Fmi: alza stime di crescita Italia, nel 2017 +0,8% (come la Nigeria), sotto potenziale

Previsioni peggiori di quelle del governo Gentiloni

Migliorano, seppur di poco, le prospettive del Fondo monetario internazionale per l'economia italiana, che comunque resta "significativamente sotto il suo potenziale": è vista in crescita dello 0,8% sia quest'anno sia il prossimo, tanto quanto la Nigeria che nel 2018 dovrebbe però registrare un +1,9%. E' quanto si legge nelle tabelle del World Economic Outlook, il rapporto sull'economia globale dell'Fmi redatto nell'ambito degli Spring Meetings in corso a Washington, Stati Uniti.

Le stime per il 2017 sono state alzate dello 0,1% rispetto all'aggiornamento del Weo dello scorso gennaio ma risultano inferiori dello 0,1% rispetto all'edizione del documento elaborata lo scorso ottobre. Nel 2016 il nostro Paese aveva registrato un'espansione dello 0,9% e l'anno precedente dello 0,8%, ricorda l'Fmi. Le previsioni del Fondo per il 2018 sono rimaste invariate rispetto ai calcoli di inizio anno ma sono peggiori dello 0,3% rispetto a quelle dell'autunno 2016. Per il 2022 l'istituto di Washington prevede un Pil italiano in rialzo dello 0,8% (per le stime legate al periodo 2019-2021 bisogna aspettare la pubblicazione, prevista domani, del Fiscal Monitor).

I calcoli del Fondo si confrontano con quelli del Documento di economia e finanza (Def), deliberato dal Consiglio dei ministri l'11 aprile scorso, e che prevede per il 2017 una crescita del Pil reale dell'1,1% (solo un decimo più alta rispetto alla Nota di Aggiornamento del Def 2016) e per il 2018 dell'1%.

Nel dettaglio, l'istituto di Washington prevede prezzi al consumo nel 2017 e nel 2018 pari all'1,3% contro il -0,1% del 2016.

Le partite correnti sono viste al 2% del Pil nel 2017 e all'1,8% nel 2018 contro il 2,7% del 2016. Il Fondo spiega che le sue stime "si basano sui piani fiscali inclusi nella legge di bilancio per il 2017 e del Documento di economia e finanza (Def) del settembre 2016". Secondo il Weo, l'Italia non è la sola ad avere un Pil significativamente inferiore il suo potenziale: l'Fmi cita anche Francia, Portogallo, Spagna e "specialmente" la Grecia.

Tasso disoccupazione scende all'11,4% nel 2017, all'11% nel 2018
Il tasso di disoccupazione in Italia resta alto ma in miglioramento. Il Fondo monetario internazionale stima infatti un tasso per quest'anno all'11,4% e nel 2018 all'11%. Nel 2016 il nostro Paese aveva registrato un tasso di disoccupazione pari all'11,7%, ricorda l'Fmi. I calcoli del Fondo si confrontano con quelli del Documento di economia e finanza (Def), approvato dal Consiglio dei ministri l'11 aprile scorso, e che prevede un tasso di disoccupazione per quest'anno dell'11,5% e il prossimo dell'11,2%.

Nel 2017 debito/Pil sale al 132,8%, deficit/Pil al 2,4%
Dopo avere chiuso il 2016 al 132,6%, il debito pubblico lordo in rapporto al Pil quest'anno salirà in Italia il 132,8% per poi scendere al 131,6% nel 2018 e portarsi al 121,3% nel 2022. E' quanto emerge dalle tabelle del World Economic Outlook.

L'istituto guidato da Christine Lagarde stima che il deficit/Pil nell'anno in corso si attesti al 2,4%, come visto nel 2016. Nel 2018 il dato è atteso all'1,4% e nel 2022 allo 0%. Il Fondo prevede dunque il pareggio di bilancio nel 2022 ma le attese precise su questo fronte per gli anni 2019, 2020 e 2021 saranno contenute nei rapporti che verranno diffusi domani. Nel Weo le date contenute nelle tabelle fanno riferimento infatti soltanto a quest'anno, al prossimo e appunto al 2022, quando l'Fmi prevede un pareggio strutturale di bilancio contro un deficit strutturale dell'1,6% per il 2017 e dello 0,8% per il 2018 dopo quello dell'1,3% per il 2016. Il Fiscal Monitor, che verrà diffuso domani, offrirà più dettagli.

I calcoli del Fondo sul deficit e sul debito sono peggiori di quelli del Documento di economia e finanza (Def), approvato dal Consiglio dei ministri l'11 aprile scorso e che fissa al 2,1% l’asticella del rapporto fra deficit e Pil per l'anno in corso (ma nel 2018 è visto all'1,2%); il governo Gentiloni stima un debito/Pil al 132,5% nel 2017 e al 131% nel 2018.



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