Fed: Powell potrebbe segnalare una recessione all'orizzonte

Mercoledì atteso un rialzo dei tassi. Possibili quattro strette nel 2018, Focus sulla curva dei rendimenti e sulla rapidità con cui la disoccupazione continuerà a calare
AP

Dopo soli quattro mesi dal suo arrivo al vertice della Federal Reserve, il governatore Jerome Powell potrebbe ritrovarsi questa settimana nella posizione scomoda di dovere segnalare una recessione all'orizzonte. Lo scrive il Wall Street Journal in vista della riunione della banca centrale, che inizierà domani e si concluderà mercoledì 13 giugno con un quasi certo rialzo dei tassi di 25 punti base all'1,75-2%. Si tratterebbe del settimo aumento del costo del denaro dal dicembre 2015, quando fu annunciata la prima stretta dal giugno 2006.

Congiuntamente alla decisione sui tassi, la banca centrale americana diffonderà anche le nuove stime economiche e quelle relative al numero di strette previste in totale nel 2018. C'è una buona possibilità che la Fed ora se ne attenda quattro e non tre come aveva invece indicato sia nel dicembre 2017 sia lo scorso marzo. D'altra parte, il tasso di disoccupazione dalla primavera a oggi è passato dal 4,2% al 3,8%, minimo dell'aprile 2000 ed equivalente al valore atteso dai membri della Fed per la fine dell'anno in corso. Solo due volte nell'ultimo mezzo secolo il tasso di disoccupazione è sceso così in basso: è successo alla fine degli anni '60, quando esplose un'inflazione galoppante, e per un mese nel 2000 durante la bolla dot-com, che una volta esplosa causò la recessione del 2001.

Saranno due i fattori attentamente monitorati dagli investitori: le conseguenze sulla curva dei rendimenti dei Treasury che ci potrebbero essere se la Fed segnalerà quattro rialzi dei tassi nel 2018 e le indicazioni sulla rotta del tasso di disoccupazione.

Sul primo fronte, una inversione della curva (che si ha quando i rendimenti dei Treasury a breve scadenza superano quelli dei titoli a lunga scadenza) è vista come un segno che una recessione si sta avvicinando. Il differenziale tra il titolo a due anni (quello più sensibile alle mosse della Fed) si è portato ai minimi di oltre un decennio, intorno allo 0,4%. L'ultima volta che la curva dei rendimenti si è invertita risale al 2007, poco prima della recessione. Successe poi anche nel 2000. A Powell spetterà spiegare perché questa volta una inversione non sarà sinonimo di recessione.

Quanto al mercato del lavoro, gestori e investitori si domandano se al calo del tasso di disoccupazione - visto da alcuni scendere al 3,3% entro dicembre - si accompagnerà un aumento della partecipazione della forza lavoro. In caso affermativo, la Fed potrebbe permettersi di alzare i tassi con una calma maggiore. Ma se le persone al di fuori del mercato del lavoro non saranno pronte a entrare a farne parte, la Fed potrebbe stringere la cinghia più rapidamente per tenere sotto controllo l'inflazione. Un passo falso da parte della banca centrale sul ritmo delle sue azioni potrebbe provocare una recessione. Powell potrebbe prendere tempo ribadendo che il suo resta un approccio fondato sulla gradualità delle strette.

C'è tuttavia chi teme che il tasso di disoccupazione sia a livelli non sostenibili e che sia solo una questione di tempo prima che emergano gli squilibri. La loro tesi è che se la Fed aspetta troppo ad alzare i tassi, poi dovrà aumentarli rapidamente causando una recessione. Su questo, anche l'ex governatore Janet Yellen aveva avvertito in più occasioni.

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