Dopo nozze AT&T-Time Warner, il mercato si prepara a mega merger

Il via libera di un giudice federale americano al merger verticale da 85 miliardi di dollari tra AT&T e Time Warner spiana la strada a una serie di mega merger potenziali. Gli investitori non hanno perso tempo a scommettere su quello che potrebbe succedere, come osservato già ieri dalla performance di certi titoli nell'after-hours a Wall Street successivamente alla decisione del giudice Richard Leon. Ecco cosa sta per succedere.

Comcast sfida Disney per gli asset di 21st Century Fox
Mentre AT&T e Time Warner contano di completare la loro fusione, annunciata nell'ottobre 2016, entro il 20 giugno prossimo, Comcast già oggi dovrebbe annunciare la sua offerta in contanti per gli stessi asset che 21st Century Fox lo scorso dicembre ha deciso di cedere a Walt Disney in un accordo da 52,4 miliardi di dollari in azioni. La controllante di NBCUniversal e del canale finanziario Cnbc potrebbe mettere sul piatto di Rupert Murdoch 60 miliardi di dollari. Nella transazione sarebbero inclusi la conglomerata indiana Star e il 39% che Fox possiede nella britannica Sky, un gruppo di cui vorrebbe prendere il controllo dal dicembre 2016 e a cui è a sua volta interessata la stessa Comcast. Quest'ultima azienda ha offerto 12,5 sterline per ogni titolo Sky contro le 10,75 sterline di Fox. Una guerra tra Comcast e Disney è data per certa. Il colosso dell'intrattenimento guidato da Bob Iger potrebbe decidere di alzare la posta e magari cambiare il mix dell'offerta tra contanti e azioni.

Cbs e Viacom sotto lo stesso tetto?
Viacom e Cbs hanno trascorso mesi difficili mentre i rispettivi management valutavano un ritorno dei due gruppi sotto lo stesso tetto, un desiderio del miliardario 94enne Sumner Redstone a capo di National Amusements, la controllante dei due gruppi media. Il caso è finito in tribunale. Viacom (che controlla Mtv, Nickelodeon e lo studio cinematografico Paramount) e Cbs (emittente della trasmissione "60 Minutes") erano parte della stessa azienda dal 2000 al 2006. Una loro fusione potrebbe tornare una possibilità, altrimenti i due gruppi potrebbero studiare altre opzioni tra cui una cessione a Verizon, Charter o alle combinate Sprint/T-Mobile US.

Sprint/T-Mobile US
Alla fine di aprile e dopo anni di feroci negoziati, T-Mobile US ha raggiunto un accordo da 26 miliardi di dollari per comprare l'arcirivale Sprint. L'intesa rappresenta la terza volta negli ultimi quattro anni in cui i due operatori di telefonia mobile Usa hanno cercato di convolare a nozze. Il quarto e il terzo operatore statunitense per numero di abbonati difenderanno la bontà delle loro nozze sostenendo che AT&T ora sarà un competitor ancora più forte.

Verizon
Mentre si prepara a cambiare Ceo, cosa annunciata la settimana scorsa ed effettiva dal primo agosto, Verizon osserva cosa sta succedendo nel panorama dei media e delle tlc. Con l'addio di Lowell McAdam, al vertice dell'azienda da sette anni, e la promozione di Hans Vestberg, arrivato nel gruppo un anno fa circa e attualmente chief technology officer, gli analisti credono che il gruppo punti sulla rete in fibra. Questo significa che Verizon non è interessata a diventare un'azienda di contenuti come la rivale AT&T. Sebbene Discovery, Cbs, Viacom o queste ultime due aziene insieme possano essere potenziali target, Verizon ha segnalato di non essere interessata a una pay-TV. Il mese scorso McAdam disse che l'acquisto di un gruppo di quel tipo "non fa parte della nostra strategia". Piuttosto che seguire le orme di AT&T, l'azienda vuole puntare sulla rete 5G.

Charter Communications
L'operatore TV via cavo potrebbe decidere di puntare sui contenuti. Potrebbe anche finire per trattare con Time Warner nel caso in cui la Giustizia Usa avesse la meglio in un ricorso che potrebbe lanciare contro la decisione di ieri del giudice che ha dato l'ok alle nozze tra la controllante di Cnn e AT&T.

Liberty Media
La Liberty Media di John Malone - l'anti Murdoch che è socio di Discovery, Lionsgate and Charter - non ha mai nascosto l'idea di acquistare aziende piccole specializzate nei contenuti, fondendole magari con provider di servizi wireless o via cavo. Discovery ha già creato un impero digitale e TV con l'acquisto quest'anno di Scripps Networks Interactive per 14,6 miliardi di dollari. Per Malone ci potrebbe essere un consolidamento tra i suoi asset e magari l'acquisto di altri. C'è chi cita MGM o Sony Picture.

Settore sanità
Non è solo il comparto dei media ad essere condizionato dal via libera alla fusione tra AT&T e Time Warner. Gli investitori guardano anche a quello della sanità. La catena di farmacie CVS conta di completare entro fine anno l'acquisizione dell'assicuratore medico Aetna per 69 miliardi di dollari. Anche Cigna contra di riuscire a prendere il controllo di Express Scripts in una operazione da 67 miliardi di dollari.

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Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

Al via a Washington manifestazione di suprematisti bianchi. Prevista contro-manifestazione. Nella città della Virginia dichiarato lo stato di emergenza
AP

Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

Abituato ad attaccare i suoi più feroci critici, il Ceo di Tesla ne ha combinata un'altra delle sue. Il tutto mentre il mondo della finanza continua a interrogarsi se e come Elon Musk realizzerà il delisting del gruppo, ipotizzato martedì 7 agosto in una serie di tweet controversi su cui la Sec ha acceso un faro. Intanto il cda di Tesla si prepara a incontrare gli advisor finanziari per discutere dell'operazione.

Cooperare o morire. Facebook smentisce minaccia fatta agli editori

A darne notizia è The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch. Il social network non più interessato a inviare traffico ai gruppi media

Facebook ha smentito quando riportato da un sito australiano, secondo cui al Ceo Mark Zuckerberg "non importa" nulla degli editori e che il social network li lascerebbe morire se non cooperano con il gigante tecnologico. Stando alle indiscrezioni del The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch - il manager responsabile delle partnership nel campo dell'informazione (Campbell Brown) avrebbe messo in guardia i gruppi editoriali che non vogliono lavorare con l'azienda californiana. Lo avrebbe fatto la settimana scorsa durante un incontro a Sidney: "Vi terrò per mano mentre il vostro business muore, come si fa in un hospice". Facebook ha reagito dicendo che i commenti "sono stati decontestualizzati".

AP

Dopo essere stato pesantemente criticato per la serie di tweet controversi (e privi di dettagli) con cui il 7 agosto scorso aveva annunciato di volere delistare Tesla e renderla un gruppo in mani private, il Ceo Elon Musk ha pubblicato un blog post nel tentativo di fornire chiarimenti. Tuttavia gli investitori sono rimasti scettici sul suo piano di buyout.

L'ambasciatrice Mariangela Zappia debutta all'Onu, vede Guterres

La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso il palazzo di vetro ha presentato le sue credenziali. I temi prioritari per il nostro Paese: pace e sicurezza, diritti umani, sviluppo sostenibile, migrazioni

La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite a New York, l'ambasciatrice Mariangela Zappia, ha presentato oggi le lettere credenziali al segretario generale Antonio Guterres. Durante l’incontro con Guterres, Zappia ha evidenziato la priorità assegnata dall’Italia a un multilateralismo efficace, al ruolo del Palazzo di vetro per la pace e la sicurezza internazionali e quale pilastro di un sistema internazionale fondato sul diritto e sul rispetto della persona.

News Corp: nell'anno perdita più che doppia a 1,4 miliardi di dollari

Pesano investimenti per creare una delle più grandi pay-tv d'Australia. il Wall Street Journal ha più abbonati digitali che su carta
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Archiviato il suo quarto trimestre fiscale in perdita, ma soddisfando comunque gli analisti, News Corp ha chiuso l'esercizio 2018 con un buco di 1,4 miliardi di dollari, più che doppio di quello del 2017, e ricavi in rialzo dell'11% a 9,02 miliardi. Per il Ceo Robert Thomson quella dell'anno terminato il 30 giugno scorso è stata "una performance robusta in tutti i nostri business" e con "cambiamenti positivi e profondi nel nostro flusso dei ricavi, che sono stati più globali, digitali e basati sugli abbonamenti". Basti un esempio: The Times, The Sunday Times e The Wall Street Journal "hanno raggiunto nuovi massimi nella loro trasformazione digitale con abbonati digitali che ora superano quelli della versione cartacea" di questi giornali.

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Preannunciati il 15 luglio, i dazi americani su prodotti cinesi per 16 miliardi di dollari entreranno in vigore il 23 agosto prossimo. Le tariffe doganali si aggiungeranno a quelle del 25% scattate il 6 luglio scorso per 34 miliardi su 818 articoli Made in China.