Esportare 'videogames radicali' dall'Italia a Pittsburgh

La storia di Paolo Pedercini, 33 anni, che con "Molleindustria" fa attivismo politico usando interfacce apparentemente mainstream. E ora insegna in Pennsylvania

Circa 10 anni fa, quando viveva ancora in Italia, aveva raggiunto una certa popolarità con un sito di “videogames radicali” dal nome Molleindustria, che aveva ricevuto l’attenzione da parte della stampa di tutta Europa. Ora Paolo Pedercini, classe 1981, vive a Pittsburgh, Pennsylvania, e America24 cercherà di capire che cosa lo ha spinto qui e cosa vi ha trovato.

I giochi di Paolo hanno una chiave sociale, nel senso che utilizzano l’interfaccia e la narrazione tradizionali di questo medium per fare, a tutti gli effetti, attivismo politico. Programmati rigorosamente in linguaggio Flash, scaricabili gratuitamente, Paolo ne inventava di media uno ogni due o tre mesi. Per farvi alcuni esempi: in un gioco dedicato al mondo di McDonald’s l'utente è chiamato a impersonare il responsabile produzione del noto fast food, mandando le vacche al macello e coltivando ogm; in un altro (creato nel 2004) si possono comporre discorsi di Papa Giovanni Paolo II mischiando parole a casaccio; in un altro ancora seguire passo passo tutte le fasi della produzione di uno smartphone, dallo sfruttamento degli operai di una miniera di silicio al caporeparto della Foxconn in Cina. Paolo definisce il suo “un progetto di riappropriazione dei videogiochi”, “un richiamo per la radicalizzazione della cultura popolare” e Mollindustria una “casa sviluppatrice indipendente”.

L’idea che molti hanno di Pittsburgh è quella di un deserto post-industriale con ciminiere fatiscenti e capannoni arrugginiti. Invece la città – 300.000 abitanti, 2,4 milioni con l’area metropolitana – è vivace, piena di verde e circondata da piacevoli colline boscose, con case di legno appuntite che viste da lontano ricordano quelle di un presepe un po’ frettoloso. A ottobre la temperatura è stranamente mite. Paolo insegna Experimental Game Design e Media Production alla Carnagie Mellon University, una delle più importanti scuole d’arte e di tecnologia degli Stati Uniti. Paolo mette a frutto le conoscenze acquisite in anni di lavoro "underground" per un settore, quello della programmazione, in continua evoluzione. Continua a programmare nel tempo libero, talvolta per clienti importanti, ma ama godersi la sua autonomia e si definisce "radicale" così come dieci anni fa.

Paolo vive a Pittsburgh da cinque anni e neanche per un momento, dice, ha sognato di tornare in Italia. “Col mondo accademico del mio Paese non ho pressoché nessun contatto”, mi racconta. “Credo di aver capito che una posizione come la mia in Italia non esiste. Dovrei praticamente ricominciare da zero”. Parla per cognizione di causa: ha studiato graphic design a Brescia e poi all’Accademia di Brera.

Carnagie Mellon University, Pittsburgh


LA VITA NELLA "IRON CITY"

Ad un certo punto Paolo capisce che è il momento di dare un contenitore alle sue teorie su politica e videogiochi. Molleindustria nasce nel 2003 con l’intento, si legge nella homepage, di produrre “rimedi omeopatici all’idiozia del divertimento mainstream sotto forma di videogiochi online gratuiti e dalla durata breve”. Viene notato da appassionati "nerd" e giornalisti specializzati. Viene contattato persino dagli organizzatori di una conferenza sul marketing che pensano che il suo gioco di McDonald's sia stato commissionato proprio dalla multinazionale americani. Viene invitato. Lui chiama con se un membro del gruppo attivista degli "Yes Men", specializzati in scherzi ai danni delle grandi corporation. Partecipano e convincono tutti che il videogioco ha convertito i top manager McDonald's nientemeno che alla lotta armata. Questo è il background di Paolo.

La scelta di attraversare l’oceano è del 2007. Qualcuno gli indica dei master negli Stati Uniti. “Avevo visto che ne esistono diversi, non propriamente pubblicizzati in Italia, che costano relativamente poco o sono coperti da varie borse di studio”. Paolo sceglie un master di ingegneria elettronica alla Troy University dello Stato di New York. Dopo due anni un amico gli fa sapere di un posto disponibile come visiting professor in una importante università di Pittsburgh. Sembra una posizione che gli calzerebbe a pennello. Fa application. Viene assunto.

Paolo insegna due o tre giorni a settimana. Viene spesso invitato a conferenze in giro per il mondo. Riesce a farcela a fine mese? “Sì, non posso lamentarmi. Ovviamente anche quando sono a casa o non lavoro c’è comunque un grande lavoro di preparazione e di studio da fare - qui non è consentito il parcheggiarsi all’università né ai professori né gli agli studenti: bisogna imparare e disimparare in continuazione - ma non posso dire che i ritmi siano particolarmente stressanti”. Lui e la sua ragazza americana, che fa la graphic designer, vivono a Bellefield, uno dei quartieri più alla moda della città, dove tuttavia i costi non sono proibitivi per una giovane coppia in carriera. Pagano poco più di 1.000 dollari per un appartamento in una elegante villa in stile vittoriano, circondata dal prato, con salotto e una cucina spaziosa. Hanno anche pensato di comprare casa, un giorno. "Con 80.000 dollari puoi trovare anche una villetta di due piani", mi dicono. Un sogno per la maggior parte di quelli della sua generazione.

Paolo di fronte la sua università