Flynn, la Turchia e il piano per consegnare Gulen a Erdogan (legalmente o illegalmente)

Il procuratore speciale Mueller indaga sull'eventuale ruolo dell'ex consigliere di Trump. Il suo avvocato smentisce, l'ambasciata turca a Washington definisce le insinuazioni "ridicole"

L'ambasciata turca a Washington ha definito "ridicole" le insinuazioni secondo le quali la Turchia avrebbe offerto diversi milioni di dollari all'ex consigliere di Trump, Michael Flynn, in cambio della consegna di Fethullah Gulen, il predicatore accusato da Ankara di aver ordito il fallito colpo di Stato dell'estate 2016, che risiede da molti anni in Pennsylvania, da dove guida il movimento conosciuto come Hizmet.

"Tutte le accuse secondo cui la Turchia avrebbe fatto ricorso a mezzi non legali per l'estradizione di Fethullah Gulen sono completamente false, ridicole e senza fondamento" ha reso noto l'ambasciata con un comunicato pubblicato su Twitter. Gulen, che vive negli Stati Uniti dal 1999, ha smentito qualsiasi implicazione con il tentativo di colpo di Stato contro il presidente turco Recep Tayyp Erdogan. L'avvocato di Flynn, Robert Kelner, ha dichiarato che le indiscrezioni sono "false" e "offensive".

Le indiscrezioni del Wall Street Journal - Le attenzioni del procuratore speciale Robert Mueller, che sta indagando negli Stati Uniti sulle possibili collusioni tra lo staff di Donald Trump e il Cremlino durante la scorsa campagna elettorale presidenziale, si sarebbero concentrate anche sul presunto piano di prelevare e consegnare alle autorità turche Fethullah Gulen, che avrebbe coinvolto l'ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Michael Flynn.

Secondo le fonti del Wall Street Journal, Flynn e suo figlio, Michael Jr., avrebbero ottenuto in cambio fino a 15 milioni di dollari. Erdogan fece poi pressioni su Washington per ottenere l'estradizione di Gulen, che da quasi 20 anni vive negli Stati Uniti e da ex alleato si è trasformato in acerrimo nemico.

L'Fbi avrebbe chiesto ad almeno quattro persone di un incontro avvenuto a metà dello scorso dicembre a New York, tra Flynn – all'epoca già consigliere di Trump - e alcuni rappresentanti del governo turco. Le due parti avrebbero parlato anche della possibilità di trasportare Gulen a bordo di un jet privato sull'isola-carcere di Imrali. Secondo una fonte, Flynn era anche pronto a usare la sua influenza alla Casa Bianca per ottenere l'estradizione legale di Gulen.

I legami turchi di Flynn - Il reporter Michael Isikoff scrisse che Flynn aveva cominciato a ricevere informazioni classificate relative alla sicurezza nazionale statunitense nell'estate 2016, come membro della squadra di Trump, continuando a gestire la propria società di consulenza, la Flynn Intel Group, che offre servizi d'intelligence a clienti stranieri; tra questi, anche un'azienda di un facoltoso uomo d'affari turco, molto vicino al presidente Erdogan, che avrebbe pagato "decine di migliaia di dollari" per le analisi della società, secondo quanto ammesso dallo stesso imprenditore, Kamil Ekim Alptekin, al sito The Intercept. Il giorno delle elezioni, Flynn ha scritto un articolo per The Hill in cui chiedeva agli Stati Uniti di sostenere Erdogan e di consegnare alle autorità turche Gulen.

Già a marzo, sulla stampa statunitense, si era diffusa l'ipotesi che Flynn potresse essere stato pagato da Erdogan per cercare di riportare in Turchia, legalmente o illegalmente, Gulen. Flynn, secondo quanto riportato dai media in quei giorni, avrebbe fatto sapere all'Fbi e ai membri del Congresso di essere disponibile a testimoniare sui possibili legami dell'amministrazione Trump con la Russia, ma in cambio dell'immunità. In una nota diffusa dal suo avvocato, Flynn ha detto di avere una "storia da raccontare", ma di volere "garanzie contro un'ingiusta azione penale". La commissione d'Intelligence del Senato statunitense, secondo la Nbc, avrebbe respinto la richiesta di Flynn. "Mike Flynn dovrebbe chiedere l'immunità in quella che è una caccia alle streghe (una scusa per una grande sconfitta elettorale) di media e democratici, di proporzioni storiche!" aveva commentato Trump.

Obama e l'estradizione - L'allora presidente Barack Obama disse che la decisione sull'estradizione di Gulen, chiesta agli Stati Uniti dalla Turchia, "non sta al presidente" e rese noto di aver detto al presidente Erdogan "di presentare agli Stati Uniti le prove del coinvolgimento" dell'imam. Poi, Obama disse che le voci di un coinvolgimento degli Stati Uniti nel fallito golpe in Turchia "sono false", così come quelle secondo cui Washington sarebbe stata al corrente di quanto stava per succedere nel Paese. 

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