Facebook vive la seduta peggiore di sempre a Wall Street, dubbi su crescita

Crollo del 20% all'indomani di conti deludenti. Le guidance preoccupano. Pioggia di bocciature degli analisti ma non manca chi è contrarian

Quella odierna è stata una seduta da dimenticare per Facebook, che solo ieri aveva archiviato una giornata record a Wall Street. Oggi la seduta è stata la peggiore di sempre. Mai, da quando il gruppo si è quotato il 18 maggio del 2012, il suo titolo ha subito un calo del 19%. Dopo meno di un'ora di contrattazioni, il social network aveva già mandato in fumo oltre 100 miliardi di dollari di capitalizzazione, scesa a fine giornata a 510,2 miliardi. Anche in questo caso, mai era successa una cosa simile in un solo giorno in tutta la storia dell'azionario Usa.

A provocare il sell-off è stato un mix di fattori che ha spinto molti analisti a bocciare il titolo del gruppo di Menlo Park (California): ricavi trimestrali in rialzo annuo del 42% ma sotto le stime (era dalprimo trimestre del 2015 che sul fronte del fatturato l'azienda non deludeva); utenti attivi quotidianamente cresciuti su base trimestrale al passo più lento di sempre; previsioni per una decelerazione dell'aumento dei ricavi per il resto dell'esercizio, colpa anche degli ingenti investimenti in sicurezza (resi urgenti dallo scandalo Cambridge Analytica e dalle nuove norme Ue volte a tutelare la privacy).

A contribuire alla debacle borsistica di Facebook sono, oltre ai conti, una serie di bocciature. Credit Suisse ha tagliato a 225 da 265 dollari il suo obiettivo di prezzo, lasciando però a "outperform" la raccomandazione. Gli esperti di Nomura hanno portato a 183 da 228 dollari il target price con rating "neutrale". Anche Ubs ha ridotto il livello a cui si aspetta che il titolo arrivi, a 180 da 212 dollari, con rating tagliato a "neutrale". Morgan Stanley prevede che Facebook valga 185 dollari, non più 215, ma resta convinto che il titolo vada sovrappesato in portafoglio. Gli analisti di Raymond James ha tagliato a "outperform" da "comprare con convizione" la loro raccomandazione citando le stime sui margini di profitto viste dall'azienda intorno al 30% contro il 45% atteso dall'analista nel 2018. Ad essere contrarian è Wedbush, secondo cui il sell-off è "eccessivo e ingiustificato". E' vero che le guidance del 2018 fornite dal gruppo sono inaspettatamente pessimiste, ha spiegato, ma Facebook si rimetterà sulla giusta carreggiata entro la fine del 2019 tanto che gli utili e ricavi sono visti crescere per molti anni.

Resta da vedere se nel frattempo non emergeranno nuovi scandali e polemiche che spingeranno il Ceo e fondatore Mark Zuckerberg a fare un ennesimo mea culpa. La credibilità del gruppo è in gioco.

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