Eataly vince a New York e punta su Chicago, Washington o Los Angeles

Intervista a Nicola Farinetti, che ha portato l’azienda del padre nella Grande Mela

Eataly, controllato dalla famiglia Farinetti, ha vinto a New York incassando un clamoroso successo e ora punta su altre, importanti iniziative. “Di sicuro l’avventura americana non finisce qui”, dice Nicola Farinetti, figlio del fondatore. E spiega: “Ci piacerebbe aprire altri due centri negli Stati Uniti, tra Chicago, Washington e Los Angeles. Non solo. Anche San Paolo, in Brasile, e il Canada sono sotto osservazione”. Iniziative di sviluppo che, in quest’ultimo caso, sono all’ordine del giorno con potenziali partner.

Punto di partenza l’affermazione ottenuta da Eataly a New York, megafono dell’umanità. Nicola Farinetti, responsabile della catena gastronomica italiana Eataly nella grande mela, definisce così la città dove ha deciso di portare l’azienda di famiglia nell’agosto 2010. “Volevamo farci conoscere nel mondo e New York era la città più adatta”, spiega Nicola ad America24, “perché ciò che accade qui lo vengono a sapere tutti”.

La strategia ha funzionato. Eataly, fondata da Oscar Farinetti nel 2007 a Torino dopo avere venduto il gruppo UniEuro, ha raggiunto presto gli obiettivi stabiliti per giustificare l’investimento iniziale per il punto vendita newyorkese di oltre 25 milioni di dollari. Il centro sulla Fifth Avenue, frutto della collaborazione tra la famiglia Farinetti, lo chef Mario Batali e Lidia e Joseph Bastianich, ha fatturato nel primo anno più di 65 milioni di dollari, ben oltre la soglia di 40 milioni necessaria per arrivare al pareggio di bilancio.

Il motivo di tanto successo? La curiosità degli americani. “Mi sono innamorato di questo popolo”, dice Nicola; “sono molto curiosi in cucina e non così poco preparati come vogliono far credere. Sono sempre più sensibili anche all’ambiente e apprezzano gli sforzi di Eataly, che utilizza materia prima locale per ridurre l’inquinamento provocato dal trasporto”. All’interno del punto vendita sulla Fifth Avenue, dove lavorano 250 dipendenti, oltre 20 negozi al dettaglio disposti su 5 mila metri quadrati vendono frutta e verdura proveniente dalla zona di New York.

“Il pane, per esempio, lo facciamo con farina proveniente dalla zona di Upstate New York, dove abbiamo trovato un mulino minuscolo che macina a pietra naturale”, spiega Nicola. “Quest’anno abbiamo speso oltre 25 mila dollari per sostenere l’agricoltura del cereale locale. Praticamente abbiamo pagato in anticipo, offrendo la possibilità a piccoli produttori di realizzare le nostre richieste lavorando in modo tradizionale”. E queste scelte hanno pagato conquistando i newyorkesi, che frequentano sempre più numerosi il negozio sulla Fifth Avenue.

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AP

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"Non c'è nulla di inappropriato", ha detto il ministro statunitense, il cui nome è emerso dai documenti svelati dal Consorzio internazionale di giornalismo investigativo
US Department of Commerce

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iStock

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