Facebook: 100mila dollari di inserzioni legate alla Russia

Il gruppo ha condiviso risultati indagine con autorità Usa

Il Russiagate sembra non spegnersi. Mentre il procuratore speciale Robert Mueller continua a indagare sulla interferenza di Mosca nelle elezioni presidenziali Usa dello scorso anno, Facebook ha detto di avere scoperto circa 470 account non autentici gestiti "probabilmente" dalla Russia e associati a inserzioni pubblicitarie per 100.000 dollari che avevano l'intento di creare scompiglio durante la campagna elettorale. E' quanto emerso da un'indagine interna voluta dal gruppo guidato da Mark Zuckerberg, che ha chiuso gli account in violazione dei suoi termini d'uso.

In un post, il capo della sicurezza di Facebook, Alex Stamos, ha spiegato che dei 100.000 dollari, circa 50.000 dollari erano diretti specificamente a influenzare le elezioni presidenziali del 2016 con 2.200 pubblicità sulle 3.000 fatte in un arco di tempo andato dal giugno 2015 al maggio 2017.

"La grande maggioranza" delle inserzioni pubblicitarie non ha fatto riferimenti specifici alle elezioni vinte a sorpresa lo scorso 8 novembre dal repubblicano Donald Trump né ai candidati o al voto. Esse "sembravano concentrate" più che altro "nell'amplificare messaggi politici e sociali che dividono", dai temi legati alla comunità LGBT a quelli dell'immigrazione passando per i diritti all'uso di armi da fuoco.

Facebook ha spiegato che circa un quarto delle inserzioni originate presumibilmente dalla Russia era indirizzato a raggiungere determinati utenti su base geografica. Il funzionamento degli account controversi, ha aggiunto il gruppo, è in linea alle tecniche menzionate nel white paper che Facebook ha pubblicato lo scorso aprile. "Abbiamo condiviso quanto scoperto con le autorità Usa che stanno indagando su queste questioni e continuiamo a lavorare con loro in base alle necessità", ha fatto sapere Facebook, accusato di avere favorito la diffusione di fake news.

Se inizialmente sembrava avere sottovalutato il ruolo del suo social network, Zuckerberg ha poi mosso passi per limitare la circolazione di notizie false arruolando - tra le altre cose - i cosiddetti fact-checkers.

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