Fmi: la relazione economica della Cina con il mondo è diventata equilibrata

Quasi azzerato l'avando delle partite correnti: nel 2019 allo 0,4% del Pil. Era oltre il 10% nel 2007. L'istituto avverte: dispute commerciali con Usa colpiscono tutti. Si rischia "notevoli" perdite di posti di lavoro

Il Fondo monetario internazionale crede che la relazione economica della Cina con il resto del mondo sia abbastanza equilibrata, cosa che fa venire meno uno dei rischi per l'economia globale. E' la dimostrazione di come negli ultimi anni la nazione asiatica sia diventata più dipendente dalla domanda interna e meno dalle esportazioni e dagli investimenti stranieri.

Nel suo External Report, l'istituto di Washington ha scritto che "la posizione esterna" della Cina "è abbastanza in linea" (e non più "moderatamente forte", ndr) ai fondamentali di medio termine e alle politiche desiderate". Lo dimostra il fatto che l'avanzo delle partite correnti di Pechino è sceso vicino allo zero per la prima volta da quando, nel 2012, il Fondo ha iniziato a tenere traccia degli squilibri tra le principali economie al mondo. Il dato si è attestato allo 0,4% de Pil nel 2018, in "forte" calo sul 2017 (dell'1%). Nel 2007 era arrivato a superare il 10%.

Alla Cina, il Fondo consiglia un graduale consolidamento fiscale, una maggiore trasparenza e un rafforzamento della stabilità finanziaria interna. L'Fmi chiede anche una maggiore competizione, che può essere raggiunta con riforme e l'apertura dei mercati e con un trattamento uguale degli investitori cinesi e stranieri.

La fotografia scattata dal Fondo è giunta mentre mancano dettagli dei negoziati commerciali tra Usa e Cina, ripartiti dopo la nuova tregua siglata il 29 giugno. L'Fmi è tornato ad avvertire: "L'impatto della disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina sarà avvertito non solo nei Paesi direttamente coinvolti ma anche in altre nazioni attraverso investimenti transnazionali e la catena di approvigionamento mondiale, data la loro natura poco flessibile".

Nel suo External Report, l'istituto di Washington spiega che la guerra a colpi di dazi "porterà a cambiementi notevoli con la capacità manifatturiera che viene meno in Cina e Usa a favore di Messico, Canada e Asia dell'Est". Il Fondo prevede anche "notevoli perdite di posti di lavoro in determinati settori, specialmente in Cina e Usa".

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