Fmi alza le stime di crescita dell'Italia, disoccupazione sopra media Ue

"Appropriato" un aggiustamento fiscale graduale, ridurre cuneo fiscale. Dal nostro Paese il 30% degli Npl nell'Eurozona

Migliorano le prospettive del Fondo monetario internazionale non solo per l'economia mondiale ma anche per quella italiana, vista in crescita dell'1,5% quest'anno, tanto quanto il Giappone. Per il 2018 è atteso un +1,1%. E' quanto si legge nelle tabelle del World Economic Outlook, il rapporto sull'economia globale dell'Fmi redatto nell'ambito degli Annual Meetings che da giovedì entreranno nel vivo a Washington, Stati Uniti. Le stime per il 2017 sono state alzate dello 0,2% rispetto all'aggiornamento del Weo dello scorso luglio e dello 0,7% rispetto all'edizione del documento elaborata lo scorso aprile. Nel 2016 il nostro Paese aveva registrato un'espansione dello 0,9% e l'anno precedente dello 0,8%, ricorda l'Fmi.

Le previsioni del Fondo per il 2018 sono migliorate dello 0,1% rispetto ai calcoli estivi e dello 0,3% rispetto a quelli di primavera. Per il 2022 l'istituto di Washington prevede ancora un Pil italiano in rialzo dello 0,8% (per le stime legate al periodo 2019-2021 bisogna aspettare la pubblicazione, prevista domani, del Fiscal Monitor). I calcoli del Fondo si basano "sui piani fiscali inclusi nella leggi di Bilancio del 2017 e nel Documento di economia e finanza (Def) dell'aprile scorso". Essi si confrontano con quelli - rivisti sensibilimente al rialzo - della nota di aggiornamento del Def approvata il 23 settembre scorso dal consiglio dei ministri. Il governo ora prevede per il 2017 una crescita del Pil dell'1,5% contro quella dell'1,1% stimata ad aprile. Anche per il 2018 e il 2019 è atteso un +1,5%, di più del +1% messo in conto sei mesi fa per ambo gli anni. 

Fmi: tasso disoccupazione Italia all'11,4% nel 2017, sopra stime governo e media Ue
Il tasso di disoccupazione in Italia resta alto ma in miglioramento. Il Fondo monetario internazionale continua a stimare un tasso per quest'anno all'11,4% e nel 2018 all'11% come aveva calcolato lo scorso aprile, sopra la media nell'Eurozona. In quest'ultimo caso, la disoccupazione è vista scendere al 9,2% quest'anno, lo 0,8% in meno del 2016, e all'8,7% il prossimo. I dati sono i più alti nell'Eurozona dopo quelli di Grecia (22,3% nel 2017 e 20,7% nel 2018) e Spagna (17,1% e 15,6%). Nel 2016 il nostro Paese aveva registrato un tasso di disoccupazione pari all'11,7%, ricorda l'Fmi. I calcoli del Fondo si confrontano con quelli della nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def), approvata dal Consiglio dei ministri il 23 settembre scorso, e che prevede un tasso di disoccupazione per quest'anno dell'11,2% e per il prossimo al 10,8% arrivando al 9,8% nel 2020.

Fmi: Italia, nel 2017 debito/Pil sale al 133%, deficit scende al 2,2%
Dopo avere chiuso il 2016 al 132,6%, il debito pubblico lordo in rapporto al Pil quest'anno salirà secondo il Fondo in Italia al 133% per poi scendere al 131,4% nel 2018 e al 120,1% nel 2022. Per quei tre anni, ad aprile l'Fmi aveva previsto un debito/Pil rispettivamente al 132,8%, al 131,6% e al 121,3%.

L'istituto guidato da Lagarde stima che il deficit/Pil nell'anno in corso si attesti al 2,2% e non più al 2,4% calcolato in primavera e registrato nel 2016. Nel 2018 il dato è atteso all'1,3% e non più all'1,4%; per il 2022 continua a essere visto allo 0%. Il Fondo continua dunque a prevedere il pareggio di bilancio nel 2022 ma le attese precise su questo fronte per gli anni 2019, 2020 e 2021 saranno contenute nei rapporti che verranno diffusi domani. Nel Weo le date indicate nelle tabelle fanno riferimento infatti soltanto a quest'anno, al prossimo e appunto al 2022, quando l'Fmi prevede anche un pareggio strutturale di bilancio contro un deficit strutturale dell'1,4% per il 2017 e dello 0,8% per il 2018 dopo quello dell'1,1% per il 2016. Il Fiscal Monitor, che verrà diffuso domani, offrirà più dettagli.

I calcoli del Fondo sul deficit e sul debito sono peggiori di quelli della nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def), approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso settembre e che ha lasciato al 2,1% l’asticella del rapporto fra deficit e Pil per l'anno in corso, comunque il terzo consecutivo in discesa. Per il prossimo è visto all'1,6%. Per il biennio successivo, si continua a puntare al sostanziale conseguimento del pareggio di bilancio nel 2020, sia in termini nominali, sia strutturali. Il governo Gentiloni stima un debito/Pil nel 2017 in calo al 131,6% dal 132% del 2016 e nel 2018 al 129,9%.

Fmi: è italiano il 30% degli Npl nell'Eurozona, proseguire con riduzione
Il 30% dei non performing loan (Npl) dell'Eurozona è italiano. Lo scrive il Fondo nel suo World Economic Outlook. In esso l'istituto di Washington spiega che dalla primavera scorsa "il settore bancario dell'Area euro ha fatto ulteriori progressi nella pulizia dei bilanci" e che la crescita del credito bancario verso il settore privato non finanziario "è stata positiva dalla metà del 2015 anche se è al di sotto della crescita del Pil". Detto questo, nel primo trimestre del 2017 "i ratio dei Npl sono rimasti alti, a circa il 5,7% [del totale dei prestiti] nell'Area euro e oltre il 10% in sei Paesi (Italia inclusa, a cui è legato il 30% circa dello stock di Npl nell'Eurozona)".

Secondo l'Fmi, garantire che la ripresa nell'Area euro continui e che la sua resilienza si rafforzi richiede una "accelerazione della riparazione dei bilanci delle banche e un miglioramento durevole della redditività del sistema bancario". L'idea è che "solo un approccio proattivo e completo nella riduzione dei Npl può eliminare il peso sulla crescita del credito". Misure che accelerino una tale riduzione possono includere, secondo il Fondo, "un ampliamento delle guidance della Banca centrale europea sulla gestione dei Npl per le banche più piccole, una modernizzazione e una armonizzazione più rapida dei regimi di insolvenza e agevolazioni delle società nazionali di asset management per stimolare i mercati del debito sotto stress".

Ancora una volta l'Fmi torna a dire che per aumentare in modo sostenibile la redditività delle banche, serve aggiornarne i modelli di business e razionalizzarne i costi. Inoltre, il "consolidamento resta cruciale". L'Fmi chiede anche progressi "più rapidi" nel completamento dell'Unione bancaria con un sistema "comune ed efficce" di garanzia dei depositi e un backstop fiscale comune. Serve poi "avanzare" il piano per un mercato unico dei capitali, che la Commissione Ue vorrebbe realizzare entro il 2019.

Fmi: in Italia "appropriato" un aggiustamento fiscale graduale, ridurre cuneo fiscale
Un aggiustamento fiscale graduale accompagnato da misure pro-crescita è "appropriato" per l'Italia cos" come per la Francia. Lo sostiene il Fondo. Per il nostro Paese, l'istituto offre una serie di indicazioni, a cominciare da quelle riguardanti il mercato del lavoro. Tra le priorità citate ci sono una riduzione del cuneo fiscale; una riforma della contrattazione salariale "per agevolare un riallineamento degli stipendi alla produttività"; un abbassamento delle barriere all'ingresso nei servizi professionali, in certi settori o nel retail; una riduzione dei divari di genere attraverso l'eliminazione di imposte che scoraggiano redditi aggiuntivi in una famiglia e garazie per la disponibilità di servizi all'infanzia economicamente accessibili. Per il Fondo, l'Italia figura tra i Paesi come il Portogallo che "ha spazio per migliorare il contesto aziendale e la qualità della pubblica amministrazione".

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