L'espansione dell'economia Usa è la più lunga di sempre, Trump festeggia

Montano però i dubbi sulla sua tenuta. Roubini non esclude una recessione entro il 2020. Focus sui negoziati commerciali Usa-Cina e sulla Fed

Wall Street ne parla ormai da settimane ma arrivato luglio, l'economia americana è entrata ufficialmente nel suo 121esimo mese di espansione, il periodo più lungo dal 1854 e oltre il record precedente di 120 mesi messo a segno tra il marzo del 1991 e quello del 2001. E in vista delle celebrazioni del Giorno dell'indipendenza del prossimo 4 luglio, che si preannunciano tutt'altro che convenzionali, il presidente Donald Trump ha festeggiato su Twitter: "L'economia non è mai andata cos" bene! Persino molte delle fake news mi danno credito per questo!".

L'inquilino repubblicano della Casa Bianca dimentica di ricordare che l'espansione record fotografata dal National Bureau of Economic Research (Nber) iniziò nel giugno del 2009, quando al comando c'era il democratico Barack Obama. E come fatto notare dalla Federal Reserve di St.Louis, sebbene quella in corso sia l'espansione più duratura di sempre, non è tra le più forti dal Secondo dopoguerra a oggi. Mettendo insieme la crescita trimestrale del Pil negli ultimi 10 anni, si arriva solo al 25% contro il 43% sfiorato nella precedente espansione e il 52% quasi raggiunto con il boom iniziato nel 1961.

Non solo. E' vero che il tasso di disoccupazione è sceso a maggio al 3,6%, minimo dal 1969, dal picco del 10% raggiunto nell'ottobre del 2009 ma la crescita dell'occupazione è stata più lenta rispetto ai cicli precedenti. Ora gli investitori si domandano se e per quanto l'espansione durerà. Con il venire meno dell'effetto positivo della riforma fiscale voluta da Trump e in vigore dal 2018, c'è chi si aspetta un rallentamento del Pil dopo il tasso di crescita annualizzato del 3,2% messo a segno tra gennaio e marzo. La Fed di Atlanta stima per esempio una crescita dell'economia nel secondo trimestre di solo l'1,5%.

Nel frattempo, Nouriel Roubini - soprannominato "Dr Doom" per avere previsto la crisi del 2008 - non esclude una recessione entro il prossimo anno, colpa anche delle tensioni tra Usa e Cina. S&P crede invece che ci siano poche chance di recessione nelle maggiori economie al mondo nei prossimi 12 mesi ma fa notare che "le prospettive di crescita del Pil si sono indebolite visti gli effetti diretti e, cosa più importante, secondari delle tensioni commerciali".

Le incertezze su questo fronte hanno sicuramente pesato sulla fiducia delle aziende, che non a caso hanno fatto pressing su Trump affinché non adotti dazi del 25% su 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Per ora quel rischio è stato evitato grazie alla tregua raggiunta sabato scorso da lui e il leader cinese Xi Jinping. Peter Navarro, il 'falco' consigliere commerciale della Casa Bianca, ha chiesto "pazienza" perché le trattative richiedono tempo ma è convinto che la tregua sia "molto bullish" per i mercati, che in realtà sembrano avere riscoperto la cautela. Per Morgan Stanley il recente rally che l'1 luglio ha portato l'S&P 500 a mettere a segno il sesto record del 2019 avrà vita breve; l'attesa è per una correzione del 10% nel terzo trimestre. In vista della nuova stagione delle trimestrali, che inizierà a metà luglio, il 77% delle 113 aziende che hanno fornito guidance sugli utili - dice FactSet - ha messo in guardia dicendo che i conti saranno peggiori del consenso. Si preannuncia così il secondo peggiore trimestre dal 2006.

A tutto ciò si aggiunge l'incertezza legata alle mosse della Federal Reserve, che tornerà a riunirsi a fine mese. Il governo Trump spinge per e i mercati scommettono su un taglio dei tassi, il primo dal settembre del 2007. Se invece Jerome Powell deciderà di prendersi altro tempo, perché magari l'economia non dà ancora segni di cedimento, la delusione si farà sentire. Anche da Trump.

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