Facebook non è più il posto migliore dove lavorare negli Stati Uniti

Per la quarta volta in 11 anni, Bain & Co torna a svettare in classifica. Il social network slitta dal primo al settimo posto

Facebook non è messo sotto pressione soltanto dagli investitori, che da inizio anno si sono liberati del titolo del gruppo (in calo del 22%). Il gruppo alle prese con scandali vari legati alla privacy e con intrusioni hacker è messo alla prova anche dai suoi dipendenti. Lo dimostra la classifica annuale di Glassdoor sulle migliori aziende dove lavorare.

Stando alla "100 Best Places to Work" nel 2019, Facebook non è più il posto migliore dove lavorare. La prima posizione vantata nel 2018 è stata ceduta a Bain & Co: è la quarta volta in 11 anni che questo gruppo conquista la prima posizione. Il più grande social network al mondo è slittato alla settima posizione dietro a LinkedIn (al sesto gradino) e davanti a Google. Al quinto posto c'è Boston Consulting Group e, salendo, società sconosciute in Italia come Procore Technologies, In-N-Out Burger e Zoom Video Communications.

La classifica è realizzata sulla base di quanto sono soddisfatti i dipendenti, che rispondono anonimamente. In questo rientrano giudizi sul Ceo del gruppo d'appartenenza, le opportunità di carriera, compensi e benefici, la cultura e i valori nella società oltre che l'equilibrio tra casa e lavoro. Questo dimostra l'insoddisfazione crescente dentro Facebook alla fine di un anno tutt'altro che facile e iniziato con un Mark Zuckerberg che aveva scelto come suo proposito dell'anno nuovo, quello di "aggiustare" il social network. Per raggiungere l'obiettivo, resta ancora molta strada da fare. Non solo perché - stando a Reuters - da inizio anno ben 93 fondi comuni si sono liberati delle azioni dell'azienda. I legislatori britannici hanno recentemente sostenuto che il gruppo ha offerto i dati dei propri utenti a gruppi come Netflix e Airbnb. E mentre l'ombra dello scandalo legato a Cambridge Analytica ancora pesa, fa discutere che Facebook abbia ammesso di avere reclutato una società di ricerca per indagare sul miliardario George Soros, finanziere estremamente critico del gruppo.

Nonostante tutto questo, Facebook resta tra i posti migliori dove lavorare. Il salario annuo mediano è pari a 240mila dollari. Il Ceo tuttavia guadagna 37 volte quanto portato a casa in media da un suo dipendente. Se si lavora a Menlo Park, quattro mesi di maternità o paternità sono retribuiti, i pasti sono gratuiti e le ferie previste sono di 21 giorni.

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Operazioni sospette di Trump e Kushner, Deutsche Bank ignorò l'allerta antiriciclaggio

Il New York Times: i vertici della banca ignorarono le segnalazioni dei dipendenti nel 2016-2017
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Alcuni dipendenti di Deutsche Bank, specialisti dell'antiriciclaggio, avvertirono i vertici della banca di numerose transazioni sospette, nel 2016 e 2017, che coinvolgevano delle entità controllate dal presidente Donald Trump e dal genero Jared Kushner, raccomandandone la segnalazione alle autorità federali. I vertici della banca, però, scelsero di non segnalare nulla. A raccontarlo è il New York Times.

Marco Glaviano: il fotografo delle top model con la passione per il jazz

Fino al 15 giugno 2019, le sue opere esposte alla Space Gallery St Barth/Soho a New York. Il suo lavoro più bello? Ritratti di jazzisti in un libro ancora da pubblicare
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"Il mio lavoro più bello è questo". Marco Glaviano non indica una ventenne Paulina Porizkova, nuda, nascosta da grandi foglie verdi e umide. Non indica lo sguardo profondo di Claudia Schiffer o un bacio mandato dalle labbra di una giovanissima Cindy Crawford con gli occhi chiusi e un ciuffo ribelle di capelli sul viso. Sta per inaugurare la sua nuova mostra a New York. Ma non è alle opere esposte fino al 15 giugno prossimo alla Space Gallery St Barth/Soho a cui il famoso fotografo fa riferimento, ma a un libro mai pubblicato, sul quale ha iniziato a lavorare nel 1965. "Ne ho pubblicati 15 ma questo non ancora". Il contenuto? Ritratti di jazzisti. "La mia grande passione".

Wall Street, restano le tensioni commerciali Usa-Cina

Dati: in programma la fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan
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Trump pro vita, ma contro le leggi in Alabama e Missouri

Il presidente su Twitter: "Sono fortemente pro vita, con tre eccezioni: stupro, incesto e per proteggere la vita della madre. La stessa posizione di Ronald Reagan". L'offensiva dei repubblicani punta alla Corte Suprema e a cancellare il diritto all'aborto
ap

Il presidente statunitense, Donald Trump, si è dichiarato "pro vita", in una serie di tweet pubblicati nella notte tra sabato e domenica, ma si è espresso contro le nuove leggi che vietano l'aborto in Alabama - dove è già stata promulgata - e Missouri - che sarà presto firmata dal governatore - che impediscono l'interruzione di gravidanza anche in caso di stupro e incesto. "Sono fortemente pro vita, con tre eccezioni: stupro, incesto e per proteggere la vita della madre. La stessa posizione di Ronald Reagan" ha scritto Trump.

Trump vuole graziare dei militari condannati o accusati di crimini di guerra

Lo sostiene il New York Times, secondo cui il presidente vorrebbe i documenti pronti per il Memorial Day (27 maggio)
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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, potrebbe concedere la grazia a diversi militari condannati o accusati di crimini di guerra. Lo scrive il New York Times, secondo cui il capo di Stato avrebbe chiesto al suo staff di preparare i documenti. Tra i soldati da graziare, ci sarebbe anche un militare accusato di aver sparato su civili disarmati in Iraq.

Wall Street, attenzione rivolta sempre ai rapporti Usa-Cina

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A poco più di otto mesi dall’inizio delle primarie democratiche che determineranno il candidato alla corsa alla Casa Bianca 2020, Joe Biden lancia ufficialmente la sua campagna con un grande comizio a Philadelphia, in Pennsylvania, dove ha allestito il suo quartier generale. L’ex vicepresidente americano, che sta volando nei sondaggi, ha attaccato duramente Donald Trump accusandolo di voler dividere il Paese su temi fondamentali come la religione, la razza e l'orientamento sessuale.

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Allarme Microsoft su un bug: potrebbe essere sfruttato come WannaCry

Il virus nel 2017 colpì oltre 200mila computer, inclusi quelli del servizio sanitario nazionale britannico. Problema risolto in versioni vecchie di Windows
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Microsoft ha fatto l'insolito passo di lanciare un avvertimento: un bug informatico che ora ha aggiustato potrebbe essere usato come cyber-arma simile al virus WannaCry che nel maggio del 2017 colpì oltre 200mila computer nel mondo rendendoli inutilizzabili fino al versamento di un riscatto digitale. Tra le vittime di allora ci furono il servizio sanitario nazionale britannico, Fedx e Nissa. Gli Stati Uniti e il Regno Unito puntarono il dito contro la Corea del Nord.