Fmi: nove banche faticheranno con redditività, anche Unicredit

Adrian: il rischio è che "non siano in grado di generare abbastanza capitali in futuro nel caso siano colpiti da shock"
Unicredit

Il Fondo monetario internazionale calcola che "le banche che rappresentano asset per 17.000 miliardi di dollari, o circa un terzo di quelle importanti a livello di sistema, potrebbero continuare a generare rendimenti non sostenibili, anche nel 2019".

Da una sua analisi di 30 istituti di credito che hanno oltre 47.000 miliardi di dollari di asset e oltre un terzo degli asset e dei prestiti globali, l'istituto di Washington individua per quell'anno nove banche che rischiano di registrare profitti non soddisfacenti. Da una tabella del Global Financial Stability Report (Gfsr) si vede che si tratta dell'americana Citigroup, dell'italiana Unicredit, della francese Société Générale, della tedesca Deutsche Bank, delle britanniche Barclays e Standard Chartered e delle giapponesi Mitsubishi UFJ Financial Group, Mizuho Financial Group e Sumitomo Mitsui Financial Group.

Il Fondo cita stime secondo cui il return on equity sarà inferiore all'8% per ognuna di queste aziende nel 2019. In ricerche passate l'Fmi aveva detto che il cost of equity - il rendimento minimo che gli azionisti si aspettano dalla loro partecipazione - è di almeno l'8%. L'idea è che gli istituti di credito devono registrare un dato superiore a quel valore percentuale per restare redditizi nel tempo.

Tobias Adrian - direttore del dipartimento Monetario e dei mercati dei capitali del Fondo - ha spiegato in conferenza e senza fare nomi che per le istituzioni la cui redditività rappresenta una sfida, "le autorità di supervisione devono aiutare affinché i loro modelli di business siano ristrutturati e possano essere redditizie" nel lungo termine. Il rischio è che gli istituti di credito non redditizi "non siano in grado di generare abbastanza capitali in futuro nel caso siano colpiti da shock". Secondo lui "non essere redditizi potrebbe diventare un rischio alla stabilità finanziaria".

In generale, Adrian ha detto che le banche importanti a livello di sistema sono "forti" e che il sistema finanziario mondiale si sta rafforzando anche se cinque vulnerabilità lo preoccupano. Nel Gfsr tuttavia si spiega che quelle Usa "hanno raggiunto livelli in linea con o superiori a un conservativo cost of equity dell'8% e vanno verso il raggiungimento dei target stabiliti dal management" in termini di rendimenti. Il quadro europeo è invece "misto". Stando al Fondo "Senza uno sforzo coordinato nel ridurre i Npl e nel migliorare i modelli di business, le preoccupazioni per la stabilità finanziaria potrebbero riaccendersi nell'Eurozona".

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