Fmi: alza stime crescita Eurozona, nel 2017 +1,7%, rischi da incertezze politiche e Brexit

Inflazione in lenta ripresa, soluzioni per Npl una priorità. Probabilità di deflazione "elevata" ma in calo, giù anche rischio recessione

Il Fondo monetario internazionale ha rivisto leggermente al rialzo le stime di crescita per il 2017 nell'Eurozona, ha fatto notare che l'inflazione si sta riprendendo lentamente ma che le probabilità di deflazione e recessioni sono scese e ha insistito sulla priorità rappresentata dalla soluzioni per i non performing loans.

Le stime
Stando alle tabelle contenute nel World Economic Outlook, il rapporto sull'economia globale che l'Fmi ha redatto nell'ambito degli Spring Meetings in corso a Washington, per quest'anno è attesa un'economia in espansione dell'1,7%, una performance identica a quella registrata nel 2016 ma lo 0,1% in più rispetto alle stime dello scorso gennaio e lo 0,2% sopra quelle dello scorso ottobre. Per il 2018 è previsto un +1,6%, tanto quanto previsto nell'aggiornamento al Weo di inizio anno e nell'edizione dello scorso autunno.

L'istituto guidato da Christine Lagarde sottolinea come "la ripresa modesta sia sostenuta da un approccio fiscale leggermente espansivo, da condizioni finanziarie accomodanti, da un euro debole e da un impatto positivo che deriverebbe dai possibili stimoli fiscali americani" promessi dal presidente Donald Trump. Tuttavia, il Fondo individua due elementi che potrebbero pesare sull'attività economica: "l'incertezza politica data dall'avvicinarsi delle elezioni in vari Paesi" (domenica prossima ci sarà il primo round di quelle presidenziali francesi e poi a settembre quelle tedesche) e "l'incertezza riguardante la relazione futura tra l'Unione europea e il Regno Unito" dopo che la nazione d'Oltremanica il 23 giugno scorso ha scelto con un referendum la cosiddetta Brexit e a fine marzo ha ufficialmente iniziato i negoziati con l'attivazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona.

Le prospettive di medio termine dell'Eurozona "restano tenui, con la crescita potenziale frenata da una produttività debole, da trend demografici avversi e, in alcune nazioni, da problemi ereditati dalla crisi ma ancora non risolti e riguardanti il debito pubblico e privato, con un livello alto di non performing loan". Nel dettaglio, per l'Eurozona l'Fmi stima prezzi al consumo all'1,7% per il 2017 (dallo 0,2% del 2016) e all'1,5% per il 2018. Stando a quanto contenuto nel Weo, la disoccupazione è vista scendere al 9,4% quest'anno, lo 0,6% in meno del 2016, e al 9,1% il prossimo. Tra le principali quattro nazioni dell'Eurozona, la crescita è vista indebolirsi rispetto allo scorso anno in Germania, Italia e Spagna mentre dovrebbe rafforzarsi in Francia. Tuttavia è la Spagna a registrare un'espansione economica superiore agli altri. Madrid viene promossa con un Pil visto crescere del 2,6% nel 2017 e del 2,1% nel 2018 dopo un +3,2% nel 2016; a Berlino è atteso un +1,6% e un +1,5%, peggio del +1,8% dello scorso anno; a Parigi è atteso un +1,4% nel 2017 e un +1,6% nel 2018 dopo un +1,2% nel 2016; a Roma è previsto un +0,8% nell'anno in corso e nel prossimo, lo 0,1% in meno di quello passato.

Inflazione in lenta ripresa, soluzioni per Npl una priorità
L'inflazione nell'Eurozona si sta riprendendo, in parte grazie ai prezzi energetici e dei generi alimentari, ma quella core resta contenuta; di conseguenza il dato principale si avvicinerà "solo gradualmente" nei prossimi anni all'obiettivo fissato dalla Banca centrale europea per una crescita inferiore ma vicina al 2% annuo raggiungendo l'1,9% nel 2022. L'istituto guidato da Lagarde sottolinea come in parte dell'Europa la ripresa ciclica sul fronte del Pil, dell'occupazione e dell'inflazione "resta incompleta con il peso notevole dato dai non performing loan". Per questo la soluzione di questo problema è una "priorità cruciale". Inoltre, "la redditività del sistema bancario è messa in difficoltà da caratteristiche strutturali come costi alti e l'overbanking".

Il Fondo è chiaro: "Senza uno sforzo più coordinato per ripulire i bilanci, consolidare e aumentare l'efficaca sul lato dei costi del sistema bancario, per sostenere la domanda e per adottare riforme che spingano al rialzo la produttività, quelle economie continueranno a fare i conti con deboli dinamiche inflative e degli investimenti e resteranno suscettibili a un circolo vizioso che si auto-rinforza". Non solo: "C'è il rischio che la politica monetaria nell'Eurozona diventi più stringente, pesando sulla ripresa di Paesi con una disoccupazione alta". Una ripresa debole dei redditi, inoltre, può alimentare pressioni per politiche che si limitano a concentrarsi all'interno dei confini di appartenenza e "per l'adozione di misure protezionistiche, ledendo ulteriormente la domanda sia interna sia estera".

Sottolineando come la politica monetaria della Bce potrebbe essere più efficace se accompagnata da altre misure, l'Fmi insiste sull'importanza di una maggiore supervisione, di riforme per le insolvenze e la creazione di mercati del debito sotto stress. Anche il completamento dell'Unione bancaria resta cruciale, dice il Fondo secondo cui tutte queste azioni "potrebbero rafforzare la trasmissione della politica monetaria accomodante all'economia reale e potrebbero facilitare il consolidamento e la ristrutturazione del settore bancario. L'Fmi chiede nuovamente investimenti in infrastrutture pubbliche, riforme dei prodotti e del mercato del lavoro e l'integrazione dei rifugiati nella forza lavoro.

In Eurozona probabilità di deflazione "elevata" ma in calo, giù anche rischio recessione
Seppur in calo, i rischi di deflazione - misurati dalla probabilità stimata di un declino del livello dei prezzi rispetto a quelli di un anno fa - restano "elevati" nell'Eurozona (come in Giappone) per via del fatto che l'impatto dato da prezzi più alti delle materie prime sull'inflazione è visto svanire il prossimo anno. Lo sostiene il Fondo. In una tabella del rapporto si legge che il rischio di deflazione (definita come una caduta dei prezzi su base annuale nel trimestre indicato, ossia il secondo del 2018) è visto intorno al 16% nell'Eurozona circa contro il 17,5% calcolato in autunno (quando il calcolo faceva riferimento al quarto trimestre del 2017). Anche la situazione negli Stati Uniti è migliorata: se lo scorso autunno l'Fmi vedeva un rischio di deflazione al 2,5%, ora quel rischio è intorno all'1%. Per un confronto, il rischio di deflazione in Giappone è salito quasi al 25% dal 20% stimato nell'ottobre 2016.

Nella stessa tabella il Fondo calcola anche i rischi di recessione. Tra il secondo trimestre del 2017 e il primo trimestre del 2018 la probabilità di recessione nell'Eurozona è vista al 30% contro il 35% calcolato nell'edizione precedente del Weo, quando il periodo di riferimento andava dal quarto trimestre del 2016 al terzo trimestre del 2017. Il rischio di recessione in Usa è sceso al 20% dal 27,5% circa. Lo stesso rischio in Giappone è rimasto al 40%. Il Fondo spiega il calo generalizzato del rischio di recessione con uno "slancio ciclico più forte" e con gli "stimoli fiscali attesi in Usa", cose che insieme "hanno migliorato l'outlook di crescita nelle economie avanzate".

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