Fmi: governi gestiscano meglio il loro patrimonio netto

Potrebbero derivarne entrate potenziali pari al 3% del Pil

Intenzionato a migliorare le modalità con cui viene definito lo status fiscale di un Paese al di là dei soli deficit e debito, il Fondo monetario internazionale ha voluto spostare l'attenzione su quello che una nazione possiede in aggiunta a quello che deve ai creditori.

L'idea è che un'analisi del patrimonio pubblico di un Paese - che comprende gruppi controllati dallo Stato, risorse naturali e oneri pensionistici - "fornisce trasparenza ai mercati" e offre la possibilità di rendere conto ai contribuenti. "Questo è importante dal momento che i governi con bilanci più forti fanno i conti con costi di finanziamento più bassi e sono meglio posizionati per affrontare recesssioni". E' quanto spiegato nella nuova edizione del Fiscal Monitor, il rapporto pubblicato due volte l'anno dall'istituto di Washington e con cui si suggerisce una migliore gestione degli asset e degli investimenti pubblici. Perché i guadagni potenziali derivanti sarebbero "notevoli: le entrate da aziende pubbliche non finanziarie e da asset finanziari governativi da soli potrebbero arrivare al 3% del Pil all'anno, pari a quanto raccolto annualmente tassando le aziende nelle economie avanzate".

Da Bali (Indonesia), dove si stanno svolgendo i suoi Annual Meetings, l'Fmi sostiene che ci sono "prove empiriche che i mercati finanziari stanno prestando sempre più attenzione al bilancio completo di un governo e che bilanci forti potenziano la resilienza economica". Il problema, sottolinea l'Fmi, è che "molti governi non forniscono una tale trasparenza, evitando un esame aggiuntivo che ciò comporta".

Nella sua analisi, l'istituzione guidata da Christine Lagarde ha preso in considerazione 31 Paesi a cui corrisponde il 61% dell'economia globale. I loro asset equivalenti valgono 101.000 miliardi di dollari o il 219% del Pil; in quel valore rientrano asset di aziende pubbliche pari al 120% del Pil e risorse naturali corrispondendi al 110% del Pil.

"Il riconoscimento di questi asset", sottolinea il Fondo, "non nega la vulnerabilità associata a misure standard del debito pubblico, pari al 94% del Pil" dei Paesi analizzati. Stando al Fiscal Monitor, il patromonio netto - dato dalla differenza tra asset e oneri - è in media positivo anche se circa un terzo delle nazioni prese in considerazione (inclusa la maggior parte di quelle parte del G7) si trova in territorio negativo.

L'Fmi sottolinea che la forza di un bilancio di per sé non è il risultato finale ma piuttosto uno strumento per sostenere gli obiettivi di politica economica di un Paese. Suggerendo un miglioramento della contabilità di una nazione, il Fondo ricorda che "le cicatrici della crisi finanziaria globale sono ancora evidenti sui patrimoni pubblici 10 anni dopo". Anche se i deficit sono calati, almeno nelle economie avanzate più colpite dalla crisi, il patromonio finanziario netto di 17 Paesi presi in considerazione resta a 11.000 miliardi di dollari (il 28% del Pil), sotto i livelli pre-crisi.

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