieri a Milano, dove l’ex presidente americano è atterrato per partecipare come ospite d’onore al Seeds&Chips, il vertice internazionale che promuove l’innovazione alimentare. Obama ha visitato il Duomo e la Pinacoteca Ambrosiana, mentre oggi riceverà le chiavi della città dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Nella serata di ieri l’ex Commander in Chief ha anche partecipato ad una cena all’ispi, l'Istituto Superiore di Politica Internazionale, dove ha cercato di rassicurare sul nuovo corso della Casa Bianca: il sistema dei check and balances funziona, ha detto, le iniziative più azzardate di Trump non sono solo sotto controllo, ma verranno scontate con le elezioni di metà mandato del 2018.

ASCOLTA IL PODCAST DELLA PUNTATA

Sul fronte commerciale, dove negli ultimi mesi si sono rincorse le preoccupazioni per una svolta in senso protezionista degli Usa, Obama ha invece sorvolato. A fare maggior chiarezza in un’intervista con America24 è Michael Froman, rappresentante Usa per il commercio proprio durante l’amministrazione Obama. Froman ha negoziato l’accordo di libero scambio del Tpp e del Ttip, rispettivamente per l’area pacifica e per quella atlantica, e oggi è forse la persona più autorevole in materia di commercio. “L'Italia ha un grosso surplus commerciale con gli Stati Uniti: 28 miliardi di dollari. Questo dato - avverte Froman - sta diventando un problema con questa amministrazione”. Ad essere coinvolto potrebbe essere uno dei settori su cui l’Italia ha costruito la propria eccellenza nel mondo, quello del ‘bello e ben fatto’; se Trump dovesse davvero decidere di adottare delle politiche protezioniste l’economia italiana potrebbe infatti subire un danno di 1,4 miliardi di dollari in dieci anni.

Più in generale, i punti di attrito tra gli Usa ed Europa sono però emersi anche con l’amministrazione Obama, che sulla volontà di difendere gli interessi americani in materia di commercio si è dimostrata altrettanto determinata. E’ questo ad esempio il caso delle cos" dette ‘carni agli ormoni’, su cui l’Europa ha perso la causa al Wto. Proprio su questo fronte, dove Trump si è di fatto inserito nel seminato di Obama, potrebbero ora esserci delle ripercussioni. “L’Europa di fatto non ha mai modificato le sue pratiche illegali - spiega ancora Froman - e noi abbiamo deciso di passare alle sanzioni. Nessuno ovviamente vuole andare fino in fondo, ma speriamo che queste minacce possano essere sufficienti per riportare l’Unione Europea al tavolo delle trattative”. Il rischio di azioni unilaterali di questo tipo dunque esiste, e le conseguenze secondo l’ex rappresentante commerciale Usa potrebbero ripercuotersi su larga scala: “ Se si impongono delle tariffe si rischia di spingere gli altri paesi a vendicarsi o, ancora peggio, a imitarti. Ed è proprio questo il rischio principale”.

Guardando al futuro Froman si augura tuttavia che le relazioni commerciali fra le due sponde dell’atlantico possano essere improntate al dialogo piuttosto che allo scontro. “Mi auguro che l' amministrazione Trump decida di impegnarsi sulle trattative per un trattato commerciale con l’Europa, anche mentre questa si confronta con Brexit. Non sono due evoluzioni che si escludono a vicenda; si possono perseguire entrambe, allo stesso tempo”.


Canzone del giorno: Barrett Strong - Money (That's What I Want)

Altri Servizi

Dopo essere stato licenziato dallo studio cinematografico da lui cofondato e dopo essere stato lasciato dalla moglie, Harvey Weinstein è stato silurato anche dal club degli Oscar. Il produttore più vicino come forse nessun altro all'organo che di fatto governa Hollywood ne è stato "espulso con effetto immediato". Si tratta dell'ultimo risvolto dello scandalo che ha travolto un uomo accusato di molestie e abusi sessuali  perpetrati per decenni, anche su alcune delle star del cinema americano e non, e su cu stanno indagando la polizia di New York e Londra.

G20: Schaeuble con Padoan, vietato compiacersi

Alla riunione di Washington, non si è discusso di commercio nonostante i negoziati sul Nafta e quelli legati alla Brexit

L'ultimo G20 presieduto dalla Germania ha ignorato il tema del commercio nonostante i negoziati in corso sul Nafta e sulla Brexit. Dalla riunione dei ministri delle Finanze e dei governatori delle bance centrali delle principali economie al mondo è invece stato lanciato un messaggio che ricalca esattamente quello del Fondo monetario internazionale: è vietato compiacersi di fronte a una ripresa dell'economia globale forte e generalizzata come non succedeva da un decennio.

Amministrazione Trump contro Fmi: vuole che riforma fiscale fallisca

L'istituto di Washington aspetta dettagli sulla legislazione ma avverte: non aumenti il deficit. Le probabilità che un taglio alle tasse si finanzi da solo è bassa
AP

Washington - L'amministrazione Trump ha apertamente attaccato il Fondo monetario internazionale, accusandolo di volere un fallimento della riforma fiscale che il presidente americano vorrebbe portare a casa entro fine anno; per lui, sarebbe la prima vittoria legislativa da quando mise piede alla Casa Bianca dal 20 gennaio scorso.

G7: Mustier (Unicredit) a incontro centrato su cybersicurezza finanziaria

Dialogo tra settore pubblico e privato per capire le sfide e definire le soluzioni. Non è emerso un senso di urgenza nonostante i casi in Usa contro Equifax, Sec e Deloitte

Washington - Jean Pierre Mustier, Ceo di Unicredit, ha partecipato nel pomeriggio americano del 12 ottobre a una riunione del G7 che si è occupata anche di cybersicurezza nel settore finanziario. L'amministratore delegato è stato uno dei rappresentanti del settore privato, uno per nazione, che sono stati invitati a partecipare all'incontro organizzato a Washington a margine dei lavori autunnali del Fondo monetario internazionale.

Il Ceo di Blackrock: Bitcoin un "indice del riciclaggio di denaro"

Laurence Fink si unisce a James Dimon, numero uno di JP Morgan, nel criticare la criptovaluta. Lagarde non esclude che l'Fmi possa arrivare a svilupparne una sua

"Un indice del riciclaggio del denaro". Così il Ceo di Blackrock ha definito Bitcoin. E' stato Laurence Fink, l'uomo a capo del più grande gruppo di asset management al mondo, a lanciare l'ultimo attacco contro la criptovaluta già definita una "frode" dall'amministratore delegato di JP Morgan, che dopo l'ennesima critica sulla valuta digitale ha promesso che non si pronuncerà più sull'argomento.

Draghi: il problema dei Npl è in Italia, va risolto. Visco: verso misure non destabilizzanti per le banche

Il governatore della Bce commenta le reazioni sull'addendum alle linee guida sulla gestione dei crediti deteriorati. Il governatore di Bankitalia: è manifestazione della forte volontà a mettere in sicurezza le banche. Padoan chiede chiarezza

Da Washington, Mario Draghi cerca di riportare la calma sull'asse Roma-Francoforte-Bruxelles. Dieci giorni dopo la pubblicazione dell'addendum della Banca centrale europea alle linee guida per la gestione dei crediti deteriorati - da molti visto come un modo per penalizzare l'Italia e le sue banche - il governatore dell'Eurotower ha spiegato che quanto fatto dal consiglio direttivo è stato "pubblicare un documento e chiedere reazioni". Per quelle c'è tempo fino alla mezzanotte (Central European Time) dell'8 dicembre. Poi, come detto da Ignazioni Visco - che oltre a essere governatore di Banca d'Italia è anche membro del consiglio direttivo della Bce - "vedremo cosa emergerà dalle consultazioni. In quel momento faremo le considerazioni necessarie".

Wall Street, occhi su trimestrali e Fmi

Attesi i conti di Wells Fargo e Bank of America
AP

Trump, altro colpo all'Obamacare: taglia i fondi per le polizze ai poveri

Annunciato ore dopo la firma di un ordine esecutivo sulla sanità, con cui il presidente ha compiuto il primo passo per smantellare la riforma del predecessore

L'amministrazione Trump, con un annuncio arrivato in serata, ha reso noto di aver deciso di porre fine ai fondi per le compagnie assicurative, che li usavano per poter offrire polizze sanitarie a costi molto ridotti ai più poveri sui mercati creati dall'Obamacare. Ore prima, il presidente Donald Trump aveva firmato un ordine esecutivo con cui apriva la strada a un ritorno ad alcune vecchie regole, compiendo il primo passo verso lo smantellamento della riforma di Obama, vista l'incapacità del Congresso, a maggioranza repubblicana, di riuscirci.

Padoan: "grandi risultati" per rafforzare la crescita. Fmi: abbassare il debito

Per il ministro, la legge di bilancio "compatta ed efficace" continua l'aggiustamento dei conti pubblici. Npl? E' nell'interesse del nostro Paese ridurli in modo "ordinato e rapido".

Washington - Ancora una volta, Pier Carlo Padoan si è presentato ai lavori semiannuali del Fondo monetario internazionale per difendere i "grandi risultati" fatti in Italia per rafforzare la crescita, anche attraverso un lavoro sulle riforme che va avanti a prescindere dal fatto che si vada verso nuove elezioni. Il ministro italiano delle Finanze ha riconosciuto tuttavia che ci sia ancora "molto da fare", a cominciare dalla riduzione dei non performing loan e del debito pubblico. Lo vuole il suo governo. Lo chiedono il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea. Lo desidera anche il Ceo di Intesa Sanpaolo. Padoan lo sa bene. Non a caso è risultato in totale sintonia con il collega tedesco Wolfgang Schaeuble, che al suo ultimo G20 ha detto: "nella situazione attuale in cui c'è una buona situazione economica, essere compiaciuti potrebbe essere la tentazione più grande". Una tentazione che per Padoan "va respinta con forza" anche se Mario Draghi ha parlato di una ripresa "decisa e ampia" nell'Eurozona e ha promesso la continuazione di una politica accomodante.

Nbc: Trump vorrebbe decuplicare l'arsenale nucleare; il presidente nega

Dopo quell'incontro, Tillerson lo avrebbe definito un "imbecille". Il presidente vorrebbe che gli Stati Uniti, che hanno 4.000 testate nucleari, tornassero ad averne 32.000, come negli anni '60

Il presidente Donald Trump avrebbe detto di voler quasi decuplicare la quantità di armi nucleari a disposizione degli Stati Uniti. Lo sostiene la Nbc, che ha rivelato in esclusiva il presunto contenuto di un incontro con i vertici militari e politici avvenuto la scorsa estate, grazie a tre fonti, presenti al vertice.