Dopo l'era del QE, alla Fed inizia quella neutrale

Investitori divisi tra sfumature dovish e hawkish. Ma per il momento la banca centrale Usa non vende né compra asset, non taglia né alza i tassi

Dopo quasi sei anni, la Federal Reserve ha ufficialmento messo fine al terzo round di quantitative easing iniziato nel settembre 2012 (il primo fu lanciato nel 2008 e il secondo nel 2010). La mossa era ampiamente attesa ma i toni usati sono stati leggermente meno dovish delle stime, motivo per cui i rendimenti dei Treasury e il dollaro sono saliti.

Il mercato si è concentrato sulla scomparsa di un aggettivo dal comunicato diffuso al termine della riunione di ieri. La sottoutilizzazione delle risorse del lavoro non è più "significativa" ma invece "sta gradualmente diminuendo". E' la prova che le condizioni nel mercato del lavoro stanno migliorando al di là del mero tasso di disoccupazione, che comunque riflette gli effetti positivi dell'allentamento monetario: è calato dall'8% da quando il QE3 è stato lanciato nel settembre 2012 all'attuale 5,9%. Quell'aggettivo ha dato ad alcuni economisti l'impressione che la Fed si prepari ad alzare i tassi, fermi ai minimi storici dal dicembre del 2008 nell'intervallo 0-0,25%. Ma un tale evento non sembra vicino. Le attese restano intorno alla metà del 2015.

Un'altro aggettivo ha in un certo senso tranquillizzato gli operatori di borsa: "considerevole". Per la banca centrale americana è "appropriato" lasciare i tassi sui minimi storici per un "considerevole" periodo di tempo anche dopo il termine entro fine mese del piano di acquisto di Treasury e bond ipotecari, "specialmente se le proiezioni sull'inflazione continuano a restare inferiori al target di lungo termine pari al 2%". Ma c'è chi ha preso come hawkish, da falco, una precisazione che in realtà rappresenta un mantra all'interno della Fed: una stretta monetaria dipende dalla congiuntura. Sostanzialmente il testo diffuso dall'istituto centrale spiega che un incremento dei tassi potrebbe verificarsi prima o dopo le attese a secondo dei progressi verso gli obiettivi di piena occupazione e stabilità dei prezzi.

C'è anche chi si è concentrato su una frase riguardante l'inflazione: "sebbene nel breve termine sia destinata a restare probabilmente contenuta a causa dei prezzi energetici bassi e di altri fattori, il Comitato crede che da inizio anno la probabilità che l'inflazione resti costantemente sotto il 2% sia in qualche modo dimunuita". Insomma, si sta risollevando e l'obiettivo è che torni al target fissato nel mandato della Fed.

L'impressione generale è che comunque la Fed ora abbia messo la politica monetaria in modalità neutrale. Non vende né compra asset, non taglia né alza i tassi. Sta alla finestra e guarda come l'economia americana si comporterà. Per ora, stando al comunicato, non sembra preoccupata di eventuali spirali ribassiste né dall'Europa o dall'Asia.

"La Fed è stata coerente con quello che sta sostenendo da tempo", ha spiegato al WSJ Jim Cahn, chief investment officer di Plymouth. L'esperto resta ottimista sulla performance del mercato azionario per i prossimi 24 mesi: "Non mi aspetto che la Fed tiri i remi in barca in fretta. Non vedo i tassi alzarsi a livelli eccezionali nel breve termine così come non vedo una ricaduta in recessione, almeno non senza uno shock inatteso".

Per Jack McIntyre, gestore in Brandywine Global, la Fed sta mandando il segnale ai mercati azionari che ha dato loro [quantitative easing] per un lungo periodo e che se vogliono essere protagonisti di un rally, devono farlo sulla base di variabili più normali".

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