Facebook e fisco Usa verso lo scontro su 9 mld $

Il processo la prossima settimana stabilira' se l'azienda di Zuckerberg deve rimborsare l'Irs

Facebook e l’Internal Revenue Service, il fisco americano, si scontreranno in tribunale la prossima settimana in un processo che potrebbe costare al colosso dei social network oltre 9 miliardi di dollari.

L’Irs sostiene che una parte piu’ consistente dei profitti di Facebook dovrebbe essere sottoposta al regime fiscale statunitense piuttosto che a quello irlandese, dove e’ situata una sussidiaria. Mentre il colosso con sede a Menlo Park pretende addirittura un rimborso dallo Stato.

La pratica di Facebook di dichiarare i profitti generati al di fuori degli Stati Uniti in Paese con regimi fiscali favorevoli e’ comune a molte multinazionali americane ed e’ presa di mira sia dai regolatori statunitensi che da quelli europei.

Il processo sarà importante per determinare le capacita’ del governo federale di punire questa pratica.

Al centro del processo ci sono alcune transazioni effettuate da Facebook mentre l’azienda stava creando la propria struttura internazionale nel periodo antecedente la quotazione in borsa. E il suo esito dipenderà molto probabilmente sulla valutazione che verra’ data alla proprietà intellettuale utilizzata dalle sussidiare internazionali di Facebook, che pagano i diritti d’autore alla azienda madre.

Facebook e’ infatti incentivata dal regime fiscale internazionale a dare una valutazione bassa a questi asset (tra cui l'accesso agli utenti e la tecnologia), cosicché le sussidiarie pagano meno alla casa madre per il diritto di utilizzarli. Queste ‘vendite’ sono infatti tassate al 35%, l’imposta aziendale negli Stati Uniti precedente all’entrata in vigore della riforma del 2017. Ma il colosso guidato da Zuckerberg sostiene di dovere tasse solo per il 15,5% grazie a una clausola del regime fiscale in vigore prima del 2017 che consente l’utilizzo di una holding nelle Isole Cayman.

Quando pago’ le tasse sulle transazioni in questione, Facebook valuto’ gli asset 7 miliardi di dollari ma, recentemente, l’azienda sostiene di aver sovrastimato il loro valore e pertanto vorrebbe un rimborso. Facebook afferma che nel 2010, l’anno in cui sono state completate le transazioni, il futuro dell’azienda era incerto e che la sussidiaria irlandese ha contribuito in modo sostanziale all'espansione delle attività internazionali della casa madre.

Mentre l’Irs controbatte citando alcuni comunicati del 2010 in cui Facebook afferma di essere ben posizionata per il futuro e in cui spiega che le transazioni in questioni sono motivate da questioni fiscali. Inoltre, l'Irs ritiene che le varie componenti dell’azienda - gli utenti, la tecnologia, e il lato marketing - dovrebbero essere considerate come un’unica cosa, il cui valore e’ maggiore delle somma delle parti.

All’epoca della prima contestazione, l’Irs stimo’ gli asset in questione circa 14 miliardi di dollari. Ma l’anno scorso ha detto che in realtà gli asset potrebbero valere fino a 21 miliardi di dollari. Il che obbligherebbe Facebook a pagare circa 9 miliardi di dollari (quanto l’azienda ha pagato in tasse nel 2018 e nel 2019 in tutto il mondo) in tasse arretrate, senza considerare gli interessi e le penalita’ annesse.

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