Fed: tassi fermi per tutto il 2019

A settembre terminerà la normalizzazione del suo bilancio. Powell promette di nuovo "pazienza". Esclude recessione in Europa

Tassi fermi al 2,25-2,5%. Probabilmente per tutto il 2019. Taglio delle stime di crescita per l'anno in corso. Fine della normalizzazione del bilancio entro settembre. Sono queste le indicazioni emerse alla fine della seconda riunione dell'anno in corso della Federal Reserve.

La banca centrale americana si è confermata "paziente" alla luce di segnali macroeconomici misti che la portano ad aspettare e vedere. Il mercato nel frattempo non solo non si aspetta - proprio come la Fed - alcuna stretta nel 2019 ma inizia a mettere in conto almeno un taglio del costo del denaro. Stando ai future sui Fed Funds, le probabilità che un tale scenario si verifichi quest'anno sono salite al 39% dal 18% di un mese fa, ma il successore di Janet Yellen non si è sbilanciato: "I dati al momento non ci stanno inviando segnali secondo i quali dovremmo muoverci in una direzione o nell'altra". In conferenza stampa, lui ha difeso come "appropriato" l'approccio cauto della Fed. E nonostante il testo del comunicato diffuso alla fine del meeting abbia usato toni meno ottimisti di quelli di fine gennaio, lui ha spiegato che l'outlook per gli Stati Uniti è positivo. Certo. L'economia mondiale sta rallentando, "specialmente quella in Europa e in Cina", ma Powell esclude una recessione nel Vecchio Continente e si aspetta una stabilizzazione della secondo maggiore economia al mondo.

In Usa, ha spiegato il governatore, l'economia va bene e "continuerà a crescere a passo veloce nel 2019 anche se con meno slancio rispetto al tasso solido del 2018" dovuto anche agli stimoli fiscali lanciati dall'amministrazione Trump. Per quest'anno la Fed si aspetta un Pil in rialzo del 2,1% e non più del 2,3% come previsto a dicembre e contro il +3% circa stimato dalla Casa Bianca di Donald Trump. Il 2018 è finito con un Pil in rialzo del 2,9%, la performance migliore dal 2015. Nel 2019 è atteso dalla Fed un +1,9% e non più un +2%.

La banca centrale americana guarda con attenzione i negoziati sull'uscita del Regno Unito dalla Ue e quelli commerciali tra Usa e Cina, perché "pongono qualche rischio" all'outlook economico americano. La Fed spera che i negoziati sulla Brexit portino a una "soluzione ordinata". E' Powell ad avere detto che la Fed è stata in contatto con i regolatori del Regno Unito e della Ue al fine di monitorare i rischi legati per le banche Usa, che sono "ben capitalizzate e resilienti", più di quanto non lo fossero prima della crisi del 2008. Quanto alla guerra commerciale, è difficile misurarne l'impatto. Comunque sia, "il livello dei dazi è relativamente contenuto rispetto alla dimensione dell'economia statunitense".

Quanto alla normalizzazione del bilancio della Fed, avviata da Janet Yellen nell'ottobre 2017, essa avverrà con una tempistica più veloce di quanto atteso da molti investitori. E quando terminerà il prossimo settembre, il bilancio avrà un valore di poco superiore ai 3.500 miliardi di dollari. Esso fu gonfiato negli anni della crisi da tre round di programmi di acquisto di bond ipotecari e Treasury. Al suo picco, valeva 4.500 miliardi. La cifra indicata è in linea a quella messa in conto dagli investitori.

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