Fed: il vicepresidente Fischer dà le dimissioni. E avverte Trump

Ha scritto al presidente comunicando la sua decisione e ricordandogli che con i requisiti stringenti imposti dopo la crisi del 2008 il sistema finanziario è più solido. Yellen: gli sono grata, ci mancherà. Istituto centrale verso una rivoluzione
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Intorno al 13 ottobre prossimo, Stanley Fischer non sarà più il vicepresidente della Federal Reserve né membro del suo Board. Lo ha annunciato lui stesso dando le sue dimissioni per motivi personali. Intende stare più vicino alla moglie. Il mandato all'interno del Board della banca centrale del 73enne nominato da Barack Obama il 28 maggio 2014 doveva scadere il 31 gennaio 2020. Il suo mandato da braccio destro di Janet Yellen sarebbe scaduto il 12 giugno 2018. Quello della prima donna alla guida della Fed finirà nel febbraio del prossimo anno. Questo significa che nell'istituto forse più importante al mondo si preannuncia un giro di poltrone non indifferente che chiama in causa la Casa Bianca (le nomine passato dal suo inquilino).

La lettera a Trump
Fischer ha scritto una lettera al presidente americano Donald Trump per annunciare le sue dimissioni. Nella missiva a colui che è chiamato a decidere tra l'altro chi sarà la prossima guida della banca centrale Usa quando il mandato di Janet Yellen scadrà il prossimo febbraio, l'economista ha spiegato che è stato "un privilegio" lavorare nel Board della Fed - dove lo aveva messo Barack Obama - e al fianco della prima donna alla guida dell'istituto centrale. La lettera è servita per mandare un chiaro messaggio a Trump, che della deregulation finanziaria ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia. "Durante il mio tempo trascorso nel Board [dove arrivò il 28 maggio 2014] l'economia ha continuato a rafforzarsi fornendo milioni di posti di lavoro aggiuntivi". Un difensore della regolamentazione, Fischer ha detto che alla luce delle lezioni derivanti dalla crisi finanziaria del 2008, "abbiamo reso il sistema finanziario piò forte e più resiliente e meglio capace di fornire credito cos" importante per la prosperità delle famiglie e delle aziende del nostro Paese", come a dire che uno smantellamento della Dodd-Frank, la riforma finanziaria voluta da Obama nel 2010, non è una buona idea.

Il commento di Yellen
Il numero uno della Federal Reserve ha commentato le dimissioni di Fischer. Secondo lei "l'intuizione di Stan, basata su una sapienza e un servizio pubblico esemplare, ha contribuito in modo inestimabile alle nostre decisioni di politica monetaria. Ha rappresentato il Board [della Fed] a livello internazionale distinguendosi e capitanando i nostri sforzi per alimentare la stabilità finanziaria". Yellen ha aggiunto di essergli "personalmente grata per la sua amicizia e il suo servizio. I suoi consigli, il suo humor e la sua verve ci mancheranno".

Con Fischer dimissionario, sono quattro i posti vacanti nel Board
Salgono a quattri i posti vacanti all'interno del Board della Federal Reserve, in cui sono chiamate a sedersi sette persone. E' la conseguenza delle dimissioni di Fischer. Questo significa che il presidente americano avrà la possibilità di ridisegnare la Fed in modo significativo ancora prima del febbraio 2018, quando scadrà il mandato di Yellen. Trump non esclude una conferma della prima donna alla guida dell'istituto centrale ma pare che in corsa ci sia anche Gary Cohn, ex presidente di Goldman Sachs diventato consigliere economico del presidente Usa.

Le decisioni dell'inquilino della Casa Bianca saranno particolarmente significative più che per l'inflazione e l'occupazione per la regolamentazione finanziaria, che lui intende allentare nonostante i moniti indiretti lanciati dalla stessa Yellen il 25 agosto scorso da Jackson Hole.

Dei quattro posti vacanti, due sono stati ereditati da Trump dall'amministrazione Obama: il controllo da parte del Gop del Senato - dove ogni nomina fatta dal presidente deve essere approvata - rese impossibile confermare molti incarichi. Il terzo è dovuto alle dimissioni annunciate lo scorso febbraio ed effettive dall'aprile successivo di Daniel Tarullo (tra gli architetti della riforma finanziaria che Trump vuole smantellare). Trump ha nominato Randal Quarles - al Tesoro durante il governo di George W. Bush - per entrare nel Board della Fed e portarne avanti (o indietro) gli sforzi regolatori; deve essere ancora confermato al Senato. Gira poi voce che il leader Usa voglia nominare Marvin Goodfriend, professore alla Carnegie Mellon e in passato economista alla Fed. Il ruolo del Board della Fed è rilevante: domina l'Open Market Committee, il braccio di politica monetaria della banca centrale; seleziona i membri dei board delle sedi regionali della Fed che a loro volta scelgono i rispettivi presidenti.

La carriera di Fischer
Fischer era stato governatore della banca centrale israeliana dal 2005 al 2013. E' stato presidente del cda di Citigroup dal febbraio 2002 all'aprile 2005. E' stato primo vice direttore generale del Fondo monetario internazionale dal settembre 1994 all'agosto 2001 e capo economista della Banca Mondiale dal gennaio 1988 all'agosto del 1990. E' stato professore di economia al Massachusetts Institute of Technology dal 1977 al 1999 ma nel celebre ateneo iniziò la sua carriera accademica di insegnante nel 1973. Prima ancora insegnava alla University of Chicago. Nato a Lusaka, Zambia, nell'ottobre del 1943 ha studiato alla London School of Economics; poi ha ottenuto un dottorato all'MIT nel 1969.