Fed, Trump: Powell come un giocatore di golf incapace di tirare in buca

Conto alla rovescia per il discorso del governatore a Jackson Hole
Ap

Il presidente americano, Donald Trump, è tornato ad attaccare la Federal Reserve e il suo governatore, paragonato a un giocatore di golf praticamente incapace di tirare in buca. In un tweet Trump ha scritto: "Le cose vanno alla grande con la Cina e altri accordi commerciali. L'unico problema è Jay Powell, e la Fed. E' come un giocatore di golf che incapace di realizzare un putt, non ha tatto. [Ci sarebbe] una netta crescita in Usa se facesse la cosa giusta, un grande taglio [dei tassi] ma non contiamo su di lui. Fino ad ora si è sbagliato e ci ha deluso".

Il presidente americano, Donald Trump, è tornato a lamentarsi del livello del costo del denaro negli Stati Uniti. "Siamo in competizione con molti paesi che hanno tassi di interesse molto più bassi, e i nostri dovrebbero essere molto più bassi dei loro". Lo ha scritto in un altro tweet citando un dollaro forte e l'assenza di inflazione. Per questo ha chiamato in causa direttamente la Federal Reserve dicendo: "Svegliati". Secondo Trump negli Stati Uniti "c'è un tale potenziale di crescita, quasi mai visto prima d'ora". Già a inizio mese il leader Usa aveva sostenuto che la Feddovrebbe allinearsi alle altre banche centrali. Il tasso principale della Bce è pari a zero, quello della Bank of England allo 0,75% e della Bank of Canada all'1,75%. Il 31 luglio scorso la Fed ha tagliato i tassi di 25 punti base al 2-2,25%. Ieri Trump ha sostenuto che i tassi dovrebbero essere ridotti di "almeno" 100 punti base.

Nel frattempo è già partito il conto alla rovescia per l'intervento del governatore della Federal Reserve all'appuntamento agostano annuale, quello a Jackson Hole. Dalla località di montagna del Wyoming - dove ogni anno si riuniscono banchieri centrali, economisti e accademici - Powell venerdì alle 16 italiane terrà un discorso intitolato "Challenges for Monetary Policy", "Le sfide della politica monetaria". Il titolo non poteva essere forse più appropriato visto il rallentamento dell'economia globale, lo spettro di una recessione in Usa riacceso il 14 agosto scorso dalla cosiddetta inversione della curva dei rendimenti, la montagna di bond che nel mondo ha rendimenti negativi (quasi 17mila miliardi), le tensioni commerciali tra Usa e Cina, i rischi associati alla Brexit e quelli legati alle proteste a Hong Kong. Tra quelle sfide ci sono anche i continui attacchi alla Fed del presidente americano, Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva definito "orribile" la carenza di visione di Powell.

A Trump non è bastata la riduzione del costo del denaro (la prima dal dicembre del 2008) annunciata il 31 luglio scorso. Tutti gli operatori di mercato si aspettano che Powell segnali un altro taglio nella riunione del prossimo mese ma difficilmente il numero uno della Fed darà indicazioni sulla portata di quel taglio (non manca chi lo prevede di 50 punti base e non solo dei soliti 25). Gli investitori vorrebbero poi un aggiornamento dopo la conferenza di fine luglio nella quale Powell aveva spiegato che la riduzione dei tassi allora annunciata era "di metà ciclo" e non l'inizio di una serie di tagli che invece si osserva in periodi di forte crisi. Fornire una spiegazione su questo è rischioso perché i mercati potrebbero reagire male sia nel caso Powell risulti "colomba" sia in quello in cui suoni più "falco". Nel primo caso, potrebbe prevalere il timore che la congiuntura stia andando peggio del previsto o che la Fed stia cedendo al pressing della Casa Bianca a scapito della sua preziosa indipendenza. Nel secondo, una Fed attendista potrebbe essere interpretata come la fonte di problemi che potrebbero poi mandare in tilt l'economia e i mercati finanziari. A tutto ciò si aggiunge il crescente scetticismo verso la capacità delle banche mondiali, e non solo della Fed, di salvare le sorti dell'economia mondiale.

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