Fmi al G20: economia globale in ripresa ma rischi restano

In Italia, attività economica "significativamente sotto il potenziale". Bce resti accomodante, dalla Fed solo strette "graduali". Risolvere problema dei non performing loan
America24

L'economia globale si sta riprendendo al punto che sorprese in positivo derivanti da Usa e Cina non sono da escludere. Ma le prospettive potrebbero "facilmente" cambiare; tutto dipende da quali politiche economiche si materializzeranno. In quest'ottica c'è una "incertezza maggiore del solito". E in Italia, così come in Francia, l'attività economica "resta significativamente sotto il potenziale". E' questo il messaggio del Fondo monetario internazionale ai ministri delle Finanze e ai banchieri centrali del G20, che si riuniranno il 17 e 18 marzo prossimi a Baden-Baden (Germania). A loro l'istituto di Washington spiega che "i rischi restano squilibrati e puntano al ribasso".

In un documento redatto per l'occasione, il Fondo sostiene che "nel breve termine la crescita globale dovrebbe accelerare, riflesso di un rafforzamento dell'attività economica nelle economie avanzate, di un cambiamento atteso del mix di politiche macroeconomiche in Usa e di una stabilizzazione delle economie emergenti sotto stress".

Lo scenario di base del Fondo è caratterizzato dai seguenti elementi: una politica fiscale americana che viene adottata come da attese; una Federal Reserve che continua a normalizzare gradualmente la sua politica monetaria; una Cina che riesce a gestire bene la transizione della sua economia verso un modello più sostenibile e legato ai consumi interni; politiche commerciali e d'investimento che non creano disturbo, nemmeno dai negoziati riguardanti la Brexit.

Il Fondo non esclude "rischi al rialzo all'outlook di breve termine" come per esempio forze cicliche o sostegno alla crescita superiore alle stime derivante da Usa e Cina. L'istituto guidato da Christine Lagarde comunque lancia un avvertimento: le politiche economiche alla base dell'outlook stimato possono facilmente cambiare e contribuire a una "volatilità significativa" nei mercati finanziari.

Inoltre, anche se la ripresa è in atto, "venti contrari strutturali e le eredità persistenti della crisi continuano a frenare la crescita nel medio termine, specialmente nelle economie avanzate". Il Fondo individua poi una minaccia nelle economie avanzate data dagli effetti collaterali negativi dell'integrazione economica globale e del cambiamento tecnologico: essi potrebbero portare un Paese a preferire politiche autoreferenziali che "stravolgono l'integrazione economica globale e ledono la crescita".

Bce resti accomodante, dalla Fed stretta graduale

Il Fondo sostiene che la Banca centrale europea dovrebbe continuare ad essere accomodante nella sua politica monetaria mentre la Federal Reserve dovrebbe procedere con rialzi dei tassi graduali e giustificati dal quadro macroeconomico.

"Nelle economie avanzate dove l'inflazione resta sotto i target di riferimento, una politica monetaria a sostegno [della crescita] dovrebbe essere mantenuta facendo affidamento su misure non convenzionali, come necessario per esempio nell'Area euro e in Giappone", si legge.

Negli Usa, la banca centrale guidata da Janet Yellen dovrebbe continuare a normalizzare la sua politica monetaria in modo "graduale". Il Fondo dice anche che "nelle economie che operano vicine a una piena capacità (come gli Usa e la Germania), qualsiasi sostegno fiscale dovrebbe essere orientato verso un aumento del potenziale del Pil attraverso per esempio investimenti in infrastrutture di alta qualità ma anche infrastrutture sociali come l'educazione, la sanità e l'assistanza infantile".

Npl frenano la crescita

Il Fondo torna a premere sull'importanza di trovare soluzioni al problema dei crediti deteriorati. Perché la "riparazione" dei bilanci delle banche e delle aziende in generale è una "precondizione per una crescita sostenuta e un aumento della resilienza".

Nel documento, l'istituto guidato da Christine Lagarde cita la debolezza dei bilanci bancari in alcuni Paesi dell'Area euro come una delle variabili che potrebbero avere conseguenze negative per la crescita di breve termine.

"Il fallimento nel fare progressi sufficienti nell'implementazione delle riforme necessarie per affrontare il peso dei non-performing loan potrebbe frenare la crescita, anche limitando l'offerta del credito". Secondo il Fondo, si rischia un "aumento dei rischi alla stabilità finanziaria, specialmente in Paesi dove la redditività bassa, il debito alto e una qualità scarsa degli asset continuano a mettere sotto pressione il settore bancario". Per questo in varie economie avanzate d'Europa si deve trovare una soluzione per i crediti deteriorati che passi attraverso per esempio mercati secondari del debito sotto stress, riforme dell'insolvenza e a una maggiore supervisione. Così facendo "il credito, gli investimenti e la produttività aumenterebbero, anche attraverso il miglioramento del dinamismo aziendale e dell'efficienza nell'allocazione di capitali nelle aziende". Stando al Fondo, "anche misure per salvaguardare la stabilità e la redditività del settore bancario in un contesto di bassa crescita e bassi tassi sono una priorità".

L'istituto di Washington sostiene che "se non risolti, questi problemi potrebbero aggiungersi ai rischi politici riaccendendo i timori per la stabilità finanziaria". Per il Fondo infatti, una "incertezza politica insolitamente alta" aumenta la pressione portando i potenziali rischi ad avere effetti negativi. Oltre alla debolezza dei bilanci bancari, l'Fmi cita una frammentazione dei flussi commerciali e dei capitali; deflussi di capitale "severi" dai mercati emergenti; un improvviso rallentamento della Cina; rischi geopolitici e altri fattori non economici come atti di terrorismo, malattie contagiose come il virus Zika e il flusso di rifugiati che continua a pesare sulle prospettive di varie regioni.

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