Emissioni diesel Usa: Fca pagherà 800 milioni di dollari

Raggiunto un patteggiamento che però non pregiudica eventuali responsabilità penali del gruppo. Clienti "molto soddisfatti": verranno rimborsati, i loro veicoli portati a norma di legge con garanzie più lunghe

E' ufficiale: Fiat Chrysler Automobiles ha siglato un patteggiamento di natura civile con le autorità federali e statali americane e con i clienti per archiviare un caso, esploso nel gennaio 2017, sulla "presunta" violazione di leggi sulle emissioni diesel in Usa attraverso l'uso di un software nei motori di 100mila veicoli tra Ram e Grand Cherokee prodotti tra il 2014 e il 2016 e dotati di motori diesel a 3 litri. L'intesa tuttavia non risolve eventuali responsabilità penali dell'azienda, su cui il dipartimento americano della Giustizia continua a indagare. Il costo complessivo degli accordi è stimato in 800 milioni di dollari, cifra in linea con all’accantonamento effettuato a tale scopo dalla società nel terzo trimestre del 2018 e pari a 815 milioni di dollari. Anche il fornitore tedesco Bosch ha raggiunto un accordo in base al quale verserà 27,5 milioni ai consumatori e 103,7 milioni agli Stati Usa.

Fca canta vittoria essendo rimasta fedele alla tesi da sempre sostenuta: "non ha adottato qualsivoglia disegno deliberatamente diretto ad installare impianti di manipolazione per aggirare i test sulle emissioni". Fca ha fatto anche notare che gli accordi raggiunti "non contengono alcun accertamento o ammissione in merito a qualsivoglia pretesa violazione delle norme sulle emissioni".

La Giustizia Usa, che aveva aperto una causa legale il 23 marzo del 2017 per conto dell'Agenzia per la protezione ambientale americana (Epa), resta convinta che Fca abbia violato la legge. Ma che non lo abbia fatto intenzionalmente come la tedesca Volkswagen, travolta dal cosiddetto "dieselgate" nel settembre 2015 e che fece un mea culpa riguardante 11 milioni di vetture nel mondo su cui aveva montato un software per barare nei test di laboratorio. Nel gennaio 2017 VW siglò in Usa un patteggiamento di 4,3 miliardi per uno scandalo costato 25 miliardi. La diversità dei due casi spiega anche perché la pena inflitta sia decisamente contenuta rispetto alla multa potenziale massima da 4,63 miliardi di dollari, ammontare che emerse con lo scoppio del caso.

Della cifra totale, 400 milioni di dollari circa sono in pene di stampo civile e altri 400 milioni tra risarcimenti e danni ambientali. Le sanzioni civili includono 305 milioni di dollari da pagare all'Agenzia per la protezione ambientale americana (l'Epa), al dipartimento della Giustizia Usa e alla California Air Resources Board, autorità californiana; 13,5 milioni di dollari andranno alla procura della California per pretese relative alla tutela dei consumatori e costi legati ai danni ambientali; 72,5 milioni di dollari andranno alle procure di altri stati e 6 milioni di dollari all'agenzia federale Customs and Border Protection. Inoltre, Fca verserà 19 milioni di dollari allo Stato della California per iniziative di riduzione delle emissioni, al contempo finanziando l’upgrade di 200.000 catalizzatori ad alta efficienza nel settore after-market.

Fca: speriamo nella fiducia in noi dei clienti
“Siamo consapevoli dell’incertezza che questa vicenda ha creato per i nostri clienti, e siamo fiduciosi che questa soluzione preservi la fiducia che ripongono in noi”. E' questo il commento al patteggiamento di Fca, fatto attraverso Mark Chernoby, a capo della sicurezza e della compliance regolatoria del gruppo per il Nord America: “Abbiamo implementato procedure di validazione nuove e rigorose e aggiornato i nostri programmi di formazione al fine di garantire la osservanza continua del sempre più complesso contesto normativo". Secondo lui, “tali provvedimenti sono in linea con la nostra mission di offrire ai clienti tecnologie avanzate che diano valore ai nostri clienti e migliorino la performance ambientale dei nostri prodotti”. I clienti interessati saranno informati dalla società quando potranno programmare gli appuntamenti per l’intervento. Fca Usa (la divisione statunitense del gruppo italo-americano) sta organizzando la logistica necessaria a identificare i proprietari dei veicoli e provvedere agli interventi e pagamenti previsti.

La Giustizia: leggi violate, usato software illegale
Il dipartimento americano della Giustizia "è impegnato alla piena attuazione delle leggi che proteggono l'ambiente nella nostra nazione", ha detto Jesse Panuccio, un alto funzionario del dipartimento stesso. In una nota Panuccio ha aggiunto: il gruppo "ha violato quelle leggi e questo caso dimostra le pene ingenti che le aziende rischiano se commettono violazioni cos" gravi".

Andrew Wheeler, numero uno ad interim dell'Agenzia per la protezione ambientale (Epa), parte dell'intesa, ha aggiunto: "Fiat Chrysler ha fuorviato i consumatori e il governo federale installando defeat device sui veicoli in questione che hanno messo a repentaglio protezioni importanti che garantiscono aria pulita". Secondo Wheeler, "il patteggiamento odierno invia un segnale forte e chiaro ai produttori e ai consumatori: che l'Epa farà rispettare con forza le leggi della nazione pensate per proteggere l'ambiente e la salute pubblica".

I clienti che lanciarono class action: "Molto soddisfatti"
"Molto soddisfatti". Cos" si definiscono i proprietari di Ram 1500 e Jeep Grand Cherokee con motori diesel a 3 litri che hanno siglato con Fiat Chrysler Automobiles un accordo da 280 milioni di dollari sul caso delle emissioni diesel. Altri 27,5 milioni vengono pagati dalla tedesca Bosch. L'accordo - che il 23 gennaio prossimo deve essere approvato in forma preliminare da un giudice - rientra nell'ambito del pattegiamento per complessivi 800 milioni di dollari. A descrivere il punto di vista di coloro che avevano lanciato una class action, ora archiviata, contro Fca è stata Elizabeth Cabraser dello studio legale californiano Lieff Cabraser Heimann & Bernstein. "Siamo molto contenti di quello che abbia ottenuto nell'intesa perché i clienti vengono completamente rimborsati", ha spiegato l'esperta in una call in riferimento a uno degli elementi dell'accordo relativo alla class action ossia il pagamento medio di 2.800 dollari per ogni cliente in possesso dei requisiti e interessato dalla campagna di richiamo. Inoltre la garazia dei veicoli interessati viene estesa e le vetture riparate con un cambiamento del software che controlla le emissioni.

"Il caso legale va avanti da quasi due anni. Senza un accordo, continueremmo a discutere". Secondo lei è bene che il caso sia stato chiuso "con certezze piuttosto che continuare con incertezze, rischi e costi legali. Per questo, per noi si tratta della soluzione migliore". In merito al fatto che Fca si sia detta "consapevole dell’incertezza che questa vicenda ha creato per i nostri clienti" e "fiduciosa che questa soluzione preservi la fiducia che [i clienti stessi] ripongono in noi", Cabraser ha fatto capire che l'azienda può contare su quella fiducia. "Le auto in questione non sono malfunzionanti. Chi le possiede ne è contento e vuole continuare a usarle ma nel rispetto delle leggi ambientali e con garanzie appropriate. E' una vittoria per tutti: per i consumatori che rappresento, per l'ambiente in cui viviamo qui in Usa, per i regolatori e per Fca, che risolve (in modo costoso) un problema che ha creato da sola". Cabraser ha precisato che "ci sono forti incentivi" affinché i clienti in questione consegnino le auto affinché vengano portate a norma di legge cos" come "ci sono forte motivazioni" affinché il gruppo rispetti l'accordo. Se non lo facesse, ha detto lei, "rischierebbe di pagare ulteriori multe significative pari a 6mila dollari per ogni veicolo che viola ancora la legge". Come minimo, ha concluso, l'azienda è chiamata a modificare l'85% delle vetture con i requisiti necessari.

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