Dopo le Midterm, attesi meno stimoli fiscali e forse calo delle tensioni commerciali

L'azionario corre. Il dollaro si indebolisce. I Treasury si stabilizzano. Le varie asset class a Wall Street stanno reagendo così all'esito delle elezioni americane di metà mandato, con le quali ieri il partito democratico ha strappato la Camera a quello repubblicano, che invece ha mantenuto il controllo del Senato.

Il risultato di quello che era visto come un referendum sui primi due anni della presidenza di Donald Trump non ha sorpreso nessuno a Wall Street. E anche se l'inquilino della Casa Bianca ha cantato una "grande vittoria", minacciando di contrastare il lancio di eventuali indagini sulla sua amministrazione da parte della Camera, tra gli investitori vengono meno le attese per ulteriori stimoli fiscali dopo il taglio delle tasse approvato prima del Natale 2017 e dopo l'aumento della spesa pubblica (inclusa quella militare).

Goldman Sachs giudica "limitato" il potenziale di cambiamenti significativi in termini di politica fiscale. "Un governo non coeso potrebbe portare a uno stallo politico, riducendo la probabilità di ulteriori stimoli fiscali negli Stati Uniti come ad esempio un taglio alle imposte per la classe media" che Trump aveva promesso prima delle Midterm. La pensa così anche uno strategist di Standard Chartered, secondo cui "i tagli alle aliquote resteranno probabilmente in vigore ma ci sono pochi rischi che le misure politiche future aumentino vistosamente il deficit" federale.

Di fronte a questo scenario, Goldman prevede che i mercati restino concentrati sul potenziale rallentamento dell'economia Usa nel 2019, cosa condivisa anche da Peter Rosenstreich, a capo della Market Strategy per Swissquote: "Il ciclo economico Usa si sta esaurendo, il che lascia pensare che l’economia decelererà, nonostante l’espansione fiscale, e che il rendimento del decennale americano sia ormai prossimo al picco (sotto 3,50%)".

Oltre al piano fiscale, trader e gestori si interrogano anche su quello commerciale. Trump ha bisogno del Congresso per approvare l'accordo di libero scambio Usmc che sostituirà - se approvato dai parlamenti dei tre Paesi - il Nafta del 1994. Forse per questo già sta corteggiando la futura leadership Dem alla Camera. Goldman non esclude che "l'amministrazione potrebbe cercare di allentare le tensioni commerciali per sostenere la crescita economica". E infatti, i fari di Wall Street sono già puntati sul G20 in Argentina di fine mese, a margine del quale Trump vedrà il presidente cinese Xi Jinping. Se le cose andranno male, Washington potrebbe pensarci due volte prima di imporre nuovi dazi su importazioni cinesi con un valore di 267 miliardi di dollari considerate le conseguenze negative su consumatori e aziende Usa. Dal marzo 2019, inoltre, il tetto al debito Usa potrebbe diventare di nuovo un problema.

James Athey, senior investment manager di Aberdeen Standard Investments, ha spostato l'attenzione sulla politica estera. Su questo fronte Trump "può agire senza il sostegno del Congresso". Come dimostra l'approccio duro verso l'Iran, contro cui il 5 novembre sono scattate nuovi sanzioni pensate per metterne in ginocchio il settore energetico.

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