Fed: Dudley fa il tifo per la rielezione di Yellen

Per il presidente della sede newyorchese della banca centrale Usa, è "troppo presto" per sapere quando i tassi verranno alzati. L'inizio della riduzione del bilancio dell'istituto ci sarà "relativamente presto"

William Dudley, presidente della Federal Reserve di New York, vuole che Janet Yellen svolga un secondo mandato alla guida della banca centrale americana; il primo scadrà il prossimo febbraio. "Ha fatto un ottimo lavoro", ha detto alla Cnbc colui che siede nel Federal Open Market Committee, il braccio di politica monetaria dell'istituto centrale con sede a Washington, che il 19 e 20 settembre prossimi si riunirà e probabilmente annuncierà l'inizio della riduzione del suo bilancio. Dudley si aspetta una mossa in questo senso "relativamente presto" mentre "è troppo presto" per dire quando ci sarà un altro rialzo dei tassi.

Il toto nomine per la guida della Fed
Il presidente della sede newyorchese della banca centrale Usa si è così inserito elegantemente nel toto nomine rigardante il vertice della Fed. Dopo l'annuncio di dimissioni di Stanley Fischer, vicepresidente della Fed, c'è chi non si aspetta che la prima donna a guidare l'istituto centrale americano mantenga l'incarico affidatole da Barack Obama. All'intervistatore che gli ha chiesto se Gary Cohn, il consigliere economico della Casa Bianca, sarebbe un buon governatore, Dudley ha risposto che fa il tifo per Yellen. Va detto che le chanche di un'ascesa dell'ex presidente di Goldman Sachs sembrano essere venute meno; al Commander in chief Donald Trump - a cui spetta la nomina - non sono piaciute le sue critiche rilasciate in una intervista al Financial Times e riguardanti la sua risposta alle violenze in salsa razzista di Charlottesville (Virginia).

Sebbene Trump non sia ancora coinvolto in prima persona nella scelta del prossimo governatore della Fed, qualche nome di possibile candaditato ha iniziato a circolare. Oltre a quello di Yellen - che il presidente non ha escluso, come disse in una intervista rilasciata a luglio al Wall Street Journal - ce ne sono altri sei. Stando a indiscrezioni di Bloomberg si tratta di Kevin Warsh, il più giovane ad avere lavorato come membro del board della Fed su incarico del presidente George W Bush (era il 2006). In lizza ci sono anche Glenn Hubbard e John Taylor, rispettivamente economista della Columbia University e professore della Stanford University. Tra i potenziali candidati sono stati presi in considerazione dallo staff della Casa Bianca anche Lawrence Lindsey, ex consigliere economico di Bush figlio, Richard Davis (ex Ceo di US Bancorp) e John Allison (ex Ceo di BB&T Corp).

La politica monetaria
Quanto alla politica monetaria, le parole di Dudley sul bilancio della Fed ricalcano quelle di 24 ore prima di Loretta Mester, presidente della Fed di Cleveland. Arrivato a valere 4.500 miliardi di dollari per via dei programma di acquisto di Treasury e bond ipotecari lanciati durante la crisi, il bilancio dovrebbe iniziare ad essere sgonfiato con il meeting della banca centrale del 19 e 20 settembre. E' quello che si aspetta il mercato, sempre più scettico invece che la Fed possa alzare i tassi una terza volta nel 2017 dopo averlo fatto a marzo a giugno. Yellen vorrebbe procedere con una ulteriore stretta ma l'inflazione al palo complica i suoi piani: il dato non cresce da ormai cinque anni al tasso annuo del 2% fissato come target dalla Fed.

L'effetto uragani
Attualmente all'1-1,25%, i tassi hanno comunque imboccato una rotta che per Dudley è "chiara": sono destinati a crescere gradualmente ma con un ritmo che sarà determinato dall'andamento dell'economia. A complicare il quadro è la lettura dei dati macroeconomici a venire, visto che secondo il numero uno della Fed di New York saranno condizionati dai disastri naturali. L'uragano Harvey ha colpito il Texas il 25 agosto scorso mandando in tilt il settore energetico Usa e quello chiamato Irma punta sulla Florida, dove è attesa una devastazione.

"Gli uragani rendono difficile analizzare i dati macroeconomici", ha spiegato Dudley nell'intervista a Cnbc ma secondo lui in generale le opere di ricostruzione post-disastri naturali li sostengono "nel lungo termine". Forse il Pil del terzo trimestre del 2017 potrebbe risentirne "un po'", ha aggiunto Dudley usando toni comunque ottimisti: l'economia Usa "sta forse accelerando un pochino e le condizioni finanziarie sono abbastanza forti". Inoltre, un dollaro debole "migliora le esportazioni".

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