Facebook respinge le accuse del Nyt sul tentativo di nascondere gli scandali: "Semplicemente false"

Zuckerberg e Sandberg rispondono al quotidiano, secondo cui i due manager avrebbero cercato di non far emergere le prove contro la società, spargendo poi informazioni false su rivali e critici
Facebook

Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg, amministratore delegato e direttrice operativa di Facebook, hanno respinto le accuse lanciate dal New York Times, che in un articolo ha sostenuto che i due manager avrebbero nascosto le prove sul Russiagate e sullo scandalo Cambridge Analytica per non danneggiare la società. Zuckerberg ha detto che l'articolo è "semplicemente falso" e ha difeso Sandberg, affermando che nessuno dei due era a conoscenza della collaborazione con Definers Public Affairs, una società di comunicazione politica di stampo conservatore, che sarebbe stata usata per screditare rivali come Google e Apple e critici di Facebook come il miliardario George Soros. Dopo la pubblicazione dell'articolo del New York Times, Facebook ha rescisso il contratto con Definers.

Sandberg, su Facebook, ha ammesso che la risposta sua e di Zuckerberg alle interferenze russe sul social network, per cercare di influenzare le scorse presidenziali statunitensi, è stata "troppo lenta", ma "è semplicemente falso sostenere che non fossimo interessati alla verità o che volessimo nascondere quello che sapevamo, o che cercassimo di impedire le indagini". Ai loro commenti si è aggiunto anche quello del board di Facebook, secondo cui le accuse sono "esageratemente ingiuste".


L'articolo del Nyt

I massimi dirigenti di Facebook hanno a lungo negato e nascosto le prove sul Russiagate e sullo scandalo Cambridge Analytica. A Menlo Park, sapevano che degli hacker russi stavano usando il social network per cercare di influenzare le elezioni presidenziali statunitensi nel 2016 e conoscevano bene anche gli errori commessi nella gestione della privacy degli utenti. Poi, una volta finiti al centro dello scandalo, hanno lanciato una campagna di lobbying per combattere i critici e screditarli, a partire dal miliardario George Soros, e spostare l'attenzione sulle società tech rivali, su cui hanno fatto uscire articoli negativi.

È il New York Times, con una lunga indagine, ad accusare Sheryl Sandberg e Mark Zuckerberg, rispettivamente direttrice operativa e amministratore delegato di Facebook, che avrebbero prima sottovalutato i problemi, poi cercato di nasconderli. Nell'autunno 2016, per esempio, Zuckerberg dichiarò pubblicamente che era "da pazzi" credere che Facebook avesse avuto un ruolo nell'esito delle elezioni, anche se era a conoscenza delle intrusioni degli hacker russi. Facebook ha accumulato prove per un anno sulle attività degli hacker, prima di condividerle pubblicamente.

Una volta al centro dello scandalo, la strategia di Facebook fu molto semplice: mentre Zuckerberg chiedeva scusa nelle audizioni davanti al Congresso, Sandberg conduceva la campagna per screditare i critici. Tra gli episodi raccontati dal quotidiano, anche gli attriti con altre società della Silicon Valley. Quando l'amministratore delegato di Apple, Tim Cook, disse che la sua società non vende i dati dei suoi clienti, Zuckerberg ordinò al suo team di usare solo telefoni e tablet Android. Tra gli amici di Facebook a Capitol Hill, invece, c'è il senatore Chuck Schumer, appena rieletto leader della minoranza democratica in Senato, che è stato il politico che ha ottenuto più fondi dai manager di Facebook nella campagna elettorale del 2016.

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