Fmi: avanti con digitalizzazione dei governi, ma richiede investimenti ingenti

Dà benefici alla politica fiscale di un Paese, che deve lavorare per evitare frodi e tutelare la cybersicurezza

La digitalizzazione non può risolvere tutti i problemi di un Paese ma i governi non possono ignorare lo sviluppo delle nuove tecnologie, che possono comunque trasformarne la loro politica fiscale. E' questo il messaggio lanciato dal Fondo monetario internazionale nel capitolo analitico del suo Fiscal Monitor, il rapporto redatto in vista degli Spring Meetings che inizieranno la settimana prossima a Washington.

Intitolato "Il governo digitale", il capitolo due del documento spiega che la digitalizzazione - intesa come "l'integrazione nella vita quotidiana di tecnologie digitali volte a facilitare la disponibilità e la gestione di informazioni più affidabili, tempestive e accurate" - presenta opportunità "importanti" ma anche sfide per la definizione e la messa in pratica della politica fiscale di una nazione. Parlando dei lati positivi, il Fondo cita l'adozione di strumenti digitali per "aumentare la raccolta indiretta di tasse ai confini fino al 2% del Pil annuo". Inoltre, la digitalizzazione potrà aiutare a scovare i patrimoni parcheggiati in giurisdizioni fiscalmente vantaggiose, "stimati al 10% del Pil mondiale". Sul lato della spesa pubblica, i servizi pubblici forniti "possono migliorare" così come la partecipazione dei cittadini a misure di protezione sociale. Senza ignorare le implicazioni di una rapida espansione delle aziende digitali come Google, Apple, Facebook e Amazon - che "generano vendite con una ridotta presenza fisica" e che "beneficiano del valore creato dagli utenti" - il Fondo affronta anche le questioni tributarie delle attività digitali che ci circondano suggerendo "soluzioni globali".

Tra i rischi associati alla digitalizzazione ci sono frodi, violazioni della privacy e cyberattacchi, cose che vanno affrontate dai policymaker per fare in modo che la digitalizzazione "possa dare i suoi frutti".

Proprio al fine di adottare strumenti digitali per potenziare i governi e allo stesso tempo mitigarne i rischi, il Fondo fornisce una ricetta in quattro punti: adottare un'agenda di riforma completa, mitigare i rischi, dedicare risorse ingenti e cooperare su scala internazionale.

Sul primo punto, l'istituzione guidata da Christine Lagarde sostiene che "la digitalizzazione non è un sostituto delle riforme strutturali, delle competenze amministrative o di un rafforzamento delle istituzioni". Il suo successo sta piuttosto nell'adozione di riforme "parallele". In pratica, "una strategia di riforma complessiva è necessaria".

Sul secondo ingrediente della ricetta fornita, l'Fmi è chiaro: "Fallire nel gestire questioni legate alla privacy e alla cybersicurezza potrebbe compromettere gli sforzi di digitalizzazione. La mancanza di fiducia potrebbe erodere il desiderio di partecipare a un governo elettronico o mettere a repentaglio gli obiettivi" di un governo.

Il Fondo, inoltre, sottolinea che "la digitalizzazione non può avvenire senza costi" perché servono "investimenti notevoli". Per l'istituzione americana, "i governi devono creare lo spazio fiscale" necessario.

Tutto questo non può esserci senza la cooperazione internazionale: "Un maggiore scambio di informazioni tra Paesi può aiutare i governi a scovare patrimoni e redditi nascosti". Anche perché con l'aumento delle attività transnazionali associate alla digitalizzazione, l'architettura esistente della tassazione internazionale potrebbe essere messa in dubbio.

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