Fca: con ecotassa, piano investimenti in Italia "va rivisto", allarme sindacati

Pressing sul governo Lega-M5S. Per Uilm, l'imposta costringe le aziende a "fare harakiri". Fiom minaccia mobilitazione. Per Fim è un "suicidio di stato". Manley debutta da Ceo al salone di Detroit. "Soddisfatto" dei conti del 2018. Avanti da soli

Detroit - Fiat Chrysler Automobiles sta rivedendo il suo piano di investimenti in Italia da 5 miliardi di euro al 2021, anno in cui era prevista anche la piena occupazione negli stabilimenti del nostro Paese. Con l'introduzione dell'ecotassa nella legge di bilancio firmata Lega-M5S, "il contesto è cambiato". Parola di Mike Manley.

Al suo primo salone dell'auto di Detroit nei panni di amministratore delegato del gruppo italo-americano, il top manager britannico ha spiegato che l'imposta, attiva dal prossimo primo marzo, "sta certamente a significare che il piano va rivisto di nuovo. E' sotto revisione in questo momento". Il successore di Sergio Marchionne, mancato il 25 luglio scorso, non ha voluto aggiungere altro prendendo tempo in attesa del decreto che chiarirà i dettagli legati all'imposta che penalizza i veicoli come i Suv che hanno emissioni di anidride carbonica superiori a 160 g/km.

I sindacati italiani, con cui le trattative sul contratto riprenderanno a fine mese, sono già in allarme. "Come temevamo l'ecotassa ha causato il rallentamento degli investimenti di Fca nel nostro Paese, il governo costringe le aziende del settore auto a fare harakiri", ha commentato Dario Basso, segretario generale della Uilm di Torino, chiedendo "un passo indietro" all'esecutivo. E' la richiesta anche di Fiom-Cgil, che attraverso il segretario nazionale Michele De Palma vuole dal governo una "convocazione di un tavolo" altrimenti sarà mobilitazione. Per la Fim è un "suicidio di stato".

Manley "soddisfatto" dei conti 2018, pronto al 2019
Mentre si attendono sviluppi sul fronte italiano, Manley si è detto "pronto" per affrontare il 2019 dopo "sei mesi intensi" successivi alla scomparsa di Marchionne. Il Ceo è "soddisfatto" dei conti del 2018, che verranno comunicati il prossimo 7 febbraio.

Dicendosi "ancora positivo" per il mercato europeo, Manley ha sottolineato le incertezze attraverso cui Fca dovrà navigare come la Brexit e appunto l'ecotassa. In Cina, dove il mercato auto per la prima volta in quasi 30 anni ha subito una contrazione, lui si aspetta in generale un 2019 piatto ma là ci sono "opportunità significative. Stiamo lavorando per sprigionarle". In Usa si aspetta una moderazione del comparto delle quattro ruote, che è riuscito, seppur di poco, a registrare immatricolazioni in rialzo sopra i 17 milioni di unità per il quarto anno di fila. Per Fca, comunque, gli Usa rappresentano un "successo", merito della strategia voluta da Marchionne di abbandonare le auto prima dei gruppi rivali in favore dei veicoli che i consumatori americani vogliono e che garantiscono margini più alti: i Suv a marchio Jeep e i pickup truck Ram.

Per Jeep finito altro anno record
Dopo un 2018 in cui Jeep ha venduto nel mondo 1,6 milioni di esemplari, un nuovo record, Manley si aspetta che nel 2019 il trend continui; in Usa, dove Jeep ha chiuso il 2018 con vendite in rialzo del 17% sul 2017, stima si arrivi a venderne un milione. E in vista del lancio di due nuove Jeep, la capacità produttiva in Nord America aumenterà "in un futuro molto vicino" perché "non c'è alcun modo di inserirli nell'attuale infrastruttura manifatturiera". Per location e dati bisogna aspettare ma la creazione di occupazione sarà "significativa", ha garantito Manley che sul rischio di una frenata dell'economia ha aggiunto: "Sono sempre preoccupato" da un tale rischio ma "la fiducia dei consumatori è ancora forte come la domanda di Ram". Di questa vettura, Fca ha presentato il nuovo Heavy Duty prodotto in Messico.

Delle tensioni commerciali tra Usa e Cina aspetta gli sviluppi mentre spera che lo shutdown, iniziato il 22 dicembre scorso, finisca presto. Esso rallenta l'omologazione del nuovo Ram, il cui lancio potrebbe esserne condizionato.

Dopo cessione Magneti Marelli, risultati raggiungibili da soli
Aspettandosi come da programma che la cessione di Magneti Marelli per 6,2 miliardi di euro ai giapponesi di Calsonic Kansei si chiuda entro il primo trimestre, Manley esclude per ora una cessione di Comau (automazione robotica) e Teksid (siderurgia): "Sono concentrato sulla creazione di valore in queste attività. Se ne sono capace, ciò mi darà opzioni in futuro". Con soddisfazione il Ceo ha spiegato che "siamo arrivati ad avere una stabilità di bilancio e risorse di cui non abbiamo mai goduto. Possiamo dare risultati nei prossimi 5 anni da gruppo indipendente". Manley però ha ammesso: "Sarebbe sbagliato per me dire che non sarei interessato se ci fosse una partnership interessante" da valutare. Quella attesa tra l'americana Ford e la tedesca Volkswagen, non lo preoccupa affatto. Ma come gli ha insegnato la scomparsa di Marchionne, "bisogna essere preparati a tutto". Altro motto lanciato da Detroit: "Mai dire mai, su qualsiasi cosa".

Mike Manley, Ceo di Fca A24