Fed pronta ad alzare i tassi a settembre, economia Usa "forte"

Come previsto, il costo del denaro è rimasto all'1,75-2%. Avanti con normalizzazione "graduale" della politica monetaria
AP

La Federal Reserve non ha sorpreso. Come ampiamente previsto, alla fine della sua quinta riunione dell'anno in corso ha lasciato i tassi di interesse all'1,75-2%. E visto che ha usato toni più ottimisti sull'andamento dell'economia americana, passato a "forte" da "solido", la Fed si appresta a stringere di nuovo la cinghia a settembre. Quella stretta andrebbe ad aggiungersi a quelle di marzo e giugno. A quel punto, l'istituto centrale avrebbe ancora in canna un rialzo dei tassi visto che ne ha previsti un totale di quattro nel 2018.

La congiuntura americana giustifica una normalizzazione della politica monetaria che, ad oggi, viene definita dalla Fed stessa ancora "accomodante" e che procederà in modo "graduale". La banca centrale guidata dallo scorso febbraio da Jerome Powell ha osservato come il mercato del lavoro abbia "continuato a rafforzarsi e che l'attività economica è cresciuta a un tasso forte". Il riferimento, in quest'ultimo caso, è forse alla prima lettura del Pil Usa del secondo trimestre, diffusa venerd" scorso e che è stata pari a un +4,1%, massimo di 4 anni. Verrà pubblicato dopodomani il rapporto sull'occupazione statunitense a luglio e le attese sono per la creazione di 190mila posti di lavoro dopo i 213mila aggiunti a giugno; il tasso di disoccupazione, già ai minimi del 2000, dovrebbe scendere al 3,9% dal 4%.

Anche l'inflazione si è ormai ripresa. Dopo essere rimasta inspiegabilmente al palo nel 2017, è "vicina" al tasso di crescita annuo del 2% che è fissato come target dalla Fed. Quel target è ormai raggiunto, come dimostrato dalla misura dell'inflazione preferita dalla Fed: il personal consumption expenditures price index è cresciuto dello 0,1% a giugno su base mensile, mentre su base annuale è salito del 2,2%. La componente "core" del dato è aumentata dello 0,1% su base mensile e dell'1,9% annuo.

Per il momento la Federal Reserve crede che i rischi che potrebbero mettere a repentaglio le prospettive dell'economia Usa sono "equilibrati". Ecco perché intende continuare poco a poco ad alzare i tassi proseguendo una normalizzazione a cui si sta per unire la Banca centrale europea, che entro fine anno dovrebbe mettere fine al suo programma di acquisti. Domani, inoltre, la Bank of England con ogni probabilità alzerà i tassi per la seconda volta dallo scoppio della crisi finanziaria: le attese sono per un aumento allo 0,75% dallo 0,5%; sarebbero raggiunti i massimi dal 2009. Solo la Bank of Japan non ha ancora messo un freno ai suoi stimoli anche se in settimana ne ha annunciato una maggiore flessibilità.

Nessun cenno è stato fatto nel comunicato della Fed alla politica commerciale fatta di dazi dell'amministrazione Trump, che oggi dovrebbe annunciare quanto circola da ieri notte: un rialzo al 25% dal 10% dei dazi proposti su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Le tariffe doganali rischiano di pesare sulle tasche degli americani, che potrebbero dovere pagare di più per comprare prodotti come televisori, biciclette e tappeti. Questo significa che le pressioni inflative potrebbero crescere ma anche che l'economia - non solo Usa - potrebbe risenterne negativamente. Specialmente se la Cina reagirà con altre ritorsioni, come ha promesso.

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Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

Al via a Washington manifestazione di suprematisti bianchi. Prevista contro-manifestazione. Nella città della Virginia dichiarato lo stato di emergenza
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Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

Abituato ad attaccare i suoi più feroci critici, il Ceo di Tesla ne ha combinata un'altra delle sue. Il tutto mentre il mondo della finanza continua a interrogarsi se e come Elon Musk realizzerà il delisting del gruppo, ipotizzato martedì 7 agosto in una serie di tweet controversi su cui la Sec ha acceso un faro. Intanto il cda di Tesla si prepara a incontrare gli advisor finanziari per discutere dell'operazione.

Cooperare o morire. Facebook smentisce minaccia fatta agli editori

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Facebook ha smentito quando riportato da un sito australiano, secondo cui al Ceo Mark Zuckerberg "non importa" nulla degli editori e che il social network li lascerebbe morire se non cooperano con il gigante tecnologico. Stando alle indiscrezioni del The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch - il manager responsabile delle partnership nel campo dell'informazione (Campbell Brown) avrebbe messo in guardia i gruppi editoriali che non vogliono lavorare con l'azienda californiana. Lo avrebbe fatto la settimana scorsa durante un incontro a Sidney: "Vi terrò per mano mentre il vostro business muore, come si fa in un hospice". Facebook ha reagito dicendo che i commenti "sono stati decontestualizzati".

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Dopo essere stato pesantemente criticato per la serie di tweet controversi (e privi di dettagli) con cui il 7 agosto scorso aveva annunciato di volere delistare Tesla e renderla un gruppo in mani private, il Ceo Elon Musk ha pubblicato un blog post nel tentativo di fornire chiarimenti. Tuttavia gli investitori sono rimasti scettici sul suo piano di buyout.

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