Allungati di un giorno i negoziati Usa-Cina, fatti progressi. Trump festeggia

Colmata una parte delle differenze ma Paesi ancora non pronti a un accordo. I mercati sperano

C'è un cauto ottimismo per l'andamento delle trattative commerciali tra Stati Uniti e Cina, estese a domani invece che concludersi oggi dopo due giorni come era previsto originariamente. Almeno stando a Steven Winberg, un funzionario del dipartimento americano dell'Energia

Alla fine del secondo giorno di negoziati che a Pechino hanno coinvolto funzionari di medio livello, da Washington il presidente americano, Donald Trump, ha detto che le discussioni "stanno andando molto bene". Dalla capitale cinese il ministero degli Esteri ha detto che verrà diffuso un comunicato. Intanto alcune fonti hanno anticipato all'agenzia Dow Jones che parte delle differenze sono state colmate e che sono stati fatti progressi, anche sugli acquisti da parte di Pechino di beni e servizi americani. Usa e Cina però non sono ancora pronti a un accordo commerciale.

Soltanto ieri il segretario al Commercio, Wilbur Ross, aveva detto che un accordo è fattibile e la Cina aveva spiegato di agire in "buona fede" nel volere risolvere le dispute commerciali con l'America. Oggi la nazione asiatica ha fatto un gesto visto come un segno di buona volontà che potrebbe spingerla a comprare quantità maggiori di soia, mais e frumento Made in Usa: ha approvato le importazioni di cinque colture Ogm. La tempistica di una tale scelta non è casuale visto che Trump aveva chiesto quella mossa già nel 2017. Se ieri a fare notizia era stata la partecipazione inattesa ai negoziati del braccio destro del presidente cinese Xi Jinping, il vice premier Lue He, oggi ha stupito positivamente il fatto che le discussioni si siano protratte fino in serata.

La delegazione americana era capitanata dal vice rappresentante commerciale Jeffrey Gerrish, accompagnato dai sottosegretari dei dipartimenti dell'Agricoltura, del Commercio, dell'Energia e del Tesoro oltre che da funzionari della Casa Bianca. Quello tra i negoziatori Usa e quelli cinesi è stato il primo incontro di persona da quello del primo dicembre scorso tra Trump e Xi. Allora, nel corso di una lunga cena svoltasi alla fine del G20 a Buenos Aires (Argentina), i due leader siglarono una tregua commerciale di 90 giorni che scadrà il primo marzo prossimo.

Senza un'intesa, i dazi americani del 10% su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi (entrati in vigore lo scorso settembre) saliranno al 25%, uno scatto che si sarebbe verificato il primo gennaio senza quella tregua. A quel punto è dato per scontato che Pechino reagirebbe con ritorsioni come fatto sia la scorsa estate (quando Washington impose tariffe doganali del 25% su 50 miliardi di dollari di importazioni cinesi) sia a settembre. Nel primo caso la Cina rispose con una misura identica mentre nel secondo con dazi del 10% su 60 miliardi di dollari di beni Made in Usa. Allo stesso tempo i regolatori della nazione hanno rallentato le procedure di controlli alla dogana e sospeso la concessione di nuove licenze in vari settori.

Molto lavoro resta da fare. Secondo il South China Morning Post e Dow Jones, discussioni tra funzionari di alto livello potrebbero esserci nel mese in corso, magari a margine del World Economic Forum a Davos, in Svizzera. Là Trump potrebbe incontrare il vicepresidente cinese, Wang Qishan, che terrà un discorso davanti al gotha della finanza.

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