Fmi: la stabilità finanziaria è migliorata, rischi da incertezze politiche

Volatilità in rialzo se Trump delude su fisco e infrastrutture. Possibile il riaccendersi delle preoccupazioni con alto debito e sfide strutturali del sistema bancario Ue

La stabilità finanziaria "ha continuato a migliorare" dallo scorso ottobre ma nuove minacce stanno emergendo da una incertezza "elevata" data dalla politica e delle decisioni dei governi nel mondo. Negli Stati Uniti si guarda all'amministrazione Trump; in Europa, alle elezioni previste in Francia e in Germania. E' quanto emerge dal Global Financial Stability Report (Gfsr), il rapporto redatto dal Fondo monetario internazionale nell'ambito dei lavori primaverili in corso a Washington.

In esso si legge che "l'attività economica ha preso slancio "grazie a condizioni finanziarie e monetarie generalmente accomodanti, alimentando speranze per una reflation". Quelle speranze hanno per esempio sostenuto i prezzi di molte asset class, tra cui l'azionario: quello americano "ha raggiunto nuovi record a marzo sulla scia di speranze per una riforma fiscale, per spese infrastrutturali e il calo delle regolamentazioni", cose promesse dal presidente Donald Trump.

Anche al di fuori degli Usa, ricorda il Fondo, i mercati sono cresciuti negli ultimi sei mesi, grazie soprattutto ad aspettative per una crescita più forte e prezzi più alti delle materie prime. E la volatilità è scesa ma rischia di salire "bruscamente, minacciando la stabilità finanziaria" se la tanto attesa riforma fiscale e la deregulation promesse da Trump (che ovviamente non viene mai citato nel Gfsr) porteranno a un percorso della crescita e del debito "meno incoraggiante delle attese".

Tra i rischi individuati, il Fondo cita anche una "virata verso il protezionismo nelle economice avanzate", che potrebbe ridurre la crescita globale e il commercio frenando i flussi di capitale e ledendo l'umore del mercato. "In Europa", continua il documento, "tensioni politiche unite all'assenza di progressi sulle sfide strutturali dei sistemi bancari e ai livelli alti di debito potrebbero riaccendere preoccupazioni per la stabilità finanziaria". Come se non bastasse, il Fondo spiega che a mettere a repentaglio i passi avanti "duramente conquistati" sul fronte della stabilità finanziaria potrebbe essere il venire meno generalizzato delle regolamentazioni finanziarie o una perdita della cooperazione globale.

"Per il momento, i mercati hanno interpretato in modo relativamente benigno questi rischi al ribasso suggerendo che c'è la possibilità di un repentino cambio di rotta nel caso di politiche deludenti".

La ricetta del Fondo per ottenere una crescita forte e per sostenere un miglioramento delle condizioni finanziarie prevede il "giusto mix di politiche". Tra di esse l'istituto guidato da Christine Lagarde cita una risposta "più proattiva alle questioni strutturali di lunga data del sistema bancario europeo, un potenziamento della resilienza delle economie emergenti affrontando squilibri nazionali e verso l'estero e l'assunzione - da parte soprattutto degli Stati Uniti - di maggiori rischi economici attraverso politiche che spingano il Pil potenziale, aumentino gli investimenti aziendali ed evitino un rialzo dei rischi alla stabilità finanziaria.

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Cinema, morto Verne Troyer, il "Mini me" di Austin Powers

L’annuncio sul suo profilo Facebook. Aveva 49 anni. Per Mike Myers era "un faro di positività"

Verne Troyer, l’attore americano conosciuto soprattutto per aver interpretato il ruolo di "Mini-Me" nella serie Austin Powers è morto sabato a Los Angeles all’età di 49 anni. Troyer, alto solo 81 centimetri, era affetto da nanismo e aveva raggiunto il successo sul grande schermo grazie al ruolo del perfido clone "tascabile" del cattivissimo Dottor Male, prima in 'Austin Powers: La spia che ci provava' e poi nel sequel del 2002 'Austin Powers in Goldmember'.

Usa: monta la preoccupazione per la Belt and Road Initiative cinese

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Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno preso di mira la Cina, non solo sul fronte commerciale. Washington guarda con apparente preoccupazione alla "Belt and Road Initiative", l'iniziativa per lo sviluppo e le infrastrutture lanciata cinque anni fa, rivolta a una settantina di nazioni e pensata per fornire centinaia di miliardi di dollari di prestiti. La prima economia al mondo teme che la nazione asiatica e il suo presidente Xi Jinping vogliano ampliare la loro influenza nel mondo, specialmente in Africa e nell'Eurasia.

Padoan al prossimo governo: la strada delle riforme è quella giusta

Lagarde (Fmi): sfruttare la finestra ancora aperta, nuvole all'orizzone. Conteno (Eurogruppo): ottomista sull'Eurozona. Scholtz (finanze tedesche): contro gli euroscettici, avanti con riforme
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L'alt nucleare della Nordcorea

Kim vuole lanciare la versione nordcoreana della glasnost sovietica di Mikhail Gorbachev?

E' certamente un "notevole progresso", come ha detto Donald Trump. Ma per esserlo, l'annuncio arrivato ieri dalla Corea del Nord di un alt ai suoi test missilistici e nucleari deve essere genuino. Per scoprirle se lo sia, serve tempo e dunque un cauto ottimismo - quello consigliato dagli osservatori - sembra necessario.

Visco: avanti con la crescita, ma senza dimenticare i vincoli

Il governatore di Banca d'Italia "fiducioso" nel senso di responsabilità nell'indirizzare la politica economica dei prossimi anni. Spagnoli più ricchi degli italiani? Padoan usa una metafora calcistica: le rimonte sono possibili.

Washington - E' essenziale che la crescita in Italia non subisca una battuta d'arresto. E che non si dimentichino i vincoli "formali e sostanziali" che vanno rispettati in termini di conti pubblici. E' questo il messaggio lanciato dal governatore di Banca d'Italia al futuro governo del nostro Paese, che non potrà non tenere conto del debito pubblico. Da Washington, dove si sono conclusi i lavori primaverili del Fondo monetario internazionale, Ignazio Visco si è detto "fiducioso" che nella futura classe dirigente italiana "ci sarà un grande senso di responsabilità nell'indirizzare la politica economica dei prossimi anni". La speranza è che chiunque sarà al governo prenda atto dei vincoli che "non si possono dimenticare" e di un debito che resta alto, anche se il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan si aspetta che scenda maggiormente tra il 2018 e il 2020 passando al 123,9% dal 131,8% del 2017.

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