Federcalcio Usa sorpresa dalla causa per discriminazione intentata dalle giocatrici della nazionale

Carlos Cordeiro ha detto che le atlete non si erano mai lamentate del contratto collettivo. Le campionesse del mondo chiedono di essere pagate (e trattate) come gli uomini
Ap

Il presidente della Federcalcio statunitense, Carlos Cordeiro, ha manifestato la propria sorpresa, e quella dell'organizzazione che presiede, nel prendere atto della causa intentata dalle calciatrici della nazionale per discriminazione di genere. Cordeiro ha detto che non aveva mai sentito lamentele sull'accordo collettivo contrattato e firmato tra le due parti due anni fa.

Il capo della federazione ha poi aggiunto di aver parlato con le calciatrici più rappresentative della nazionale, assicurando di essere già al lavoro con loro per "risolvere la questione" e fare in modo che tutti si concentrino poi sulla Coppa del mondo che avrà inizio il 7 giugno in Francia. "Crediamo che l'accordo attuale sia giusto ed equo, ma siamo impegnati a lavorare con le nostre giocatrici per comprendere quello che credono sia necessario migliorare". La federazione "crede che tutte le atlete meritino una paga giusta ed equa, e ci battiamo per questo valore fondamentale in ogni momento".

Il comunicato di Cordeiro è stato il primo commento esteso della federazione sulla causa intentata l'8 marzo, nella Giornata internazionale delle donne, da tutte e 28 le calciatrici nel giro della nazionale. Le giocatrici si sentono discriminate perché pagate meno dei colleghi uomini, nonostante le responsabilità siano le stesse e i loro risultati siano migliori.

"Ognuna di noi è estremamente orgogliosa di indossare la maglia degli Stati Uniti e tutte noi prendiamo seriamente la responsabilità che ne deriva" ha detto l'attaccante Alex Morgan, una delle calciatrici più conosciute. "Crediamo che combattere per l'uguaglianza di genere nello sport sia parte di questa responsabilità". La causa è simile a un reclamo presentato tre anni fa da cinque giocatrici alla Equal Employment Opportunity Commission, l'agenzia federale creata per far rispettare le leggi contro le discriminazioni sul lavoro, che portò a un accordo collettivo firmato nel 2017, non totalmente soddisfacente per le atlete, che però optarono per il compromesso.

Le calciatrici, da tempo, si lamentano dei premi, delle condizioni di lavoro, dei viaggi e delle sistemazioni in albergo, considerate inferiori a quelle per gli uomini, e della minore promozione delle loro partite. Per esempio, per i Mondiali maschili del 2014, i giocatori ottennero quasi 5,4 milioni di dollari di bonus per aver perso agli ottavi; per i Mondiali femminili del 2015, la federazione elarg" un bonus di poco più di 1,7 milioni di dollari per le giocatrici, che vinsero il titolo.

Tre anni fa, le calciatrici accusarono la federazione di aver risposto alle loro richieste affermando che "la realtà del mercato è che le donne non meritano di essere pagate allo stesso modo degli uomini". La nazionale femminile ha vinto tre Mondiali e quattro Olimpiadi, più di qualsiasi altra nazionale avversaria; la sua vittoria nella finale mondiale del 2015 contro il Giappone è la partita di calcio più vista in tv nella storia degli Stati Uniti. La nazionale maschile, a parte il terzo posto al primo Mondiale del 1930, non ha mai superato i quarti di finale.

I Mondiali femminili si svolgeranno in Francia dal 7 giugno (dopo 20 anni, sarà di nuovo presente l'Italia). Anche se la Fifa, l'organo di governo del calcio mondiale, ha raddoppiato i premi, portandoli da 15 a 30 milioni di dollari, il divario con quelli per gli uomini è aumentato: per la Coppa del Mondo dello scorso anno, le squadre maschili si sono divise 400 milioni di dollari in premi; nel 2022, per i Mondiali in Qatar, saranno 440 milioni di dollari.

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