Facebook verso l’Ipo storica. E’ l’inizio di una nuova bolla?


Molti commentatori hanno paragonato l’Ipo di Facebook a quella di Netscape nel 1995


02.02.12

13:12

Quasi dieci anni fa, sulle pagine del New Yorker, James Surowiecki scrisse che alcune quotazioni a Wall Street, come quella di Ford Motor negli anni Cinquanta o di Google nel 2004, “sono più di una semplice transazione aziendale, sono un evento culturale”. Qualcuno parla ora nello stesso modo dell’Ipo di Facebook: nella richiesta alla Securities and Exchange Commission, la Consob americana, si parla di una raccolta da 5 miliardi di dollari, ma potrebbe essere di più, che valuterebbe la società tra i 75 e i 100 miliardi di dollari. Potrebbe essere l’Ipo maggiore di sempre, ma c’è anche chi teme che possa anche essere l’inizio di una nuova bolla tecnologica: “Facebook potrebbe lanciare il settore tecnologico per un certo periodo, ma bisogna ricordare che tutto quello che va molto in alto, prima o poi ricade”, ha scritto John Nyaradi su SeekingAlpha.

Molti commentatori hanno paragonato l’Ipo di Facebook a quella di Netscape nel 1995, che segnò l’inizio del boom tecnologico degli anni Novanta: “per chi guardava da fuori quella transazione sembrò magia. Un’azienda eterea, quasi evanescente, aveva messo a segno l’Ipo di maggior successo di sempre e improvvisamente valeva oltre due miliardi di dollari. Sembrava tutto così semplice”, scriveva Erik Larson sul World of Business. Ma semplice non era e la bolla dot.com scoppiò di lì a poco.

Succederà lo stesso con Facebook? Per ora è difficile dirlo. “I fatti di questi giorni mi ricordano la bolla dot.com, quando le valutazioni erano altissime e ingiustificate. Ma Facebook piace a tutti e per questo vale quello che vale”, ha detto Richard Harris, amministratore delegato di Port Shelter Investment Management, secondo cui il social network “genera molto interesse, ma non prodotti reali e il giro d’affari è relativamente limitato per una valutazione del genere”. Tuttavia è presto per giudicare se i fondamentali della società sono abbastanza forti per sostenere la pressione: “per ora è il giocatore più forte in campo, ha la demografica migliore per attrarre pubblicità. La gente paga per queste cose da quando Google ha fatto la sua comparsa”, dice Alison Deans, consulente di Varick Asset Management. Sarà dunque il tempo a decidere, per ora non resta che aspettare la quotazione, a primavera.

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