Fmi: per terza volta in sei mesi taglia stime crescita mondo, Italia fanalino di coda nell'Area euro

L'istituto di Washington peggiora notevolmente le stime del nostro Paese

Per la sesta volta in sei mesi, il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime di crescita dell'economia mondiale, la cui espansione "sta perdendo slancio" ed è rallentata nella seconda parte del 2018 dopo quasi due anni di una crescita ciclica generalizzata. L'istituto di Washington ha messo in guardia sui "rischi al ribasso", tra cui il ritiro del Regno Unito dalla Ue senza un accordo, la cosiddetta hard Brexit, e un'incertezza fiscale "prolungata" e "alti" rendimenti dei titoli di stato in Italia ("specialmente se accompagnati da una recessione più profonda"). Il nostro Paese resta fanalino di coda nell'Area euro anche se la Germania rallenta a sua volta.

Tra le cause del rallentamento mondiale, l'Fmi ha citato "un aumento delle tensioni commerciali e i rialzi dei dazi tra Stati Uniti e Cina, un declino della fiducia delle aziende, condizioni finanziarie più stringenti e una maggiore incertezza sulle politiche di varie economie".

Stando alle tabelle della nuova edizione del World Economic Outloook, quest'anno l'economia globale si espanderà del 3,3%, lo 0,2% in meno rispetto ai calcoli dello scorso gennaio e lo 0,4% su quelli dell'ottobre 2018. Lo scorso anno era finito con un +3,6%. L'attesa è che nella seconda parte del 2019 l'economia mondiale acceleri grazie agli stimoli in Cina, a un migliore umore dei mercati finanziari globali, al venire meno di qualche freno temporaneo nell'Area euro e a una stabilizzazine di Argentina e Turchia. Per il 2020 il Fondo continua ad aspettarsi un Pil in rialzo del 3,6%, come stimato a gennaio; rispetto ai calcoli autunnali c'è stata una limatura dello 0,1%. Oltre il 2020, dice l'Fmi, la crescita mondiale è vista attestarsi intorno al 3,6% nel medio termine grazie a un aumento nella dimensione relativa di economie come India e Cina (dove la crescita è comunque vista rallentare gradualmente a livelli sostenibili).

Come detto, però, i rischi all'orizzonte non mancano, a cominciare da quelli commerciali. Il Fondo - le cui stime presuppongono che i dazi Usa su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi restino al 10% - sostiene che se le differenze di vedute (in primis tra Usa e Cina) verranno risolte, l'espansione mondiale potrebbe sorprendere in positivo. Al contrario, una ulteriore escalation delle tensioni peserebbe sulla crescita.

In quel caso il Fondo si aspetterebbe "un forte peggioramento dell'umore del mercato, che implicherebbe una riallocazione dei portafogli lontano dagli asset rischiosi, un ampliamento degli spread e condizioni finanziarie più stringenti". Un tale scenario potrebbe verificarsi con un no deal sulla Brexit, dati che confermano un rallentamento persistente dell'economia globale, l'incertezza fiscale in Italia con possibili spillover per altre economie dell'area euro. Tra i rischi negativi il Fondo cita anche disaccordi politici nell'ambito di disuguaglianze crescenti.

Peggiorano le stime sui conti pubblici italiani
Il Fondo ha tagliato ulteriormente le stime di crescita dell'economia italiana per l'anno in corso allontanandole vistosamente dal +1% contenuto nella Legge di bilancio del governo Lega-M5S.  L'economia italiana è vista crescere dello 0,1% quest'anno dopo il +0,9% registrato nel 2018 e il +1,6% del 2017. Solo a gennaio il Fondo aveva previsto un +0,6% e lo scorso ottobre aveva anticipato un +1%. Le previsioni di crescita per il 2020 sono rimaste invariate rispetto sia a quelle di inizio anno sia di quelle autunnali, a un +0,9%. In Italia, dice il Fondo, i rendimenti dei titoli di stato "restano elevati" e la domanda interna "è debole".

I conti pubblici italiani sono visti peggiore notevolmente. Il deficit/Pil nell'anno in corso dovrebbe attestarsi al 2,7% e non più all'1,7% calcolato in autunno dopo un -2,1% registrato nel 2018 (dato ritoccato dal -1,7% messo in conto in precedenza). Nel 2020 il dato è atteso al 3,4% e non più all'1,9% e nel 2024 al 3,8%. Stando alle tabelle dell'Fmi, a fare peggio dell'Italia quest'anno tra le economie avanzate saranno la Francia (con un deficit/Pil al 3,3%) e il Giappone (2,8%). La maglia nera va ancora una volta agli Stati Uniti di Donald Trump: dopo avere raggiunto il 4,3% nel 2018, il ratio è visto quest'anno al 4,6%, il prossimo al 4,4% e nel 2024 al 3,7%.

Il Fondo ha peggiorato le sue stime anche sul rapporto tra il debito e il Pil in Italia tra il 2019 e il 2024. Dopo avere chiuso il 2017 al 131,3% e il 2018 al 132,1% (dato atteso in autunno al 130,3%), il ratio è visto salire al 133,4% nel 2019 e non più scendere al 128,7%; nel 2020 è atteso aumentare al 134,1%; nel 2024 (l'anno a cui si fermano i calcoli del Fondo) la previsione è pari a un 138,5%. Tra le principali economie avanzate a fare peggio dell'Italia è stato, secondo il Fondo, ancora una volta il Giappone con un debito/Pil al 237,5% atteso nel 2019, al 237% nel 2020 e al 238,3% nel 2024. Le stime del Fondo riguardanti il nostro Paese presuppongono che l'aumento dell'Iva per il prossimo anno sarà cancellato.

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