Fmi all'Italia: ridurre debito in modo credibile, sì a tassa su prima casa

Effetto reddito di cittadinanza e quota 100 pari allo 0,33% del Pil. Roma riaccende i timori sul legame rischioso tra il debito sovrano e il settore finanziario nell'Area euro, al centro della crisi del 2012

Il Fondo monetario internazionale è tornato a mettere in guardia l'Italia. Il debito è alto e deve "segnalare l'intenzione di ridurlo in modo credibile nel medio termine e di adottare misure di alta qualità per farlo". Gli spread sovrani - che fino ad ora non hanno avuto ripercussioni negative sugli altri Paesi periferici dell'Eurozona - "potrebbero pesare sulla crescita e sulle prospettive fiscali e bancarie". I patrimoni potrebbero essere tassati attraverso una "tassa moderna" sulle prima casa. E ben venga un "aggiustamento fiscale che favorisca la crescita" ma si tenga presente che il reddito di cittadinanza e quota 100 equivalgono allo 0,33% del Pil. Che la sostenilità finanziaria del sistema pensionistico va salvaguardata. E che i problemi fiscali in Italia hanno riacceso i timori associati al legame rischioso tra il debito sovrano e il settore finanziario nell'Area euro, un legame al centro della crisi del 2011-12.

La fotografia dei problemi del nostro Paese è scattata attraverso due rapporti. Nel Fiscal Monitor, il Fondo dice di aspettarsi in Italia una politica fiscale "più accomodante di un terzo di punto percentuale del Pil". Nel Global Financial Stability Report, l'istituto di Washington avverte: "C'è ancora un rischio che il nesso tra il debito sovrano e il settore finanziario possa rafforzarsi".

Il Fondo elenca i canali principali attraverso cui quel nesso potrebbe tornare a preoccupare. Il primo canale è di tipo finanziario ed è associato alle perdite subite dalle banche e dai gruppi assicurativi attraverso i bond in loro possesso. Su questo fronte il Fondo spiega che in Italia - come anche in Spagna, Portogallo e Belgio - i titoli di stato nazionali nei portafogli delle banche sono tanti rispetto agli asset di un determinato Paese. Questo non fa altro che aumentare l'esposizione ai bond sovrani, specialmente se il rating sovrano viene tagliato. Per le assicurazioni, il Fondo stima che i gruppi nell'Area euro abbiano oltre il 15% dei bond sovrani in circolazione nell'Area euro, leggermente meno rispetto alle banche, e quasi il 25% dei bond emessi dalle banche dell'Eurozona.

Il secondo canale è di tipo macro-finanziario, in cui shock sovrani e finanziari arrivano a colpire aziende e famiglie attraverso un rallentamento della crescita e tassi più alti. Il Fondo spiega che questo canale si attiva nel lungo termine e potrebbe innescare altri due canali di contagio: un altro aumento dei nonperforming loans sui bilanci delle banche e una riduzione del gettito fiscale. C'è poi il rischio che le banche passino ai clienti i costi di finanziamento in aumento alzando i tassi di interesse sui mutui. "Tuttavia, fino ad ora non c'è prova di un tale rialzo, forse grazie alla liquidità della banca centrale [europea]". L'Fmi però avverte: i problemi di finanziamento per le banche potrebbe peggiorare se il rating di una nazione viene portato sotto l'investment grade da tutte e quattro le principali agenzie di rating. Il motivo? I bond sovrani di quella nazione non potrebbero più essere usati come collaterale dalle banche centrali in base alle regole attuali".

Il terzo canale riguarda la domanda in calo di bond. Se le banche subiscono perdite o se i rating dei bond sovrani sono stati ridotti, banche e gruppi assicurativi potrebbero non essere in grado o non volere comprare quei bond, osserva l'Fmi. "Un tale calo della domanda potrebbe mettere sotto ulteriore pressione i rendimenti, aumentando ancora di più i costi di finanziamento e le perdite". Per questo, sostiene il Fondo, serve continuare nella riduzione dei non performing loan. Farlo però potrebbe pesare sulla redditività di certe banche.

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