L'escalation delle tensioni commerciali Usa-Cina manda a picco Wall Street

DJIA e S&P 500 verso il maggio peggiore da quasi 50 anni. Archiviata la seduta più brutta del 2019 a causa delle ritorsioni di Pechino ai dazi di Washington

Lunedì nero a Wall Street a causa dei timori di una guerra a colpi di dazi tra Stati Uniti e Cina. Già reduci dalla peggiore settimana del 2019, i listini hanno archiviato la peggiore giornata dell'anno in corso. Il Dow Jones Industrial Average e l'S&P 500 stanno vivendo il peggiore maggio dal 1970; per il Nasdaq Composite, è il peggiore maggio dal 2000. Con perdite, nell'ordine del 5,1%, del 4,8% e del 5,7%, gli indici rischiano di chiudere con i cali mensili più ampi dallo scorso dicembre.

Il sell-off è aumentato dopo che Pechino ha annunciato il rialzo al 25% dal 5-10% di dazi su 60 miliardi di dollari di importazioni statunitensi a partire dal primo giugno prossimo . La mossa è una risposta all'aumento, al 25% dal 10%, dei dazi che Washington ha adottato lo scorso settembre su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi ed effettivo da venerdì 10 maggio.

Accogliendo il premier ungherese alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha confermato che al G20 di giugno in Giappone vedrà il leader cinese Xi Jinping e ha detto che l'incontro potrebbe essere "fruttuoso". Il leader Usa ha poi spiegato di non avere ancora deciso se imporre ulteriori dazi del 25% su altri 325 miliardi di dollari di beni Made in China. Nel frattempo le due nazioni continuano a negoziare anche se, come precisato dal segretario americano al Tesoro alla Cnbc, non è stata ancora fissata una data del prossimo round di trattative. L'undicesimo si era concluso il 10 maggio a Washington senza un accordo ma con la speranza che prima o poi sarebbe stato raggiunto.

A preoccupare sono le mosse ulteriori con cui le due nazioni potrebbero colpirsi a vicenda. La Cina starebbe valutando altre misure tra cui una riduzione degli ordini di Boeing, la vendita dei Treasury che ha in portafoglio (che la rende il principale creditore degli Stati Uniti) e lo stop all'acquisto di prodotti agricoli ed energetici Made in Usa. A scriverlo su Twitter è stato il direttore del Global Times, giornale in lingua sia cinese sia inglese vicino al partito comunista cinese. L'account Twitter di Hu Xijin è seguito anche a Wall Street, anche perché quanto da lui scritto in un tweet venerdì scorso - il giorno in cui gli Usa hanno alzati dazi sulla Cina - è stato poi detto nel fine settimana dal vice premier cinese Liu He (il principale negoziatore cinese reduce dall'undicesimo round di negoziati conclusosi venerdì scorso a Washington). 

Arrivato a cedere fino a 719 punti, il DJIA ne ha lasciati sul terreno 67,38, il 2,38%, a quota 25.324,99. L'S&P 500 ha perso 69,53 punti, il 2,41%, a quota 2.811,87. Il Nasdaq ha registrato una flessione di 269,92 punti, il 3,41%, a quota 7.647,02. Il petrolio ha ignorato le tensioni geopolitiche facendosi condizionare a sua volta da quelle commerciali: il contratto a giugno al Nymex è scivolato dell'1% a 61,04 dollari al barile.

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