Tribune fa saltare le nozze da 3,9 miliardi di dollari con Sinclair

Vuole risarcimento da 1 miliardo di dollari. Sinclair - che possiede più di 170 stazioni tv in Usa - accusato di avere violato i termini dell'accordo temporeggiando con i regolatori

Nel giorno in cui ha annunciato il ritorno all'utile nel secondo trimestre e ricavi superiori alle stime, Tribune Media ha messo fine all'accordo - siglato nell'aprile 2016 - in base al quale l'operatore di emittenti tv sarebbe stato comprato dal rivale Sinclair Broadcast Group per 3,9 miliardi di dollari. Questo significa potenzialmente che Tribune Media è di nuovo una preda a cui potrebbero essere interessati 21st Century Fox e Nexstar Media Group. 

Tribune ha lanciato una causa legale contro Sinclair accusandolo di non avere fatto sforzi sufficienti per ottenere il via libera dei regolatori al merger. Per questo chiede un risarcimento danni da 1 miliardo di dollari. Sinclair si è detto "profondamente dispiaciuto" ma ha spiegato di volere "difendersi con forza" sul piano legale sostenendo di non avere violato i termini dell'accordo.

 Il mese scorso il presidente della Federal Communications Commission, Ajit Pai, spiegò di avere forti dubbi sui documenti presentati da Sinclair come parte dell'analisi dell'autorità delle comunicazioni. Nella causa legale, Tribune sostiene che Sinclair abbia violato i termini dell'accordo ricorrendo a "negoziati inutilmente protratti e aggressivi" con i regolatori in merito al bisogno di cedere alcune stazioni tv per ottenere l'approvazione all'acquisizione. 

"Il nostro merger non può essere completato in un arco temporale accettabile, se non mai", ha detto in una nota il Ceo di Tribune, Peter Kern. "Questa incertezza e questi ritardi sarebbero negativi per la nostra azienda e i nostri soci. Di conseguenza, abbiamo esercitato il nostro diritto di mettere fine all'accordo di fusione e, attraverso la causa legale, rendere Sinclair responsabile dell'accaduto".

Le autorità americane avevano sollevato dubbi sul merger per timore che troppe emittenti televisive locali finissero sotto lo stesso tetto. Sinclair possiede più di 170 stazioni tv in mercati relativamente piccoli mentre Tribune ha 42 stazioni nei mercati più grandi.

Il nocciolo duro presso l'equivalente americano dell'AgCom italiana era la struttura con cui Sinclair aveva proposto uno spin-off di stazioni tv. Secondo la Fcc, nonostante lo scorporo il gruppo avrebbe continuato a controllare quelle emittenti "in violazione della legge". All'azienda furono date varie opportunità per presentare altre soluzioni ma nessuna ha superato il vaglio dei regolatori. A fronte di una presunta mancanza di buona volontà da parte di Sinclair, il presidente della Fcc ha così deciso di passare la palla a un giudice amministrativo, di solito una sentenza di morte per un merger.

Un'altra vittima dell'accordo saltato è 21st Century Fox, che aveva raggiunto un'intesa per acquisire da Sinclair sette delle emittenti di Tribune per 910 milioni di dollari. Anche questa operazione è saltata.

Quanto ai conti di Tribune, nel secondo trimestre gli utili sono stati di 84,4 milioni di dollari, o 96 centesimi per azione, contro una perdita di 30,4 milioni, o 35 centesimi per azione, dello stesso periodo del 2017. Al netto di voci straordinarie, i profitti hanno raggiunto i 99 centesimi per titolo, sopra le previsioni degli analisti per 59 centesimi. I ricavi sono aumentati a 489,4 milioni da 469,5 milioni, oltre il consenso per 483,1 milioni.

Il titolo Tribune nel pre-mercato al Nyse sale dell'1% dopo avere guadagno lo 0,99% ieri a 33,64 dollari. Da inizio anno ha perso quasi il 21% e negli ultimi 12 mesi il 18%. Sinclair scivola del 3% nel pre-mercato dopo il +4,2% a 27,10 dollari di ieri. Da gennaio ha perso il 28,4% e nell'ultimo anno il 14,65%.

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