Fca punta a soluzione "giusta" del caso emissioni in Usa

Secondo Bloomberg, la Giustizia americana potrebbe fare causa al gruppo questa settimana se i negoziati non portassero a una soluzione. L'azienda: "Sarebbe controproducente". Un'analista: sarebbe uno sviluppo inatteso

Una causa legale ancora non è stata depositata dal governo Usa e, salvo sorprese, non ci sono indicazioni che lo sarà a breve nei confronti di Fiat Chrysler Automobiles. C'è chi interpreta così, ridimensionandole, le indiscrezioni di Bloomberg che ieri hanno provocato un calo del 3,7% del titolo Fca nel dopo mercato a Wall Street, ampliando la flessione registrata nel corso della seduta (-3,11% a 10,59 dollari) in una giornata per altro in cui la Commissione europea aveva annunciato l'apertura di una procedura di infrazione contro l'Italia per il mancato adempimento degli obblighi derivanti dalla normativa Ue in materia di omologazione dei veicoli. Secondo Bloomberg, il dipartimento di Giustizia Usa già questa settimana potrebbe fare causa al gruppo guidato da Sergio Marchionne se - e solo se - dovessero fallire i negoziati da tempo in corso sulla violazione presunta delle leggi americane sulle emissioni. Fca punta a una soluzione "giusta" del caso.

Una causa Usa? Per ora solo un'ipotesi
Il fatto che una causa possa essere lanciata da parte del governo Usa non è una novità; era uno scenario che già si profilava il 12 gennaio scorso quando l'Agenzia per la protezione ambientale (Epa) statunitense accusò Fca di avere violato la legge con circa 104.000 veicoli installando, "senza comunicarlo, un software di gestione delle emissioni nei modelli Jeep Grand Cherokee e Ram 1500 prodotti nel 2014, 2015 e 2016 con motori diesel a tre litri venduti in Usa". L'unico elemento nuovo fornito dall'agenzia stampa americana è la tempistica di una causa che per ora è, appunto, soltanto una ipotesi. "Se si verificasse, sarebbe uno sviluppo un po' inatteso", ha commento un analista che non ha voluto essere identificato perché ancora non c'è certezza sulle mosse della Giustizia americana e delle misure che potrebbe prendere.

Fca: una causa sarebbe controproducente, il gruppo si difenderebbe
Fca Us - la divisione americana del gruppo - ha spiegato via email che sta avendo "discussioni attive" con la divisione Risorse ambientali e naturali del dipartimento di Giustizia. "In caso di una qualsiasi causa, Fca Us si difenderà con decisione, specialmente contro ogni accusa secondo cui l'azienda ha volutamente installato 'defeat device' per barare ai test sulle emissioni". L'azienda "crede che una qualsiasi causa sarebbe controproducente nell'ambito delle discussioni in corso con l'Agenzia per la protezione ambientale e con il California Air Resources Board", autorità californiana preposta a garantire 'aria pulita' che a sua volta aveva inviato una notifica al gruppo.

Quando il caso esplose a inizio anno, Marchionne rispedì al mittente le accuse e rifiutò categoricamente ogni paragone tra il suo gruppo e Volkswagen: chi lo fa "ha fumato qualcosa di illegale", disse, perché secondo lui nessun "defeat device" - quello con cui il gruppo tedesco ha barato su 11 milioni di vetture facendo esplodere uno scandalo su scala mondiale - è stato usato da Fca. "Le auto di Volkswagen si comportavano in modo diverso a seconda che fossero in laboratorio o su strada", aveva precisato il manager italo-canadese in una call con la stampa. "Le nostre si comportano allo stesso modo" nelle due condizioni di guida motivo per cui non si può parlare di defeat device.

Attesa per via libera ad aggiornamento software
Il dialogo tra l'azienda da un lato, e l'Epa e il Carb dall'altro continuano "in modo cooperativo da mesi", ha precisato Fca dicendosi "impegnata a risolvere le preoccupazioni delle agenzie velocemente e in modo amichevole". L'azienda ha proposto una soluzione software: si trova nelle "fasi finali" per ottenere un via libera regolatorio all'aggiornamento del software stesso per i modelli 2017 di Jeep Grand Cherokee e Ram 1500 con motori diesel che poi Fca userebbe anche sulle vetture citate dall'Epa. Un via libera permetterebbe di chiudere un caso che nel peggiore degli scenari potrebbe costare al gruppo una multa fino a 4,63 miliardi di dollari. Uno scenario, quello peggiore, che secondo l'analista sopra citato metterebbe ancora di più sotto pressione il target di riduzione del debito considerato "ambizioso". L'esperto ha tuttavia voluto precisare che "la performance finanziaria di Fca nel primo trimestre è stata solida".

Fca semina Ford e Gm in borsa
Insomma, il gruppo è convinto di avere agito in buona fede, che errori possono anche essere stati commessi ma che nessuno dentro Fca ha mai provato a violare le regole del gioco. Fino ad ora il mercato ha creduto in Fca, forte anche di un contesto regolatorio meno stringente che gli analisti si aspettano durante l'amministrazione Trump: da inizio anno il titolo al Nyse ha guadagnato il 16% e negli ultimi 12 mesi ha aggiunto il 51%. Per un confronto, le azioni Ford hanno perso l'11% da gennaio e il 18% nell'ultimo anno. Il titolo General Motors ha ceduto il 7% da inizio anno ma è salito del 6% in 12 mesi.

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