Fed: cacciare Powell, la mossa pericolosa (ma improbabile) ipotizzata da Trump

Mentre la Federal Reserve si preparava a concludere la sua quarta riunione del 2019, a Washington e dintorni si era riacceso il dibattito sui poteri che un presidente americano ha per rimuovere la persona alla guida della banca centrale Usa. Non è la prima volta, visti i ripetuti attacchi mossi da Donald Trump a Jerome Powell, pesantemente criticato per avere alzato i tassi quattro volte nel 2018 invece che tagliarli.

Sono state nuove indiscrezioni di stampa a portare gli esperti a domandarsi fino a che punto l'inquilino della Casa Bianca può spingersi per arrivare a cambiare un governatore della Fed. Stando ai rumor, all'inizio dell'anno Trump ha chiesto ai legali della Casa Bianca di valutare le opzioni per togliere a Powell la presidenza della Fed.

Un presidente americano ha il potere di nominare i membri del board della Federal Reserve, incluso il suo presidente, e può licenziarli per giusta causa. E' quello che prevede il Federal Reserve Act, la legge del 1913 con cui è stato istituito il sistema della Fed e che ne definisce struttura, funzioni e obiettivi. Stando al testo i governatori possono essere "rimossi per giusta causa dal presidente" Usa. Siccome il presidente della Fed è anche governatore del board, la legge teoricamente si applica anche a Powell. Gli esperti di giurisprudenza, tuttavia, sottolineano come non sia precisato cosa si intenda per "cause", il motivo scatenante di un licenziamento. Da qui l'incertezza su cosa Trump possa davvero. Certo è che un mancato taglio dei tassi non basterebbe per giustificare una rimozione di Powell o un suo declassamento.

Un caso però è utile come precedente. Nel 1965, dopo uno scontro con l'allora presidente della Fed William McChesney Martin, il presidente americano Lyndon Johnson chiese al dipartimento di Giustizia se poteva legalmente cacciarlo. I suoi legali gli consigliarono che essere in disaccordo con la politica della Fed non rientrava nella cosiddetta "cause"; anche in quel caso non era piaciuto una stretta monetaria. Ci sono tuttavia altre strade che si possono percorrere: Thomas McCabe - il numero uno della Fed tra il 1948 e il 1951 - fu costretto a dare le dimissioni a causa di scontri con il governo di Harry Truman. Il capo della Fed William Miller ricopr" il suo incarico solo per un anno prima che il presidente Jimmy Carter lo trasferisse nel 1979 alla guida del dipartimento del Tesoro (dove rimase fino al 1981). In ogni caso, il Senato deve approvare ogni sostituzione cos" come è chiamato a dare l'ok alle nomine fatte da un Commander in chief (curiosamente, le persone scelte da Trump non sono note per essere delle 'colombe' dichiarate).

Cambiare dunque la composizione della banca centrale americana attraverso la rimozione dei loro governatori è una strategia rischiosa oltre che altamente controversa. Per questo forse Trump continuerà a criticare la Fed senza agire. La sua speranza è influenzarne la politica monetaria attraverso le lamentele anche se Powell ha più volte detto che la politica tra Casa Bianca e Capitol Hill non influenza le sue scelte.

A marzo, in una intervista alla trasmissione "60 Minutes" sul canale Cbs, Powell era stato categorico: "La legge è chiara: ho un mandato di quattro anni e intendo completarlo". Questa stessa frase è stata poi da lui pronunciata oggi in conferenza. Sempre a marzo, stando al Wall Street Journal, Trump disse a Powell in una telefonata: "Sono costretto a tenerti". Ieri aveva risposto con un "vediamo cosa fa" a chi gli aveva chiesto se voleva ancora degradare Powell. Farlo o addirittura cacciarlo sarebbe una mossa non solo senza precedenti ma anche pericolosa: l'indipendenza della Fed ne sarebbe intaccata con conseguenze pesanti per i mercati. E infatti Nancy Pelosi, la speaker democratica della Camera, oggi ha detto: "L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un presidente che minaccia il governatore della Fed" per portare i tassi laddove vuole lui. Minacciare Powell è "molto sbagliato".