Fmi all'Italia: passi ulteriori per migliorare bilanci banche, ridurre filiali

Spread in rialzo in Italia e Francia, un rischio per settore bancario. Tra le raccomandazioni, sottoporre a test Bce anche istituti di credito ora non inclusi. Cita Mps e Unicredit tra i progressi fatti

Il Fondo monetario internazionale chiede all'Italia "passi ulteriori" per migliorare i bilanci delle banche, pur riconoscendo alcuni progressi fatti.

Ridurre le filiali
In Italia, così come in Portogallo e Spagna, "c'è un numero alto di filiali o di staff rispetto agli asset bancari". Lo sostiene il Fondo monetario internazionale nel suo Global Financial Stability Report (Gfsr), il rapporto redatto nell'ambito dei lavori primaverili in corso a Washington. In esso l'istituto guidato da Christine Lagarde aggiunge che nel nostro Paese c'è anche "un grande numero di istituti di credito e una concentrazione bassa". Nello stesso rapporto l'Fmi ricorda, che "due grandi banche popolari si sono fuse" (il Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano, unite nel Banco Bpm) e che le riforme del settore bancario cooperativo - volte a rafforzare la governance - sono state adottate.

Risolvere problema Npl
Facendo notare che in Europa ci sono stati progressi nell'alleviare il peso sui bilanci bancari dato dai non performing loan, il Fondo sottolinea che in Italia e in Portogallo c'è stata una "riduzione relativamente contenuta rispetto al picco" dei Npl. E siccome il nostro è, insieme a quello con capitale Lisbona, "uno dei Paesi con il ratio più alti di Npl", "progressi notevoli sono necessari". Il Fondo ribadisce le stime elaborate nel 2016 secondo cui, "al passo attuale, ai Paesi dell'Eurozona potrebbero servire sei anni per risolvere il peso degli asset incagliati". Tuttavia, l'andamento delle transazioni su questo fronte "suggerisce che la vendita di asset cattivi potrebbe accelerare, specialmente in Italia".

Spread in rialzo in Italia e Francia, un rischio per settore bancario
Il Fondo spiega che "recentemente, gli spread dei bond sovrani in Italia e Francia sono saliti e restano a livelli alti in Portogallo". Secondo l'istituto di Washington, "ciò riflette una combinazione di preoccupazioni riguardanti rischi politici maggiori e il peso del debito pubblico". Nel suo Global Financial Stability Report, il Fondo scrive che "c'è il rischio che spread in rialzo possano avere ripercussioni sul settore bancario". Innanzitutto, tagli dei rating sovrani "potrebbero aumentare i costi a carico degli istituti di credito di finanziamenti all'ingrosso" e potrebbero "ridurre l'ammontare degli asset che le banche hanno a disposizione come collaterale accettabile". Inoltre, si legge nel Gfsr, "anche se le banche hanno generalmente ridotto la quantità di debito governativo locale in loro possesso, alcune istituzioni continuano a detenere una quantità significativa di questi bond nei loro bilanci e potrebbero subire perdite sui bond stessi". Il Fondo conclude dicendo che "questi rischi di trading e di finanziamento all'ingrosso sarebbero specialmente problematici se le condizioni finanziarie dovessero subire una stretta repentina".

Le raccomandazioni
Tra le raccomandazioni per migliorare i bilanci delle banche, il Fondo propone un uso "esteso" dei meccanismi di ristrutturazione del debito extragiudiziali, il rafforzamento della supervisione per facilitare un "progesso deciso" nella riduzione dei non performing loan e un'analisi sistemica della qualità degli asset delle banche che non sono soggette alla 'valutazione approfondita' (o comprehensive assessment) della Banca centrale europea. Il Fondo sostiene che "un uso efficace del framework per una risoluzione ordinata e con la giusta tempistica delle banche in fallimento eviterebbe che i costi delle banche più deboli fossero a carico del resto del sistema e alla fine aumentassero le preoccupazioni alla stabilità".

I progressi fatti
L'istituto di Washington cita la domanda del Monte dei Paschi posta del dicembre 2016 per una "ricapitalizzazione precauzionale statale" da 8,8 miliardi di euro, fatta dopo che la soluzione di mercato (un aumento di capitale da 5 miliardi di euro) non si era chiuso con successo; ancora serve il via libera di Bruxelles alla una misura prevista dalla normativa europea (Bank Recovery and Resolution Directive, BRRD) in casi eccezionali. Il Fondo cita anche l'aumento di capitale da 13 miliardi di euro di Unicredit, che ha sfiorato l'en plain a fine febbraio. C'è poi la fusione di Banco Popolare di Milano e Banco Popolare (che ha portato alla nascita di Banco Bpm) e il varo, il dicembre scorso, da parte del governo italiano del decreto "salva-banche" che ha creato un fondo da 20 miliardi di euro per sostenere i capitali e la liquidità degli istituti di credito in difficoltà.



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