Fed: Yellen difende la riforma finanziaria, non dimentichiamo le lezioni della crisi

Da Jackson Hole, il governatore avverte Trump: aggiustamenti "modesti" all'impianto regolatorio, che ha reso le banche più resilienti. Apre a semplificazione Volcker Rule

In quello che potrebbe essere stato il suo ultimo discorso pronunciato a Jackson Hole (Wyoming) da governatore della Federal Reserve, Janet Yellen ha difeso a spada tratta l'impianto regolatorio adottato dopo la crisi del 2008. La prima donna alla guida della banca centrale americana ha mandato anche un messaggio chiaro a Donald Trump e ai mercati: al presidente, che intende smantellare la riforma finanziaria Dodd-Frank promulgata nel 2010 dal predecessore Barack Obama, ha fatto capire che un aggiustamento delle regole deve essere "modesto" e deve preservare la resilienza del sistema finanziario, secondo lei oggi più forte proprio grazie a normative più stringenti; ai secondi, ha suggerito di non dimenticare le lezioni imparate dall'ultima crisi, la peggiore dalla Grande Depressione degli anni '30 del secolo scorso, perché l'emergere di altre non può essere escluso e perché c'è il rischio di un "ottimismo eccessivo". Gli unici a cui Yellen non si è rivolta sono stati quegli investitori - a dire il vero pochi - che da lei si aspettavano indicazioni di politica monetaria. Su questo si è limitata a dire che "progessi sostanziali sono stati fatti verso gli obiettivi economici della Federal Reserve per una piena occupazione e la stabilità dei prezzi".

Sistema finanziario più resiliente
Pur lasciando aperta la porta a modifiche, Yellen ha spiegato che "le riforme chiave che abbiamo adottato hanno migliorato notevolmente la resilienza senza limitare la disponibilità del credito o la crescita dell'economia". Parlando dalla località dove ogni anno dal 1982 la Fed di Kansas City organizza un simposio che riunisce il gotha della finanza mondiale, il governatore ha detto che "il nostro sistema finanziario più resiliente è meglio preparato per assorbire, piuttosto che amplificare, shock avversi come dimostrato durante periodi di turbolenze nei mercati negli anni recenti". E quella resilienza "sostiene l'abilità delle banche e di altre istituzioni finanziarie di concedere prestiti e dunque di sostenere la crescita economica in tempi sia buoni sia cattivi".

Apertura per la semplificazione della Volcker Rule
Pur difendendo la riforma finanziaria, Yellen ha ammesso che "c'è ancora lavoro da fare". A questo proposito ha spiegato che la Fed "è impegnata a valutare dove le riforme stanno funzionando e dove miglioramenti sono necessari per mantenere nel modo più efficiente possibile un sistema finanziario resiliente". All'amministrazione Trump - che, tra le altre cose, valuta se cambiare la rigidità e la frequenza degli stress test annuali condotti dall'istituto centrale - Yellen ha lanciato un consiglio: "Qualsiasi aggiustamento al framework regolatorio dovrebbe essere modesto e dovrebbe preservare l'aumento della resilienza" dei grandi istituti finanziari. Il governatore della Fed ha aperto la porta a una alla semplificazione della Volcker Rule (che l'amministrazione Trump sta studiando): "Ci potrebbero essere benefici nella semplificazione di aspetti" della norma parte della Dodd-Frank che vieta alle grandi banche il trading con capitale proprio. Sui requisiti patrimoniali stringenti, tanto criticati dal consigliere economico di Trump, Yellen invece è stata categorica: "Proteggono la stabilità finanziaria", "promuovono la disciplina nei mercati" con i creditori che - "sapendo bene che subiranno perdite in casi di stress" - preferiranno un approccio "prudente" nel fare scelte rischiose.

Nuove crisi? Non possono essere escluse
L'insistenza di Yellen sull'importanza di creare le condizioni per rafforzare la capacità delle banche di affrontare shock avversi è data dal fatto che, secondo lei, "non possiamo mai essere sicuri che nuove crisi non si verificheranno". Per questo vuole che si tenga "vivo" il ricordo delle lezioni della Grande Recessione. Se qualcosa è stato imparato, "c'è ragione di sperare che il sistema finanziario e l'economia vivranno meno crisi e si riprenderanno da crisi future più rapidamente, risparmiando alle famiglie e alle aziende alcune delle pene che hanno vissuto durante la crisi che ci ha colpito un decennio fa".

Pur ottimista, Yellen ha avvertito: "L'evoluzione del sistema finanziario in risposta alle forze economiche globali, alla tecnologia e, sì, alla regolamentazione risulteranno prima o poi in rischi ben conosciuti di ottimismo eccessivo e leverage che riemergeranno in modi che richiedono una risposta".

Un secondo mandato: sì o no?
Ancora è presto per sapere se lei sarà chiamata a garantire che le misure volte a tutelare il sistema finanziario restino in vigore. Il suo mandato scadrà all'inizio del febbraio 2018 e le sue intenzioni non sono chiare. Su questo argomento ha sempre tagliato corto mentre Trump ha fatto capire che non esclude una sua riconferma. C'è però chi crede che la forte difesa dell'impianto regolatorio da parte di Yellen non faccia altro che favorire la candidatura di un uomo che il presidente vedrebbe bene come neo governatore della Fed: Gary Cohn, l'ex presidente di Goldman Sachs diventato consigliere economico della Casa Bianca. Non vanno poi dimenticate le pressioni su Yellen da parte di colleghi affinché non macchi la sua carriera accettando un secondo mandato da un presidente controverso. Chissà che prima di andarsene Yellen non decida di avviare - si spera senza scossoni nei mercati - un altro pezzo importante della normalizzazione della politica monetaria: la riduzione del bilancio della Fed, arrivato a valere 4.500 miliardi di dollari attraverso gli acquisti fatti fino all'ottobre 2014 di Treasury e bond ipotecari. Proseguendo con un rialzo graduale dei tassi (economia permettendo) e mettendo il pitola automatico a quella riduzione, la sua missione sarebbe compiuta.