Trump attacca la Fed: confusione dopo il discorso di Williams

Il mercato si domanda: taglio dei tassi di 50 o 25 punti base a fine mese?

Il presidente americano, Donald Trump, è intervenuto a gamba tesa nel dibattito partito ieri dopo alcune dichiarazioni fatte dal numero uno della Federal Reserve di New York, John Williams, che il mercato aveva interpretato così da "colomba" da essere arrivato a scommettere su un taglio dei tassi di ben 50 punti base nella riunione della banca centrale di fine mese. Poi però la Fed di New York si è sentita costretta a precisare che quanto detto da Williams - il terzo uomo più importante nel sistema della Fed - faceva parte di un "discorso accademico basato su 20 anni di ricerca. Non ha nulla a che fare con potenziali azioni di politica monetaria relative al prossimo meeting del Federal Open Market Committee" in calendario il 30 e 31 luglio.

Alla luce di tutto questo gli investitori si sono ritrovati a ricalibrare le loro aspettative, sgonfiando le probabilità di un taglio dei tassi così generoso. Dal canto suo Trump è tornato a fare pressing sulla Fed e sullo stesso Williams. Nel primo di una serie di tweet, ha scritto: "L'affermazione iniziale del presidente della Fed di New York John Williams mi piace molto di più della seconda. La sua prima dichiarazione è giusta al 100% dal momento che la Fed ha 'alzato' [i tassi] troppo rapidamente e troppo presto".

Williams però non ha detto questo. Piuttosto, lui ha spiegato che in un mondo in cui i tassi di interesse sono più bassi di quanto lo siano stati storicamente, le banche centrali devono agire con tempestività e decisione a qualsiasi segnale di debolezza. Nel suo discorso pronunciato a un evento della Central Bank Research Association, Williams ha affermato che "è meglio agire con misure preventive che aspettare che un disastro si dispieghi". E che "quando si hanno stimoli limitati a disposizione, vale la pena agire rapidamente per abbassare i tassi al primo segnale di stress economico". E' sostanzialmente quello che il 25 giugno scorso il governatore Jerome Powell aveva detto parlando al Council on Foreign Relations di New York: "Le ricerche dimostrano che è meglio agire preventivamente invece di aspettare che il quadro economico peggiori sempre di più". Secondo Powell, "in generale, le banche centrali vogliono agire preventivamente. L'idea è che è meglio prevenire che curare. E' quello a cui stanno pensando le banche centrali nel mondo, Fed inclusa. Meglio agire prima che dopo, in generale".

A prescindere da come abbia interpretato i commenti di Williams, Trump si è rivolto direttamente alla banca centrale scrivendo in un altro 'cinguettio': "Fed: praticamente non c'è inflazione". Ecco perché secondo lui il costo del denaro va ridotto. In un altro tweet l'inquilino della Casa Bianca ha scritto che "siamo in un mondo competitivo e stiamo vincendo alla grande ma non è grazie alla Federal Reserve. Se non avesse agito [tagliando i tassi] così rapidamente e così tanto, staremmo andando ancora meglio di ora. Questa è la nostra occasione per creare un patrimonio e un successo senza precedenti per la crescita Usa, cosa che ridurrebbe di molto il debito. Non rovini" tutto.

Trump ha anche scritto che "per via del modo di pensare sbagliato della Federal Reserve, paghiamo tassi di interesse molto più alti rispetto a Paese che non sono paragonabili a noi da un punto di vista economico. In altre parole, i costi dei nostri interessi sono molto più alti che in altre nazioni, quando dovrebbero essere più bassi".

In una intervista dell'11 luglio pubblicata oggi dal Wall Street Journal, la "colomba" James Bullard (Fed di St. Louis) ha spiegato che secondo lui un taglio dei tassi di 25 punti base a fine mese è più che sufficiente. "Non credo che ad oggi la situazione richieda una mossa più decisa", aveva detto al giornale. 

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