Fca punta sugli Usa. Marchionne chiede chiarezza a Trump

"Un atto dovuto" l'investimento da 1 miliardo di dollari, dice il Ceo del gruppo commentanto il ringraziamento del presidente eletto. Possibile la chiusura delle fabbriche del gruppo in Messico se verranno imposti dazi doganali alti

Detroit - Sergio Marchionne non si è sbilanciato su Donald Trump. "Aspettiamo il suo insediamento" alla Casa Bianca per capire cosa intende veramente fare da presidente degli Stati Uniti. E' questa la linea di Fiat Chrysler Automobiles che "come tutti, ha bisogno di chiarezza" perché fino ad ora quello che circola sono "solo speculazioni". L'amministratore delegato di Fca, dal salone dell'auto di Detroit, ha detto di non avere avuto contatti con il presidente eletto né con i suoi consulenti. E lì per lì ha tentennato a commentare il tweet con cui il successore di Barack Obama ha ringraziato Fca per avere annunciato il giorno precedente un miliardo di dollari di investimenti in Usa, cosa che comporterà la creazione di 2.000 posti di lavoro. "E' il presidente eletto, non è il fornaio", come a dire che nei suoi confronti si deve dimostrare il massimo rispetto. Poi però Marchionne ha ringraziato per il ringraziamento ricevuto precisando che la decisione di puntare ulteriormente in Usa era "un atto dovuto per il Paese" che nel 2008-2009 è stato messo in ginocchio dalla peggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione degli anni '30 del secolo scorso e che ha visto l'ex Chrysler finire in bancarotta e Gm ricevere aiuti dal governo Usa.

Un Marchionne particolarmente disposto a parlare a braccio di tutto - e che ha confermato tutti i target al 2018, incluso l'azzeramento del debito - ha però voluto precisare che l'annuncio dell'8 gennaio "è stato una coincidenza" con la marea di tweet con cui Trump ha criticato gruppi come Gm e Toyota, colpevoli di produrre in Messico e di importare a costo zero vetture in Usa. La tempistica della decisione non è stata pensata per anticipare 'cinguettii' minacciosi. Certo è che l'uso di Twitter da parte di una figura come quella del Commander in chief, "è un territorio nuovo per tutti noi. Nessuno ha mai avuto un presidente che twitta, E' un nuovo modo di comunicare e dovremo imparare a rispondere", ha detto il Ceo ammettendo di essere "al buio come tutti. Insomma, bisogna capire quali mosse farà Trump una volta che metterà piede alla Casa Bianca.

C'è comunque il rischio che Fca chiuda le sue fabbriche in Messico se Trump imporrà dazi doganali penalizzanti sui veicoli importanti in Usa. "E' possibile che se tariffe economiche sono imposte e sono sufficientemente grandi, [quelle tariffe] renderebbero antieconomica qualsiasi produzione in Messico e dovremmo ritirarci" da quel Paese. Si tratta di uno scenario "possibile". Per la nazione dell'America centrale sarebbe un duro colpo: il settore delle quattro ruote in loco è fiorito grazie all'accordo di libero scambio tra Usa, Messico e Canada, il North American Free Trade Agreement che il presidente eletto vuole rinegoziare. "L'accordo Nafta comprende sia Canada sia Messico, le implicazioni sono larghe...sono cose da studiare", ha detto Marchionne.

La variabile forse più importante è data dal fatto che il successore di Barack Obama inoltre ha parlato di dazi al 35% sulle auto importante dal Messico. "Il settore auto del Messico è stato attrezzato per provare e gestire il mercato Usa", ha continuato Marchionne aggiungendo: "Se il mercato Usa non fosse più lì, allora la ragione della sua esistenza non ci sarebbe". Secondo lui sarebbe troppo costoso riadattare l'infrastruttura di Fca in Messico per esportare in tutto il mondo. "La transizione sarebbe costosa e sarebbe molto molto incerta; non c'è una transizione facile; quegli impianti sono stati progettati e pensati quando Nafta era viva e stava bene".

Altri Servizi
AP

La crescita globale si sta rafforzando ma servono politiche di sostegno per mantenere lo slancio. Anche perché la produttività è al palo, da ben prima della crisi. E' questo il messaggio di Christine Lagarde, il direttore generale del Fondo monetario internazionale, che dalla capitale americana rilancia il suo mantra: la storia insegna che il protezionismo non ha funzionato. E che è la tecnologia, non la globalizzazione, ad avere causato disuguaglianze. Nella sua Global Policy Agenda, la ricetta per "una economia globale più inclusiva e resiliente" pubblicata nell'ambito dei lavori primaverili dell'istituto di Washington, l'ex ministro francese delle Finanze sottolinea come "le prospettive di breve termine in molte economie avanzate stanno migliorando, con alcune di esse vicine alla piena occupazione. Eppure, un certo numero di economie avanzate sta operando al di sotto del potenziale con l'attività economica frenata dal peso del debito, da sistemi bancari deboli e dall'incertezza sulla crescita futura".

Trump a Gentiloni, Europa forte è importante. In Libia nessun ruolo

Con Italia "amici e partner vitali". Sì a relazioni commerciali "equilibrate, reciproche, eque e a beneficio di ambo i Paesi". Il presidente del consiglio ribadisce impegno finanziario verso la Nato

Un'Europa forte "è importante per gli Stati Uniti", che in Libia non sembrano volere alcun ruolo se non quello di sconfiggere il terrorismo. Sono questi alcuni dei messaggi lanciati ieri da Donald Trump nella conferenza stampa congiunta con Paolo Gentiloni.

Governo Usa: "L'arresto di Assange è una priorità"

Lo ha detto il segretario alla Giustizia, Jeff Sessions. Trump, mesi fa: "Amo WikiLeaks", nel 2010: "Pena di morte"
Ap

L'arresto del fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, è una "priorità" per gli Stati Uniti. Lo ha detto ieri il segretario alla Giustizia, Jeff Sessions, durante una conferenza stampa a El Paso, in Texas. "Aumenteremo ancora i nostri sforzi, e li stiamo già aumentando, contro tutte le fughe di notizie [...] S", è una priorità [arrestare Assange]. Cercheremo di mettere un po' di persone in carcere".

Italia: Fmi peggiora stime su deficit e debito, più tasse su patrimoni e immobili

L'istituto di Washington consiglia una riduzione ulteriore del cuneo fiscale. Anche grazie al nostro Paese, stop all'austerità nelle economie avanzate e politica fiscale espansiva in Eurozona nel 2017

Peggiorando le stime su deficit e debito negli anni a venire, il Fondo monetario internazionale preme affinché l'Italia riduca ulteriormente il cuneo fiscale e ricorra a tasse su patrimoni e immobili (il governo Renzi aveva eliminato l'Imu sulla prima casa). Il nostro Paese viene citato dall'istituto di Washington tra quelli che hanno contribuito a mettere fine all'austerità nelle economie avanzate. E grazie anche all'Italia, la politica fiscale nell'Eurozona per il 2017 dovrebbe rimanere espansiva. Inoltre, dice il Fondo, le elezioni in Francia e Germania e magari anche nella nostra nazione potrebbero cambiare il quadro fiscale, ancora alle prese con rischi elevati a causa soprattutto dell'incertezza legata alla politica economica della nuova amministrazione Usa.

Wall Street: nervosismo aspettando voto in Francia

Ottimismo per la riforma fiscale; gli investitori aspettano le presidenziali francesi
AP

Wall Street, il mercato torna a sperare in una riforma fiscale

Seduta in rialzo. Record per il Nasdaq. AmEx in rally grazie alla trimestrale
AP

Trump crede in un'Europa forte. Italia partner commerciale e contro Isis

Il presidente americano ha incontrato alla Casa Bianca il presidente del consiglio, Paolo Gentiloni. Bene l'Italia sulla Libia, ma da noi non ci sarà nessun aiuto

Nonostante abbia sostenuto la Brexit e più volte abbia dato il suo appoggio a candidati anti Europa, Donald Trump si conferma un sostenitore dell'Unione. "Un'Europa forte è molto molto importante sia per me che per gli Stati Uniti", ha detto nella conferenza stampa di ieri alla Casa Bianca insieme al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. I due politici hanno parlato dei rapporti commerciali tra Italia e Stati Uniti, che sono fondamentali e che devono essere "reciproci", ha detto Trump. Allo stesso tempo il presidente americano ha ricordato come l'Italia sia uno dei principali partner commerciali degli Stati Uniti, "anche se in pochi lo sanno".

Gentiloni: "rapporti storici" con gli Usa. A Trump: può essere l'anno della sconfitta di Daesh

Mediterraneo? Mitigare crisi migranti. Libia? No alla divisione in due. Siria? Cosa buona il raid americano ma no a soluzione militare. Russia? Coinvolgerla senza mostrare debolezza. Brexit? Negoziati difficili. Elezioni Ue? Preoccupazione ma ottimismo

Paolo Gentiloni si presenta alla Casa Bianca di Donald Trump forte di "rapporti storici" che oggi "fanno parte anche dei nostri interessi". Parole, queste, che ricalcano quelle pronunciate da un alto funzionario del dipartimento di Stato in vista del G7 dei ministri degli Esteri che si è svolto a Lucca il 10 e 11 aprile scorsi: "L'Italia è uno dei partner internazionali di maggior valore degli Stati Uniti e uno dei nostri più stretti amici". Se la stessa fonte ci aveva detto che la relazione tra Usa e Italia "si basa su una storia e su interessi condivisi riguardanti una vasta gamma di questioni globali", Gentiloni ha citato esplicitamente quelle questioni a poche ore dal suo arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump a cui dirà di "tenere l'Africa in testa all'agenda". E con una punta di ottimismo che "questo può essere l'anno della sconfitta di Daesh nel controllo del territorio". Quindi avanti con la campagna militare della coalizione guidata dagli Usa contro il terrorismo in Siria e Iraq.

Trump, ordine esecutivo per difendere prodotti e lavoratori Usa

Il presidente: "I posti di lavoro devono essere offerti prima agli americani", troppi abusi con i visti H-1B. "Grazie a me, vedremo di più la scritta 'Made in USA'"

"I posti di lavoro devono essere offerti prima ai lavoratori statunitensi". Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cos" annunciato il proprio ordine esecutivo che avrà l'obiettivo di modificare il programma per l'assegnazione dei visti H-1B, che permettono alle aziende statunitensi di assumere lavoratori stranieri che abbiano competenze in settori specifici; si tratta di un visto molto utilizzato dalle società hi-tech, ma che sarebbe stato usato per assumere lavoratori stranieri per posti di lavoro con salari medio-bassi, a scapito degli statunitensi.

Primo trimestre positivo per General Electric: vira in attivo, fatturato oltre stime

A fare da traino sono state le attività nel settore delle energie rinnovabili, dell'oil & gas, dell'aviazione, della sanità e dei trasporti, ma anche il piano di riduzione dei costi industriali, che prosegue secondo le previsioni.
General Electric

Primo trimestre positivo per General Electric. La conglomerata industriale, che aveva chiuso lo stesso periodo dell'anno scorso in perdita, ha virato in attivo, con utile e fatturato oltre le stime. A fare da traino sono state le attività nel settore delle energie rinnovabili, dell'oil & gas, dell'aviazione, della sanità e dei trasporti, ma anche il piano di riduzione dei costi industriali, che prosegue secondo le previsioni.