Fed, Kocherlakota: un rialzo dei tassi di interesse ora sarebbe un errore

In un editoriale sul Wsj, il governatore della Fed di Minneapolis spiega perché una stretta "creerebbe rischi economici profondi per l'economia Usa"

Attualmente un rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti sarebbe un errore perché "creerebbe rischi economici profondi per l'economia Usa". Lo sostiene Narayana Kocherlakota, governatore della Federal Reserve di Minneapolis in un editoriale sul Wall Street Journal pubblicato a poche ore dalla diffusione dei verbali della riunione che la banca centrale americana ha tenuto lo scorso giugno. Allora la Fed aveva sottolineato il miglioramento del mercato del lavoro lasciando aperta la porta al primo rialzo dei tassi dal 2006. Kocherlakota - che pur non votando partecipa alle riunioni del braccio di politica monetaria della banca centrale Usa, il Federal Open Market Committee (Fomc) - spiega che attualmente "non è il momento" di un aumento del costo del denaro, fermo dal dicembre 2008 nell'intervallo 0-0,25%.

"Una stretta monetaria quando l'inflazione è stimata essere così bassa rappresenta un passo nella direzione sbagliata", scrive il governatore noto per le sue posizioni "dovish", da colomba, ossia in favore di una politica monetaria accomodante. Kocherlakota spiega che "se la Fed alza i tassi quando l'inflazione è così sotto il target [fissato dalla Fed al 2%, ndr], i partecipanti al mercato e altri membri del pubblico potrebbero concludere che il Fomc ha implicitamente abbassato il suo obiettivo relativo all'inflazione. Ciò pone due rischi seri all'economia". Il primo, continua Kocherlakota, è nel breve termine mentre il secondo è di lungo termine.

Sul primo fronte, "le decisioni finanziarie dipendono da tassi di interesse reali, ossia al netto dell'inflazione. Se il pubblico crede che la Fed abbia abbassato il suo target sull'inflazione, tutti i tassi di interesse reali in Usa saranno più alti. Ciò scoraggerà le persone dal prendere in prestito denaro per [l'acquisto] di case o auto; alzerà probabilmente il valore del dollaro rispetto ad altre valute straniere rendendo i beni e i servizi americani meno attraenti per le famiglie e per le aziende qui e all'estero". In pratica Kocherlakota sostiene che un quadro simile porterebbe a un calo delle spese dei consumatori andando a pesare sull'attività economica Usa e sulla crescita dell'occupazione.

Quanto ai rischi di lungo termine, "la Fed farebbe venire meno la credibilità dei suoi obiettivi", ossia piena occupazione e stabilità dei prezzi, "optando per politiche che vanno in una direzione opposta ai suoi target. Come visto in Giappone negli ultimi due decenni, quando il pubblico inizia a dubitare l'impegno di una banca centrale verso i suoi goal, l'economia può finire in una trappola permanente di bassi tassi di interesse. La banca centrale a quel punto è meno capace di lottare con efficacia contro la recessione. Sfortunatamente, come abbiamo visto anche in Giappone, è estremamente difficile fuggire da tali trappole".

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