Fca gioca d'anticipo su Trump: investirà 1 miliardo di dollari in Usa

Si punta alla riconversione e all'ammodernamento di due impianti in Michigan e in Ohio che garantiranno 2.000 posti di lavoro

Alla vigilia dell'apertura del Salone dell'auto di Detroit, Fiat Chrysler Automobiles ha giocato d'anticipo sul presidente eletto Donald Trump annunciando un investimento da 1 miliardo di dollari e la creazione di 2.000 posti di lavoro in Usa. Continuano così gli sforzi del gruppo per aumentare la capacità produttiva in Usa di truck e Suv con lo scopo di stare al passo con la domanda e per rafforzare la base manifatturiera in Usa: dal 2009 gli investimenti dell'azienda hanno superato i 9,6 miliardi di dollari con la creazione di 25mila posti di lavoro. A luglio Fca aveva comunicato un investimento da quasi 1,5 miliardi  nell'impianto di assemblaggio a Sterling Heights (Michigan, dedicato alla prossima generazione del Ram) e di oltre un miliardo per i suoi impianti di assemblaggio a Belvidere (Illinois) e a Toledo (Ohio) centrati sul Suv a marchio Jeep. L'ultimo investimento permetterà la riconversione e l'ammodernamento di due impianti, uno a Warren (Michigan) e uno a Toledo (Ohio).

Nel comunicato stampa rilasciato da Fca è stato specificato che i lavori previsti in uno dei due impianti, quello di Warren, consentiranno all’azienda di produrre il pesante pick-up Ram che attualmente viene prodotto nell'impianto di Saltillo, in Messico (dove comunque la produzione non verrà interrotta), ma anche nuove versioni di Jeep Wagoneer e di Grand Wagoneer (in vendita l'ultima volta nel 1991; gli analisti si aspettano un prezzo di 100mila dollari, cosa che lo renderebbe un rivale di Ranger Rover e altri Suv di lusso). Nell'impianto sud di Toledo nascerà un nuovo pickup track a marchio Jeep: da tempo oggetto di rumor, conferma l'intenzione di Fca di volere sfruttare la popolarità crescente del marchio per accaparrarsi una fetta maggiore di una delle categorie di prodotto più redditizie.

Si tratta di un annuncio importante che arriva a distanza di pochi giorni dal botta e risposta che ha interessato tre grandi produttori (Gm, Ford e Toyota) e Donald Trump. Motivo delle controversie sono state le minacce del presidente eletto di imporre dazi doganali alti a coloro che produrranno in Messico auto destinate al mercato americano. Gm e Toyota hanno risposto che non cambieranno i propri piani mentre Ford ha fatto marcia indietro bloccando un investimento da 1,6 miliardi per la creazione di un nuovo impianto oltre confine.

La mossa "è una continuazione degli sforzi già in atto per aumentare la capacità produttiva negli Usa così da soddisfare la domanda di Suv e fuoristrada", ha detto il Ceo Sergio Marchionne nel comunicato aggiungendo che sarebbe utile consolidare negli Stati Uniti "un centro di produzione globale" per i suoi marchi di punta. La società non ha comunque specificato con che percentuale investirà i soldi nei due impianti né tanto meno quanti dei duemila nuovi posti di lavoro sono destinati ad uno o all'altro.

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