Facebook condivide dati con i produttori di hardware (Nyt)

Coinvolti almeno almeno 60 gruppi inclusi Apple, Amazon, BlackBerry, Microsoft e Samsung. Il social network: nessun abuso

Dopo lo scandalo legato a Cambridge Analytica, Facebook è alle prese con un nuovo grattacapo.

Come a metà marzo, quando esplose il caso legato alla società di dati londinese ormai defunta, anche questa volta è il New York Times a portare alla luce nuove rivelazioni: mentre cercava di diventare il social network più grande al mondo, il gruppo ha siglato accordi per permettere ai produttori di telefonini e di altri dispositivi l'accesso a un ammontare vasto di informazioni personali degli utenti.

Stando al quotidiano newyorchese, nell'ultimo decennio Facebook ha siglato partnership per la condivisione di dati con almeno 60 produttori di dispositivi inclusi Apple, Amazon, BlackBerry, Microsoft e Samsung. Il tutto è iniziato prima che le app di Facebook fossero diffuse sugli smartphone. Quelle partnership, di cui non era mai stata notizia prima d'ora, sollevano nuove preoccupazioni sulla protezione della privacy da parte del gruppo di Menlo Park (California) e sul rispetto di un accordo siglato nel 2011 tra l'azienda e la Federal Trade Commission (che già sta indagando per capire se quell'accordo è stato violato nell'ambito dello scandalo Cambridge Analytica). L'accordo impone a Facebook di informare gli utenti e di ricevere da loro il permesso esplicito a condividere i dati personali oltre i limiti da loro specificati nelle impostazioni sulla privacy. Una violazione di quell'intesa potrebbe comportare per Facebook una multa fino a 40.000 dollari per ogni violazione.

Stando al Nyt, Facebook ha permesso a gruppi come Apple e Amazon di accedere ai dati degli amici degli utenti senza il loro consenso esplicito e lo ha permesso anche dopo avere detto che non avrebbe più condiviso tali informazioni con parti terze. Secondo il quotidiano, molte delle partnership siglate resta in vigore anche se Facebook ha iniziato a ridurle ad aprile sulla scia del caso Cambridge Analytica, accusata di avere "impropriamente condiviso" le informazioni di 87 milioni di utenti Facebook senza il loro permesso.

Il Nyt ricorda che nel polverone sollevato dalla società di dati usata anche dalla campagna elettorale di Trump, Facebook disse che il tipo di accesso ai dati sfruttato da Cambridge nel 2014 fu interrotto l'anno successivo, quando il social network proibì agli sviluppatori di raccogliere informazioni dagli amici degli utenti. Ma l'azienda non ha detto che aveva esonerato i produttori di cellulari, tablet e altro hardware da una simile restrizione.

Il Nyt cita Ime Archibong, un vicepresidente di Facebook, secondo cui le partnership in questione "funzionano in modo molto diverso dal modo in cui gli sviluppatori di app usano la nostra piattaforma. I produttori di hardware possono usare i dati Facebook solo per fornire versioni della "esperienza di Facebook", hanno aggiunti altri rappresentanti del gruppo.

Il Nyt sostiene di avere condotto test che mostrano come i partner di Facebook abbiano richiesto e ricevuto dati nello stesso modo di altre parti terze. Secondo il giornale, il modo in cui Facebook vede questi partner (ossia non come outsider), permette loro di ottenere dati sugli amici degli utenti del social network, anche di quelli che hanno negato a Facebook il permesso di condividere informazioni con parti terze.

La risposta di Facebook

Facebook si difende dalle polemiche sorte per un articolo del New York Times. Il gruppo guidato da Mark Zuckerberg ha detto di "non essere a conoscenza di alcun abuso da parte di quelle aziende". In un post sul blog aziendale intitolato "Perché non siamo d'accordo con il New York Times", Facebook ha spiegato che gli accordi con aziende come Apple e Amazon ci sono stati quando i telefonini erano meno potenti e gli app store ancora non esistevano. "All'inizio del mobile, la domanda di Facebook superava la nostra capacità di sviluppare versioni del prodotto che funzionavano su ogni telefonino o sistema operativo...Di conseguenza aziende come Facebook, Google, Twitter e YouTube hanno dovuto lavorare direttamente con i produttori di dispositivi e sistemi operativi per avere i loro prodotti nelle mani della gente. Ciò ha richiesto tanto tempo e Facebook non era in grado di raggiungere chiunque".

Per ovviare a questa situazione, continua il post, "abbiamo sviluppato un insieme di API (interfacce di programmazione di un'applicazione, ndr) che permettevano alle aziende di ricreare esperienze Facebook per i loro dispositivi o sistemi operativi. Nell'ultimo decennio, circa 60 gruppi le hanno utilizzate inclusi Amazon, Apple, Blackberry, HTC, Microsoft e Samsung". Per il gruppo di Menlo Park, "queste partnership erano costruite su un interesse condiviso: il desiderio della gente di essere in grado di usare Facebook a prescindere dal dispositivo o sistema operativo usato".

Ime Archibong ha scritto nel blog che "quei partner hanno sottoscritto accordi che prevenivano l'utilizzo delle informazioni delle persone su Facebook per altri fini se non quello di ricreare esperienze simili a quelle di Facebook". Non solo. Quei partner, "non potevano integrare funzioni degli utenti Facebook con i loro dispositivi senza il permesso dell'utente".

Facendo riferimento alle interfacce di programmazione di un'applicazione, lui ha aggiunto: "Visto che queste API permettevano ad altre aziende di ricreare l'esperienza Facebook, le abbiamo controllate saldamente sin dall'inizio". Inoltre, "diversamente da quanto sostenuto dal New York Times, le informazioni degli amici [degli utenti Facebook], come le foto, erano accessibili solo su dispositivi quando la gente aveva deciso di condividere le proprie informazioni con quegli amici". Per Archibong, "questo è molto diverso dalle API pubbliche usate da sviluppatori terzi, come Aleksandr Kogan", il professore della Cambridge University la cui app permise alla società di dati Cambridge Analytica di accedere "impropriamente" ai dati di 87 milioni di utenti Facebook. "Ora che iOS e Android (i sistemi operativi di Apple e Google, ndr) sono così popolari, meno persone dipendono da queste API per creare esperienze Facebook su misura. Ecco perché ad aprile abbiamo annunciato che ne avremmo ridotto l'accesso. Abbiamo già finito 22 di queste partnership".

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