Dopo la sconfitta sanità, Trump riparte dalla riforma fiscale (e dagli attacchi)

Goldman Sachs ottimista. Jp Morgan più cauta: richiederà anni. Intanto il presidente critica i repubblicani ribelli che hanno provocato la sua prima sconfitta legislativa: "I democratici ridono a Washington". Sanders gli tende la mano

Dopo la devastante sconfitta per abrogare e sostituire Obamacare, Donald Trump riparte dalla riforma fiscale. Incapace di convincere tutti i repubblicani a votare per la "Ryancare", ritirata venerdì 24 marzo perché priva dei voti necessari per essere approvata alla Camera, il presidente americano ha bisogno di un riscatto, di una vittoria legislativa che dimostri che lui - "l'uomo dei fatti, non delle parole" - ci sa fare. La pressione è alta visto l'avvicinarsi dei primi 100 giorni della sua amministrazione. Ma un fallimento anche su questo fronte sarebbe pesantissimo, non solo nei confronti della sua base elettorale ma anche dei mercati che sperano in un allentamento della pressione fiscale da quando Trump ha vinto le elezioni dell'8 novembre scorso.

"Ora ci occuperemo della riforma fiscale, che mi è sempre piaciuta", aveva detto Trump dallo Studio Ovale commentando la sua prima sconfitta legislativa come se la colpa non fosse affatto del suo partito ma di quello avversario, dei democratici. Due giorni dopo però il presidente ha cambiato il taerget dei suoi attacchi: "I democratici stanno ridendo a Washington perché il Freedom Caucus, con l'aiuto di Club For Growth and Heritage, ha salvato Planned Parenthood & Ocare!", ha twittato di domenica mattina facendo riferimento al gruppo congressuale che alla Camera ha impedito l'approvazione del ddl sulla sanità salvando il programma per la pianificazione delle nascite e la riforma voluta da Obama sette anni prima. Il giorno prima aveva invitato i suoi follower a guardare una conduttrice di Fox News che criticava pesantemente Paul Ryan, lo speaker alla Camera incapace di raccogliere i voti necessari ma che venerdì aveva difeso per gli sforzi fatti.

Bernie Sanders, il candidato che ha dato del filo da torcere a Hillary Clinton nella corsa verso la conquista della nomination democratica, ha teso la mano a Trump in una trasmissione domenicale di Cnn: "Uniamoci, lavoriamo insieme", gli ha detto indirettamente riferendosi alla necessità di abbassare i costi della sanità e dei farmaci, qualcosa su cui il presidente aveva promesso in campagna elettorale. "Idealmente", ha aggiunto Sanders definendo un "disatro" la Ryancare, "dovremmo unirci al resto del mondo industrializzato" che ha un sistema sanitario pubblico come l'Italia. Ma per il senatore del Vermont, quello rischia di restare un sogno.

Reince Priebus, il capo di gabinetto alla Casa Bianca, su Fox gli faceva eco dicendo che  "è tempo di attrarre democratici moderati". Secondo lui, che esclude di rischiare la poltrona, "per il partito Gop è il momento di iniziare a governare" anche se i democratici si sono schierati contro la Ryancare.

Riforma fiscale: quando e come finanziarla?
Il 45esimo Commander in chief scommette sul fatto che rivedere un impianto normativo che porterà a "grandi" tagli delle aliquote sarà più facile che riformare la sanità. Ne è convinto anche il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, che prima della debacle sanitaria al Congresso aveva detto che "saremo in grado di rivedere il sistema tributario perché credo ci sia un sostegno molto, molto forte". Secondo lui "la sanità è una cosa decisamente più complicata".

La Casa Bianca punta su un presunto schieramento compatto tra l'amministrazione Trump e i repubblicani alla Camera in tema di tasse. D'altra parte, c'è chi fa notare che durante la campagna elettorale le posizioni del miliardario di New York su questo fronte si siano sempre più allineate a quelle dei deputati del Gop. Se tutti, persone e aziende, desiderano versare meno denaro al Fisco, ci sono parti di questa riforma che già sembrano problematiche. E' il caso di un'ipotetica imposizione di dazi sui prodotto importati esantando quelli esportati.

La questione più pressante è la seguente: come finanziare un taglio delle aliquote ora che l'Obamacare resterà in vigore, almeno per un bel po'? Ryan, che ora si trova a difendere non solo la sua leadership ma anche l'identità del partito che rappresenta, aveva spiegato che avanzare una riforma fiscale sarà ora "più difficile ma non impossibile": l'idea era che senza Obamacare, sarebbe stato più facile non aumentare il deficit.

Analisti divisi
Mentre una riforma fiscale pro-crescita viene messa a punto, ci vorrà tempo prima di vedere il testo di un disegno di legge. L'amministrazione Trump non vuole certo affrettarsi visto che nel giro di un mese, il Ryancare è stato presentato, bocciato da varie parti, rivisto e poi ritirato. L'unica tempistica che sembra probabile resta agosto: prima di andare in vacanza, i legislatori avranno a che fare con la riforma su cui gli investitori tanto scommettono.

Goldman Sachs è ottimista: "Crediamo che alla fine ci sarà un sostegno generale tra i repubblicani al Congresso per una legislazione che riduce in modo modesto le tasse per le aziende e le persone fisiche".

Gli analisti di Jp Morgan sono cauti: "Non ci aspettiamo molto" per quest'anno dal punto di vista di una riforma fiscale e di stimoli fiscali. "E' difficile per il partito repubblicano sposare il suo desiderio di una riforma fiscale con l'avversione di grandi deficit fiscali. Ciò non significa che il gioco sia finito per la riforma fiscale ma semplicemente potrebbe richiedere anni".

La domanda che ci si pone è se i repubblicani possono governare. Per Paul Howard, un ex advisor di Mitt Romney su questioni sanitari, è difficile.