Facebook si trova di nuovo accusata di violare la privacy degli utenti. Il social network segue, secondo le associazioni di difesa della privacy che chiedono l'apertura di uun'indagine, i movimenti online dei 750 milioni di utenti anche dopo che si sono scollegati da Facebook.
L'Electronic Privacy Information Center di Washington ha reso noto di essere pronto a chiedere insieme ad altre associazioni alla Federal Trade Commission, l'autorità antitrust nazionale, di indagare su quello che definisce "il tracking segreto", che durerebbe "da più di un anno" e che Facebook avrebbe corretto "solo parzialmente dopo essere stata oggetto di pesanti critiche". Pratica che potrebbe costituire "condotta scorretta o ingannevole" secondo le associazioni e quindi essere oggetto di sanzione da parte della Ftc. Il gruppo chiederà anche all'agenzia di esaminare la possibilità che le innovazioni introdotte da Facebook nei profili degli utenti, come Ticker e Timeline, creino nuovi rischi per la privacy combinando le informazioni biografiche degli utenti.
Facebook nega le accuse. "Non c'è stata nessuna violazione della sicurezza o della privacy", ha detto un portavoce della società, Andrew Noyes, "Facebook non ha né archiviato né usato dati che non avrebbe dovuto usare". E secondo un ingegnere software dipendente della società, Gregg Stefancik, "Facebook non ha alcun interesse a seguire gli utenti. I dati che vediamo quando visitano un sito con un plugin di Facebook non li vendiamo né comunichiamo a terzi, e non li usiamo per mandargli pubblicità mirata".
La lettera alla Ftc fa riferimento a un post datato 25 settembre sul blog di Nik Cubrilovic, imprenditore informatico australiano, secondo il quale Facebook usava dei cookies che seguivano i movimenti su Internet degli utenti scollegati. La società ha poi fatto delle modifiche al proprio sistema ma secondo i firmatari della lettera non è chiaro se abbia corretto del tutto il problema. “Facebook non dice la verità agli utenti e alle autorità", secondo Jeffrey Chester, direttore del Center for Digital Democracy e coautore della lettera alla Ftc, "I nuovi cambiamenti sono pensati per pompare un mucchio di dollari di pubblicità prima dello sbarco in borsa di Facebook", attualmente previsto per il 2012.














