Fed: Trump non vuole silurare Powell ma potrebbe farlo per "giusta causa"?

La legge è vaga su cosa si intenda con quell'espressione. La storia insegna che la contrarierà ai rialzi dei tassi non basta per cacciare un governatore della banca centrale Usa
AP

Non è affatto chiaro che Donald Trump abbia le basi giuridiche per silurare il presidente della Federal Reserve, mossa da lui comunque esclusa nonostante i ripetuti attacchi contro la banca centrale Usa (colpevole di alzare i tassi).

Un presidente americano ha il potere di nominare i membri del board della Federal Reserve, il cui mandato dura 14 anni, così come il suo presidente, il cui ruolo è quadriennale. Il Commander in chief può licenziarli per giusta causa. E' quello che prevede il Federal Reserve Act, la legge del 1913 con cui è stato istituito il sistema della Fed e che ne definisce struttura, funzioni e obiettivi. Stando al testo del provvedimento aggiornato nel 1935, i governatori possono essere "rimossi per giusta causa dal presidente" Usa. Siccome il presidente della Fed è anche governatore del board, la legge teoricamente si applica anche a Powell.

Gli esperti di giurisprudenza, tuttavia, sottolineano come non sia precisato cosa si intenda per "cause", il motivo scatenante di un licenziamento. Quella parola è stata interpretata come se significasse "inefficienza, negligenza e abuso d'ufficio". C'è comunque incertezza su cosa Trump possa davvero fare. Un caso però è utile come precedente. Nel 1965, dopo uno scontro con l'allora presidente della Fed William McChesney Martin, il presidente americano Lyndon Johnson chiese al dipartimento di Giustizia se poteva legalmente cacciarlo. I suoi legali gli consigliarono che essere in disaccordo con la politica della Fed non rientrava nella cosiddetta "cause"; anche in quel caso non era piaciuto una stretta monetaria.

Ci sono tuttavia altre strade che si possono percorrere: Thomas McCabe - il numero uno della Fed tra il 1948 e il 1951 - fu costretto a dare le dimissioni a causa di scontri con il governo di Harry Truman. Il capo della Fed William Miller ricoprì il suo incarico solo per un anno prima che il presidente Jimmy Carter lo trasferisse nel 1979 alla guida del dipartimento del Tesoro (dove rimase fino al 1981).

In ogni caso, il Senato deve approvare ogni sostituzione così come è chiamato a dare l'ok alle nomine fatte da un Commander in chief (curiosamente, le persone scelte da Trump non sono note per essere delle 'colombe' dichiarate). Cambiare dunque la composizione della banca centrale americana attraverso la rimozione dei loro governatori è una strategia rischiosa oltre che altamente controversa. Per questo Trump continua a criticare la Fed pur dicendo di non volere silurare il numero uno. La sua speranza è influenzarne la politica monetaria attraverso le lamentele anche se Powell ha più volte detto che la politica tra Casa Bianca e Capitol Hill non influenza le sue scelte.