Fmi: in Europa crescita forte, sell-off mercati rappresenta un rischio

La durata dello slancio dipenderà dagli investimenti. Avanti con l'unione economica e monetaria

Il Fondo monetario internazionale ha scattato una fotografia dell'economia europea, che sostanzialmente ricalca quella dello scorso aprile: "L'Europa continua a godere di una crescita forte" la cui durata dipenderà dagli investimenti. E se nel breve termine il quadro è incoraggiante, nel lungo termine lo è meno. Il rischio immediato maggiore, stando all'Fmi, è dato da un sell-off dei mercati finanziari. A fronte di questa e altre minacce, l'istituto di Washington ancora una volta consiglia di completare l'unione economia e monetaria cos" come quella bancaria.

Nel suo rapporto intitolato "Regional Economic Outlook", l'Fmi ha spiegato che "l'attività economica si è rafforzata in molte economie e le stime sono per una continuazione di questo trend". Facendo riferimento ai calcoli diffusi in occasione dei suoi lavori primaverili, il Fondo ricorda che l'economia europea è cresciuta del 2,8% nel 2017 contro il +1,8% del 2016 e dovrebbe espandersi del 2,6% nel 2018 e del 2,2% nel 2019. "L'espansione è dovuta principalmente alla domanda interna", si legge nel documento, in cui viene fatto notare che la crescita del credito "ha finalmente accelerato". Anche se i dati macroeconomici hanno iniziato a indebolirsi, essi "restano a livelli alti".

Secondo l'Fmi, l'outlook favorevole per l'Europa è soggetto a vari rischi. Il più immediato deriva dalle "valutazioni alte nei mercati finanziari a livello globale". Stando all'analisi dell'istituto guidato da Christine Lagarde, "i mercati europei hanno navigato bene attraverso la recente turbolenza finanziaria, con i flussi di capitale ancora forti verso le economie dei mercati emergenti". Tuttavia il Fondo avverte: "Declini notevoli nell'azionario sono spesso precursori di una crescita e di un'inflazione basse". Tra l'altro, "la crescita dell'inflazione e dei salari resta contenuta in molte delle economie avanzate ed è vista accelerare solo molto gradualmente".

Il Fondo ha fatto notare che con tassi di interesse vicini allo zero e con banche centrali ancora impegnate in politiche "non ortodosse, la portata e l'efficacia dell'allentamento della politica [monetaria] nel rispondere a nuovi shock non è grande". Ecco perché diventa ancora più importante, secondo l'Fmi, sfruttare il momento per creare lo spazio di manovra necessario per sistemare i conti pubblici. 

Nella sua analisi, il Fondo si domanda quanto l'espansione economica europea durerà, presupponendo che non ci siano shock esterni. "Se la ripresa ha il potere di durare dipende dagli investimenti", che in generale sono stati contenuti e anche "molto più deboli rispetto al periodo successivo alla crisi globale del 1991".

Ancora una volta, l'Fmi sostiene che laddove l'inflazione è bassa, "la politica monetaria dovrebbe continuare a essere di supporto per garantire un incremento duraturo dell'inflazione verso i target". Nei Paesi dove invece il dato sta raggiungendo i target, la politica monetaria dovrebbe "gradualmente essere normalizzata".

Oltre a fornire un'occasione per un aggiustamento fiscale volto a migliorare l'efficienza di un governo, la ripresa permette anche di "agire velocemente per migliorare l'unione economica e monetaria". Per il Fondo, "più azioni sono necessarie per completare l'unione bancaria" e per avere una maggiore condivisione dei rischi. Inoltre, con "il Regno Unito che si prepara a lasciare il mercato unico, c'è un bisogno urgente di portare avanti l'unione dei mercati dei capitali, che richiede passi per promuovere l'armonizzazione dei regimi di insolvenza e per meglio proteggere i diritti degli investitori a livello transnazionale".

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